Future Film Festival 2018: Window Horses di Ann Marie Fleming

La giuria del Future Film Festival ha assegnato il Platinum Grand Prize a Window Horses: The Poetic Persian Ephifany of Rosie Ming, “per la ricchezza emotiva raccontata con un segno grafico ricercato e sintetico che ti accompagna in un viaggio di scoperta e di crescita inaspettato”

  • Anno: 2016
  • Durata: 89'
  • Genere: Animazione
  • Nazionalita: Canada
  • Regia: Ann Marie Fleming

Vent’anni di Future Film Festival, corrispondenti per il pubblico bolognese a vent’anni di emozionanti scoperte cinefile, di sapide retrospettive e di incontri con grandi professionisti del cinema. Non di rado il concorso stesso ha permesso, pure attraverso i premi, di entrare in contatto con alcune chicche altrimenti destinate a ben poca fortuna, nella così asfittica circuitazione dell’immaginario cinematografico fantastico in Italia. Particolarmente felici, a nostro avviso, le decisioni prese dai giurati quest’anno. Difatti la giuria, composta dal giornalista Giorgio Tonelli, dal fumettista Luca Genovese e dallo scrittore e regista Filippo Porcelli ha scelto di assegnare il Platinum Grand Prize al film Window Horses: The Poetic Persian Ephifany of Rosie Ming (Canada, 2017) di Ann Marie Fleming: “per la ricchezza emotiva raccontata con un segno grafico ricercato e sintetico che ti accompagna in un viaggio di scoperta e di crescita inaspettato”.

Questa oculata scelta ci pone poi nelle condizioni di sottolineare una tendenza assai interessante, suggestiva, dell’animazione contemporanea. Ossia il proliferare di opere svolte in chiave intimista, sì da suggerire particolari vicende biografiche e famigliari, come anche umbratili intersezioni tra differenti contesti geografici, in una forma stilizzata, aerea. Nel caso di Window Horses, la regista canadese Ann Marie Fleming ha trasformato l’adattamento per il grande schermo della sua graphic novel, similmente nota col titolo Window Horses: The Poetic Epiphany of Rosie Ming, in un magico incontro tra culture e sensibilità diverse, orchestrato sotto il profilo narrativo intorno agli stilemi del viaggio, del ricordo, della riscoperta delle proprie origini. Un cinema di poesia impregnato di malinconiche suggestioni ma al contempo di una irrefrenabile vitalità. E l’ambientazione iraniana non può non ricordare, anche per l’incidenza di certe sventurate circostanze storiche, il capolavoro di Marjane Satrapi, Persepolis.

La protagonista di Window Horses è Rosie Ming, poetessa giovane, trasognata e istintiva, che con sua grande sorpresa viene invitata a un importante festival di poesia in Iran, dopo la pubblicazione del suo primo libricino di componimenti assai liberi e della forte valenza musicale, in cui ci si aggira febbrili attorno a un sogno chiamato Parigi. Rosie Ming vive in Canada. Ha nonni di origini cinesi. E in più una tragica vicenda famigliare alle spalle, di cui le è stato raccontato ben poco. Anzi, venendo a sapere dell’imminente viaggio, la nonna vorrebbe consigliarle di non partire, perché quel lontano paese è legato alla misteriosa scomparsa del padre… ma alla fine la lascerà andare. E proprio tra le tante contraddizioni della Persia di oggi la giovane Rosie troverà tracce importanti per decifrare il suo passato, oltre al proprio amore per la poesia.

Quello di Ann Marie Fleming è un film d’animazione incantevole, che segue sia stilisticamente che narrativamente molteplici piste, pur restando fondamentalmente coeso, omogeneo. La magia degli incontri che si succedono durante la lunga trasferta si fonde con altri lirismi, espressi sia in forma grafica che verbale: citazioni del mistico sufi Rumi come anche di componimenti contemporanei assicurano spessore all’opera. E la sua natura di sognante racconto di formazione si amplia poi seguendo l’impronta di specifiche sequenze affidate dall’autrice ad animatori diversi, così da potenziare ulteriormente l’aura di crocevia culturale e interscambio artistico di cui Window Horses si ammanta.

Utlima modifica: 8 Giugno, 2018



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