Stasera in tv su Spike (canale 49) alle 21,15 Kill Bill – Volume 1 di Quentin Tarantino

Kill Bill è un film d’autore a pieno titolo, l’opera di un narratore onnivoro e instancabile che pur nutrendosi del cinema fatto dagli altri ne reinventa continuamente le possibilità espressive con una maestria difficilmente riscontrabile nel cinema “di genere” che passa sugli schermi al giorno d’oggi

  • Anno: 2003
  • Durata: 110'
  • Genere: Azione
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Quentin Tarantino

Stasera in tv su Spike (canale 49) alle 21,15 Kill Bill – Volume 1, un film del 2003, scritto e diretto da Quentin Tarantino. È la prima parte di Kill Bill, cui ha fatto seguito Kill Bill: Volume 2 nel 2004. L’idea del film nacque sul set di Pulp Fiction, nel 1994. Tarantino e Uma Thurman, attrice protagonista in quel film, pensarono al film proprio ricordandosi la storiella del pilota che Mia raccontava a Vincent nel locale. Sul set della scena, Tarantino e Uma si accordarono sul da farsi per il film e pensarono che per la prima volta la donna dovesse essere mostrata con il volto imbrattato di sangue: da qui «La sposa imbrattata di sangue». Nonostante Tarantino abbia girato un’unica pellicola, per sua stessa ammissione i due film (volume 1 e volume 2) hanno degli elementi caratterizzanti. Se il secondo volume è più “occidentale”, ispirato allo spaghetti-western, a Sergio Leone e a tutti i suoi miti ispiratori, questo primo film appare invece più proteso verso l’oriente, con le atmosfere da film di kung-fu, con riferimenti a film con Bruce Lee e capolavori del genere come Cinque dita di violenza. Non a caso, la versione giapponese del film contiene una dedica al regista nipponico Kinji Fukasaku, regista particolarmente ammirato da Tarantino per il suo stile violento e dinamico.

Sinossi
La gang di Bill, un boss della mala, fa irruzione nella chiesa dove si sta celebrando il matrimonio della spietata killer Black Mamba, che aspetta un bambino ed è decisa a ritirarsi dalla professione. Il bilancio dell’agguato è di quattro vittime, con la sposa – colpita alla testa da una pallottola – agonizzante ai piedi dell’altare. Uscita dal coma dopo cinque anni, Black Mamba diventa semplicemente “la Sposa” ed è disposta a tutto pur di vendicarsi. Indossata la mitica tuta gialla di Bruce Lee e armata di katana, si mette alla ricerca di Bill e dei suoi sicari, tre donne e un uomo che si fanno chiamare “Deadly Viper Assassination Squad”.

Kill Bill di Quentin Tarantino è stato curiosamente diviso in due “volumi”, ovvero in due lungometraggi distinti: l’iniziativa è alquanto insolita e non del tutto motivata, in quanto favorisce una serialità che al cinema sarebbe meglio evitare per un testo filmico comunque unico e inscindibile, anche se ha permesso al regista di far uscire il film senza tagliare molte scene che altrimenti avrebbero dovuto essere sacrificate per un problema di eccessivo metraggio. Comunque, concentrandosi unicamente sull’opera, va detto che il regista cantore dell’estetica pulp e della contaminazione postmoderna lascia anche stavolta ammirati i suoi cultori e non delude chi per principio non sia un fanatico delle arti marziali, dello spaghetti-western o delle atmosfere derivate chiaramente dai fumetti manga giapponesi. Ciò che lascia di stucco nel primo capitolo è il sangue che scorre a fiumi, la violenza sopra le righe ma che non disdegna effetti raccapriccianti da horror truculento, unita a una costante attenzione per i valori coreografici degli scontri e dei duelli alla spada, particolarmente nella lunghissima sequenza in cui la Sposa vendicatrice affronta e uccide un’intera banda di yakuza giapponesi prima di scontrarsi con la capobanda Lucy Liu. Così, Kill Bill si presenta come un gigantesco agglomerato di citazioni (da Sergio Leone a Bruce Lee a Lucio Fulci, insieme al François Truffaut de La sposa in nero, che deve essere senz’altro stato una fonte di ispirazione per la trama), come un frullatore, con cui Tarantino mescola con sorprendente energia creativa i toni e i generi più disparati, trovando ugualmente una cifra stilistica personale e riconoscibile che riconduce a unità l’eterogeneità dei materiali e delle situazioni narrative. Kill Bill è un film d’autore a pieno titolo, l’opera di un narratore onnivoro e instancabile che pur nutrendosi del cinema fatto dagli altri ne reinvesta continuamente le possibilità espressive con una maestria difficilmente riscontrabile nel cinema “di genere” che passa sugli schermi al giorno d’oggi. C’è dello spessore filosofico nella dinamica dei corpi, nel recupero di una plasticità perduta che si innesta in una rappresentazione dove lo spazio è fondamentale, e al cui interno sono le androgine figure femminili (madri-figlie-spose-amanti-bambine): mescolati e trasversali come le forme dei cento generi che poi si riuniscono in una, quella di un cinema che è possibile solo se lo si accetta come scrittura del caos (almeno in apparenza). La donna come genesi e conflitto, vita e morte: solo nel volume 2 potremo renderci conto se l’evoluzione della “Sposa” andrà in una direzione piuttosto che in un’altra.

GUARDA IL TRAILER >>

Utlima modifica: 22 giugno, 2018



Condividi