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71 Festival di Cannes: Le livre d’image di Jean-Luc Godard, il remake della storia dell’uomo

Jean-Luc Godard, il grande, vecchio saggio dell’immagine, della sua espressione e interpretazione, continua a trattenere e riplasmare con l’atto delle mani il corso distorto del linguaggio visivo contemporaneo

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Il cinema di Jean-Luc Godard è soprattutto un’esperienza. Le livre d’image, in concorso al 71 Festival di Cannes, regala al pubblico e alla critica della Croisette un modernissimo testamento visivo e filosofico sull’uomo.

Partire dalle mani, dal fare. Dal toccare. Dal linguaggio che da solo non basta. Partire dalla pellicola, dall’arte, dalla creazione degli autoinganni dell’umana specie. Nel flusso denso, montato e sincopato del CINEMA, in una storia del cinema che si fa storia dell’uomo, remake dell’uomo, Godard riflette se stesso e noi stessi nell’alibi della guerra e del potere, del progredire sociale, della distruzione capitalistica, di chi vuole essere re senza sentirsi Mefistofele.

In una visione antropologica e politica del mondo, la sua voce roca, profondamente e dolcemente carica negli anni (87), imperterrita, intuisce, snoda, sonda spietatamente un Occidente “che è sempre dalla parte delle bombe”, uno zombie che vive senza vivere, accecato da una fuga ad oltranza, contrapposto/opposto ad un Oriente/Est più filosofico, che si è concesso, innato, il tempo per osservare, riflettere, immaginare: vivere.

L’ultimo dito della mano, il più dilatato de Le livre d’image, è una profezia: l’”Arabia felice”. Saccheggiata, depredata nelle risorse, eppure ancora in un certo senso innocente, ancora capace di generare l’utopia della possibilità, lontana dalle univoche rappresentazioni congelate nell’Islam e nell’Isis. Paradiso perduto, zona franca di una ‘civiltà’ da definire e decifrare in ciò che sarà.

Senza utopia l’uomo non sarebbe nulla, e Jean-Luc Godard la difende a spada tratta, contro la univoca e falsa verità visiva degli smartphone, della rete, della cd. testimonianza: dove tutto può essere il suo contrario. Sempre oltre il cinema, nell’uso di un sistema sonoro che dà simultaneità a molteplici piste audio originate da differenti uscite, nella contraddizione di presenziare un festival snobbato, interagendo virtualmente in conferenza stampa dallo schermo di un cellulare.

Il grande, vecchio saggio dell’immagine, della sua espressione e interpretazione, continuerà a trattenere e riplasmare con l’atto delle mani il corso distorto di un linguaggio visivo contemporaneo già sotto accusa nel film precedente, insignito con il Premio della Giuria di Cannes 67°, Adieu au langage.

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  • Anno: 2018
  • Durata: 85'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Jean-Luc Godard