Nella tana dei lupi di Christian Gudegast: un thriller derivativo di poche pretese

Nella tana dei lupi poteva essere un onesto film di azione di serie b; purtroppo ciò che lo fa scadere completamente è la direzione di Christian Gudegast, che non riesce mai a far decollare la vicenda

  • Anno: 2018
  • Durata: 140'
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Christian Gudegast
  • Data di uscita: 05-April-2018

Nella tana dei lupi è il primo lungometraggio da regista di Christian Gudegast, con alle spalle qualche sceneggiatura di film di azione di scarso interesse (ha scritto e prodotto anche questa pellicola).

La storia parla del duello tra un gruppo di rapinatori di banche capeggiata da Ray Merrimen (Pablo Schreiber) e la squadra dei crimini maggiori dell’ufficio dello sceriffo della contea di Los Angeles, comandata da Big Nick O’Brien (Gerard Butler). I primi sono ex militari professionisti trasformati in spietati fuorilegge, mentre i secondi sono un gruppo di poliziotti che non seguono le regole il cui unico scopo è quello di eliminare i rapinatori a qualunque costo. Il confronto, quindi, sembra uno scontro tra bande dove non ci sono differenze se non quello che si trovano su due fronti opposti, ma i cui ruoli potrebbero essere interscambiabili.

Del resto, fin dall’inizio di Nella tana dei lupi i personaggi sono presentati in parallelo fisicamente simili, entrambi con una presenza fisica imponente, che frequentano gli stessi locali, armati fino ai denti, pieni di tatuaggi che li identificano come componenti di una crew, con il gruppo che appare una famiglia allargata di fratellanza di sangue (comprese mogli, figli, amici) con l’unica differenza che i secondi si nascondono dietro un distintivo.

La sceneggiatura di Christian Gudegast è scritta con dialoghi basilari, scontati, alternando sequenze di ambientazione dove vengono messe in scena situazioni familiari, la preparazione del grande colpo alla Federal Reserve e sequenze di azioni con conflitti a fuoco che sembrano scontri di una guerra nelle strade di una Los Angeles che appare come un campo di battaglia, ripresa a volte con inquadrature aeree tanto per far capire dove ci troviamo. Nella tana dei lupi ha tutte le caratteristiche di un film di genere, una versione edulcorata e incrociata tra Heat – La sfida di Michael Mann (nella rappresentazione dei due gruppi e nelle sparatorie per strada), Point Break di Kathryn Bigelow (nella descrizione e realizzazione delle rapine in banca) e I soliti sospetti di Bryan Singer (nel twist ending e nel personaggio di Donnie Wilson che somiglia psicologicamente a Verbal).

Ma a differenza delle opere a cui si ispira, la scrittura di La tana dei lupi è lontanissima dalla complessità delle opere citate: appare piatta, con gli attori che sembrano tutti uguali nel loro sviluppo emotivo. Gerard Butler ha una recitazione rocciosa e monodimensionale come tutto il resto del cast, senza alcuna sfumatura e disegnati con la grana grossa.

Se rimanessimo in questo ambito Nella tana dei lupi sarebbe un onesto film di azione di serie b, purtroppo quello che fa scadere completamente è la direzione di Christian Gudegast che non riesce mai a far decollare la vicenda e non avendo il benché minimo talento dei registi a cui si ispira. La messa in scena è ripetitiva, senza nessun guizzo che possa distinguerlo dalla marea di prodotti che si vedono sul grande e piccolo schermo, con personaggi che non riescono mai a creare empatia con lo spettatore. La direzione, ad esempio, delle sequenze di azione pura sono costruite maldestramente, senza alcuna tensione, dove l’eccesso non è mai un apice drammaturgico, ma solamente una dimostrazione muscolare mancante di  profondità sia nell’inquadratura sia nella gestione dello spazio.

Oltretutto, Nella tana dei lupi risulta essere molto lungo (140’ sono veramente eccessivi per questo tipo di film) e con un montaggio più serrato ne avrebbe beneficiato il ritmo della pellicola. Le scene di raccordo della vita privata dei protagonisti sono appena abbozzate, risultando un riempitivo che fanno calare la tensione improvvisamente e lasciate cadere senza un particolare collegamento con la linea narrativa principale – quella dell’organizzazione della rapina e delle indagini dei poliziotti – provocando a tratti persino della noia nella visione.

Dobbiamo dire però che al pubblico americano probabilmente è piaciuto, visto che è annunciato pure un seguito della pellicola. Ma se Nella tana dei lupi appare un film risibile, la seconda puntata ha una sua ragione d’essere solo per i possibili incassi per le tasche dei produttori per un pubblico senza nessuna pretesa.

GUARDA IL TRAILER >>

Utlima modifica: 30 Marzo, 2018



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