Stasera in tv su Rai Movie alle 23,20 Promised Land, un film di Gus Van Sant con Matt Damon, Frances McDormand e John Krasinski

Gus Van Sant racconta, ancora una volta, la provincia americana come un luogo di frontiera, dove la vittoria odora di sconfitta, mentre il cuore della gente è tenacemente ribelle e sporco di terra

  • Anno: 2012
  • Durata: 106'
  • Distribuzione: Bim Distribuzione
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Gus Van Sant

Stasera in tv su Rai Movie alle 23,20 Promised Land, un film del 2012 diretto da Gus Van Sant e con protagonisti Matt Damon, Frances McDormandJohn Krasinski. La sceneggiatura del film, scritta dagli attori protagonisti Damon e Krasinski, si basa su una storia dello scrittore statunitense Dave Eggers.

Sinossi
Steve Butler (Matt Damon), rappresentante aziendale della Global Energy, arriva in una cittadina rurale insieme alla collega Sue Thomason (Frances McDormand). Approfittando del declino economico che ha colpito la zona negli ultimi anni, i due cercano di convincere gli abitanti a concedere all’azienda per cui lavorano, in cambio di una somma di denaro, i diritti di perforazione sui loro terreni. Quello che dovrebbe essere un semplice lavoro di routine ben presto si trasforma in una accesa lotta. La crescente avversione degli abitanti porta nella cittadina il consulente ambientale Dustin Noble (John Krasinski), intenzionato a guidare la campagna di opposizione. Quando ricomincia a scoprire le sue radici da provinciale e si ritrova in competizione con Dustin anche per l’insegnante Alice (Rosemarie DeWitt), Steve comincerà a chiedersi se davvero il risultato giustifica i mezzi.

La recensione di Taxi Drivers (Giovanna Ferrigno)
L’occhio di Gus Van Sant si posa su una sceneggiatura scritta da Matt Damon e John Krasinski che richiamava la stessa freschezza di uno script precedente, realizzato dallo stesso attore in questione che, in coppia con Ben Affleck e diretto da Van Sant, firmò nel 1997 Good Will Hunting. Un lavoro di squadra, dunque, che a conti fatti è risultato creativo e vincente. Grazie all’ambientazione particolarmente realistica, studiata attraverso la scelta precisa di location, fotografia (la pellicola a 35 mm è stata sottosviluppata in modo da diminuire la grana e mantenere intatto quel senso di luce non artificiale) e costumi vintage, non si stenta a credere neanche per un attimo di essere in una classica cittadina rurale americana (le riprese, quasi tutte in esterni, sono state effettuate in Pennsylvania), dove sembra che il tempo si sia fermato. Gli abitanti vivono per lo più di agricoltura e pastorizia, fanno crescere i propri figli immersi nel verde delle rigogliose colline e nell’azzurro dei ruscelli…ma il loro inserimento nell’economia del Paese inizia a farsi difficile anche per la gente che ha sempre vissuto in modo semplice. L’arrivo “dalla città” di Steve Butler (Matt Damon), rappresentante in carriera della multinazionale di risorse energetiche Global, accompagnato dalla collega Sue Thomanson (una brillante Frances McDormand), sembra essere provvidenziale: i due agenti di vendita, infatti, tenteranno di acquisire i diritti di estrarre gas naturale mediante trivellazione di pozzi dalle proprietà della popolazione locale. Inizialmente attratti da questa allettante offerta, nella quale vengono promesse ingenti somme di denaro, la comunità sembra essere entusiasta. Non dopo l’intervento dell’ambientalista Dustin Noble (John Krasinski), però, e soprattutto del rispettato insegnante di scienze Frank Yates (interpretato magistralmente dal veterano Hal Holbrook) che difende a spada tratta l’interesse dei suoi concittadini, l’appartenenza alla propria terra e i saldi principi che stabiliscono uno stretto legame con essa. Un dibattito acceso, ognuno col proprio punto di vista, seguirà per il resto del film, senza creare schieramenti pro e contro, ma una questione vitale dove è la sfumatura a essere presa in considerazione, sia nel corso degli eventi che nel finale.

La caratterizzazione di tutti i personaggi, che sulla carta potrebbero apparire banali, è stata raffinata molto attentamente, regalando ad ognuno una personalità forte, una storia e dei sentimenti sinceri che non si condiscono di un linguaggio forzatamente forbito, ma diretto e con una buona dose di umorismo (che ci suggerisce un’altrettanta buona dose di divertimento creativo nella fase di stesura della sceneggiatura). Il cast di attori sembra trovarsi completamente a proprio agio nella cornice autentica dove si svolgono i fatti, i dialoghi scorrono fluidi e, a tratti, improvvisati, a dimostrare quanta bravura e tecnica ci sia alla base di una perfetta recitazione e da un modo di dirigere acuto, ma non stressante. Da menzionare, inoltre, una particolare tecnica usata da Van Sant (ispirata a quella di Terrence Malick) ovvero “i ciak muti”: le scene sono state girate con gli attori senza i dialoghi, lasciando dare le battute agli interpreti soltanto con gli sguardi e la trasmissione dei pensieri e dell’emotività. Tale tecnica impreziosisce il livello di ascolto degli attori e, in seguito, determina un’ampia scelta in fase di montaggio, in cui si avrà la possibilità di alternare sequenze girate con ciak muti con quelle di normali ciak parlati. Lo scorrere di immagini paesaggistiche, dei ritratti delle fattorie, con quel calore e bellezza incontaminati, donano al film un’energia di calma e dolcezza che ritroviamo nelle note della colonna sonora, composta dal burtoniano Danny Elfman.

Se si osserva con fare poco approfondito, potrebbe non riconoscersi il tratto di Van Sant, ma osservando con quella consapevolezza e interesse citata poco fa…quel tratto diverrà trasparente e inconfondibile. Molti attribuiscono all’autore statunitense la targhetta di “trasgressivo” o “controverso”, quando invece ci ha sempre fornito un punto di vista imparziale, abdicando (forse anche troppo, a volte) il compito allo spettatore di elaborare un pensiero, esprimere un’opinione, manifestare disgusto o empatia. Libero arbitrio. Un rivoluzionario silenzioso, che parla attraverso i suoi personaggi che a loro volta rivivono nei corpi dei più straordinari attori. Come diede voce a Sean Penn in Milk, dopo un semplice “Motore…Azione!” : ”Per noi non si tratta di obiettivi personali o di vittorie, stiamo cercando di cambiare la nostra vita”. E c’è chi ancora ci crede davvero. Per fortuna.

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