Stasera in tv su Rai Movie alle 23 La donna che canta, lo struggente capolavoro di Denis Villeneuve con la magnifica Lubna Azabal

La donna che canta di Denis Villeneuve è un’opera intensa e struggente, limpida e rigorosa come un teorema matematico, dove la cristallina purezza formale e la raffinatezza della messinscena si fondono con le armoniose geometrie della scrittura

  • Anno: 2010
  • Durata: 130'
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Canada
  • Regia: Denis Villeneuve

Stasera in tv su Rai Movie alle 23 La donna che canta (Incendies), un film del 2010 diretto da Denis Villeneuve e tratto dall’opera teatrale Incendies di Wajdi Mouawad. Ha ricevuto la nomination come miglior film straniero ai premi Oscar 2011. La storia raccontata è in parte basata sulla vita di Souha Fawaz Bechara e su avvenimenti accaduti durante la guerra civile libanese, ma nel film si afferma solamente che la storia si svolge in Medio-Oriente, mentre i nomi dei luoghi e delle città sono stati cambiati. Con Lubna Azabal, Mélissa Désormeaux-Poulin, Maxim Gaudette, Rémy Girard, Abdelghafour Elaaziz, Allen Altman.

Sinossi
Fratello e sorella scoprono, alla morte della madre, un tragico destino che li lega alla furia e alla violenza in cui vive tutto il Medio Oriente. Si può negare il passato, oppure pedinarne le tracce a prezzo di dolorose scoperte, ma non si può crescere senza fare i conti con la memoria. Un viaggio alle radici della rabbia degli sconfitti attraverso il dispiegamento della vita di una donna nel cuore di una terra senza pace.

I segreti di un misterioso passato, le atrocità della guerra in medio-oriente, la tragedia greca. Questi gli elementi che mescola con indubbie capacità registiche il canadese Denis Villeneuve, dotato di talento narrativo cinematografico, di chiarezza d’idee e intenti, di proprietà delle immagini. Flashback rivelatori, simbolismi matematici, ellissi nel racconto, capitoli scanditi da titoli sibillini o località geografiche. Recitazione sempre al centro della scena, luoghi co-protagonisti. Tensione che scava nello spettatore incollandolo allo schermo, colpendolo ripetutamente, senza però mai infierire gratuitamente (fermo restando che il finale è discutibilmente forte). Due ore tirate, tese, incalzanti, appassionanti, altamente drammatiche. Tratto da un’opera teatrale, La donna che canta è in qualche modo parente de Il Cacciatore D’Aquiloni: parla di macigni interiori, dell’orrore che segna una vita intera, di promesse da mantenere, di un’agognata pace da raggiungere, dell’amore supremo capace di imporsi anche sul peggior odioso incubo possibile. Il quarto lungometraggio del regista di Blade Runner 2049 è un’opera intensa e struggente, limpida e rigorosa come un teorema matematico, dove la cristallina purezza formale e la raffinatezza della messinscena si fondono con le armoniose geometrie della scrittura. Un film sull’orrore della guerra, ambientato in una delle terre maggiormente straziate dai conflitti (un non-luogo mediorientale mai specificato direttamente), che trasfigura nelle atrocità che si abbattono brutalmente sulla protagonista Nawal (Lubna Azabal) e sui suoi figli (Mélissa Désormeaux-Poulin nei panni di Jeanne) le tragedie di qualsiasi popolo e di ogni vittima.

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