Stasera in tv su Rai 5 alle 21,15 Io sono Li di Andrea Segre, un’intesa favola sul sentimento dell’estraneità

Un cast di altissimo livello e un grande direttore della fotografia (Luca Bigazzi) a servizio di una storia di tenerezza e di accoglienza, in cui spicca la capacità di Andrea Segre di cogliere e raccontare l’intima unicità di ogni essere umano, al di là di qualsiasi pregiudizio razziale

  • Anno: 2011
  • Durata: 100'
  • Distribuzione: Parthénos, 01 Distribution
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia, Italia
  • Regia: Andrea Segre

Stasera in tv su Rai 5 alle 21,15 Io sono Li, un film del 2011 diretto da Andrea Segre. Dopo essere stato presentato alle Giornate degli Autori della 68ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il film è stato distribuito nelle sale italiane il 23 settembre 2011. Il film ha ottenuto 3 candidature ai Nastri d’Argento, 4 candidature e vinto un premio ai David di Donatello ed è stato premiato a 8 ½ Cinema Italiano. Nel novembre 2011 ha vinto il Premio Eurimages al Festival del Cinema Europeo di Siviglia. Nel settembre 2011 il film ha ottenuto 3 riconoscimenti alla 68ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia: il Premio Fedic, il Premio Lanterna Magica (CGS) e il Premio Lina Mangiacapre. Nel 2012 al Bif&st di Bari vince il Premio Franco Cristaldi per il miglior film e il Premio Giuseppe Rotunno per il miglior direttore della fotografia. Nello stesso anno vince l’Arco d’oro quale miglior film all’Est Film Festival di Montefiascone. Con Zhao Tao, Rade Serbedzija, Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Battiston.

Sinossi
Shun Li è arrivata in Italia dalla Cina alla ricerca di fortuna. Dopo essere stata impiegata in un laboratorio tessile romano, la ragazza trova lavoro come barista in un’osteria di Chioggia, dove conosce Bepi, soprannominato il Poeta, un pescatore di origini slave. La loro amicizia è destinata a rinsaldarsi e divenire sempre più profonda proprio grazie alla poesia che permette loro di estraniarsi dalle ostilità che dividono le rispettive comunità e dalle difficoltà economiche che investono il paese.

La recensione di Taxi Drivers (Manuela Materdomini)

C’era una volta, in una grande città dove le strade grigie correvano sopra le teste degli abitanti, una giovane donna di nome Shun Li, che tutti i giorni si recava in una fabbrica in cui, per mangiare, si attaccavano i bottoni alle camicie. Shun Li era figlia di pescatori e veniva da un paese lontano. Tutti i giorni lavorava con solerzia e se il padrone le ordinava di confezionare trentacinque camicie, lei ne cuciva dieci in più per nutrire il disegno che coltivava nel cuore. Un giorno il padrone le disse che era venuto il tempo di viaggiare verso Nord. Shun Li obbedì e un pullman la portò in un paesino dove le case erano bagnate dall’acqua, la gente viveva di mare e gli inverni erano così freddi che solo un bicchiere o una carezza ti potevano riscaldare. Shun Li non cuciva più ma, dietro ad un bancone, lucidava i bicchieri e serviva da bere al Coppe, all’Avvocato e a Bepi il poeta. I giorni passavano e Shun Li e il poeta imparavano a conoscersi, l’uno insegnava a pescare, l’altra raccontava del paese lontano, ed era dolce sedere vicini a leggere una poesia nella penombra del bar. Presto, però, per Shun Li giunse di nuovo il tempo di partire: se voleva che il suo sogno si realizzasse non poteva essere amica di un italiano, le disse il padrone. Così, con negli occhi la speranza e nel cuore la malinconia, Shun Li partì. Il poeta ritornò triste e qualche tempo dopo morì.

Una favola. Ecco cos’è il primo lungometraggio di Andrea Segrel’enfant prodige premiato nella sezione Giornate degli Autori, alla 68° Edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Un cast di altissimo livello (Zhao Tao, Rade Sherbedgia, Marco Paolini, Roberto Citran e Giuseppe Battiston), un rinomato direttore della fotografia (Luca Bigazzi), a servizio di una storia di tenerezza e di umanità e della sensibilità di Andrea Segre, di cui sempre spicca la capacità di cogliere e raccontare l’intima unicità di ogni essere umano, al di là di qualsiasi pregiudizio razziale.

I personaggi di questa storia sono così belli e ricchi che viene voglia di conoscerli, le immagini e il montaggio così eloquenti da rendere talvolta i dialoghi superflui. L’impressione che si ha, guardando il film, è di assistere a una storia che ha luogo in un’Italia che non è quella raccontata dai (tele)giornali, altrettanto difficile certo, ma fatta di autenticità e di persone in carne ed ossa, siano esse i locali siano gli “stranieri”. Shun Li viene dalla Cina e parla appena l’italiano, il poeta Bepi è slavo ma vive in Italia da trentacinque anni. Anche lui dentro si sente uno straniero. Di quali componenti è costituito il sentimento dell’“estraneità”? Cosa significa sentirsi straniero? Su questo, il regista, sembra invitare lo spettatore a interrogarsi.

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Utlima modifica: 12 Giugno, 2018



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