Finalmente stasera in tv su Rai 1 alle 21,25 Fabrizio De André – Principe libero, con Luca Marinelli

Alle 21,25 su Rai 1

Luca Marinelli rappresenta De Andrè più che interpretarlo, lo onora e non lo imita, anche se a volte la somiglianza è impressionante

  • Anno: 2017
  • Durata: 96' x 2 puntate
  • Distribuzione: Nexo Digital
  • Genere: Biografico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Luca Facchini

Dopo aver riscosso un clamoroso successo di pubblico in due soli giorni di programmazione nelle sale cinematografiche, arriva finalmente in tv, su Rai 1, la prima delle due puntate dell’acclamato Fabrizio De André – Principe Libero, il film diretto da Luca Facchini basato sulla vita di Fabrizio De André e interpretato da Luca Marinelli. Il fim è stato distribuito su grande schermo il 23 ed il 24 gennaio 2018 da Nexo Digital.

Sinossi
La vita del più grande poeta della musica italiana, Fabrizio De André: dall’infanzia ai primi successi, dalle drammatiche pagine del rapimento ai capolavori della maturità, si ripercorre l’esistenza di una personalità unica che ha segnato la storia della canzone e della cultura italiana. Ma si ha anche il ritratto di un uomo che si è sempre specchiato nei propri versi, con il coraggio di andare per tutta la vita in direzione ostinata e contraria, dai carruggi di Genova ai boschi della Sardegna, accanto agli ultimi e agli esclusi di ogni luogo e di ogni tempo, che fossero le prostitute di via del Campo o gli indiani di Fiume Sand Creek.

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Fabrizio De Andrè. Principe libero è un film biografico di tre ore, che, dopo esser stato distribuito in trecento sale italiane (il 23 e 24 Gennaio), verrà trasmesso stasera e domani su Rai 1. Ma è soprattutto un omaggio alla poetica e all’umanità del più grande poeta italiano degli ultimi cinquant’anni, come lo definisce l’amica Fernanda Pivano, nel film Orietta Notari.

Di lui vengono raccontati quarant’anni di vita, dall’adolescenza al rapimento in Gallura, fino alla pubblicazione dell’album Le nuvole, da cui è tratta la citazione di Principe libero. Lo vediamo frequentare i quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, sposarsi troppo giovane, avvilito dal peso dei doveri, fino all’incontro con Dori Ghezzi (Valentina Bellè) e il trasferimento in Sardegna, il rapimento e più velocemente gli anni successivi.

Ci vengono raccontati coerenza, caparbietà e fragilità, tentennamenti, inquietudini, amori, relazioni, e rapporti familiari, soprattutto quello difficile con il padre (un bravissimo Ennio Fantastichini), le cui conflittualità degli anni giovanili si distendono in età adulta, e quello con il fratello maggiore, Mauro, Davide Iacopini, che è stato nella vita un avvocato di successo, ma qui è ripreso solo nel suo ruolo parentale, una presenza pacata e sempre protettiva. Il complesso mondo artistico di Fabrizio, invece, è reso sottotraccia, nel momento in cui si sta creando, nella quotidianità, a volte sofferta, a volte gioiosa; nei dialoghi con Luigi Tenco (Matteo Mortari), per esempio, tra una bevuta e un’altra e le migliaia di sigarette consumate insieme.

Rappresentazione del personaggio e non interpretazione, viene spiegato nella conferenza stampa di Milano, alla quale hanno partecipato gli attori, il regista Luca Facchini, gli sceneggiatori, Giordano Meacci e Francesca Serafini (gli stessi di Non essere cattivo di Caligari), insieme a qualche responsabile Rai, orgoglioso di aver sostenuto un progetto così di qualità, che dal nostro punto di vista, finalmente, per una volta ci farà pagare il canone senza mugugni.

Rappresentazione e non interpretazione. Lo dice Luca Facchini nelle note di regia, e lo dice di sé il protagonista Luca Marinelli. Racconta di aver avuto molte riserve a misurarsi con un gigante come De Andrè, ma di essere riuscito poi solo reinventandolo, costruendo quasi un universo parallelo: obiettivo pienamente raggiunto. Anche se in certi momenti, mentre cammina nei carruggi, o ci viene incontro sorridendo, mentre è chino sulla chitarra o muove le labbra cantando (Marinelli canta davvero!) il richiamo al nostro Fabrizio, quello che ci portiamo nel cuore e nella memoria, è impressionante. Già Paolo Taviani a proposito di Una questione privata ha definito Marinelli il nuovo Gian Maria Volontè, e certo quest’ultima prova conferma, non poco, le sue doti attoriali. Afferma di essersi sentito un uomo migliore durante le riprese del film e il pubblico, ovviamente, applaude.

Rappresentazione e non interpretazione, lo sostiene anche Gianluca Gobbi, lo spumeggiante Paolo Villaggio del film. Accostarsi ai grandi come Villaggio e De André lo si può fare solo onorandoli e non imitandoli, sostiene. Nel suo caso però la somiglianza è anche fisica, tanto da essere rimasto colpito lui stesso guardandosi allo specchio la prima volta dopo il trucco. Credibilissimo, anche lui, nel personaggio, interpretato, rappresentato, a questo punto, che importa.

Finalmente, non documenti e documentari sulla Voce di Dio (definizione ancora della Pivano) ma un film che ne ripercorra vita e canzoni! Che lo faccia incontrare a chi non lo conosce e rinnovi emozioni a coloro che custodiscono nella mente il proprio, personalissimo, De André. Chi scrive non si vergogna a dire di aver pianto durante la visione e non solo per le scene più commoventi: la liberazione di Fabrizio e Dori dopo il sequestro, per esempio, o la voce di Tenco che canta Ciao amore ciao poco prima che venga comunicato all’amico Fabrizio il suo suicidio. Ma è proprio la sua di voce, quella di Faber (anche quella di Marinelli, dipende da quale corda fa vibrare il testo), a coinvolgerci più di tutto, perché siamo abituati a sentirla nei cd o in concerti registrati e qui invece ci sorprende, perché arriva all’improvviso ad anticipare stralci di vita già di per sé commoventi, accompagnarli, commentarli.

E mentre chi scrive asciugava le lacrime, il vicino di posto si agitava sulla poltrona, cantava a fil di voce, si muoveva ossessivamente a mimare una batteria. Due signore anziane fuori dalla sala erano indispettite, invece, perché non c’era niente di genovese nel film facendo loro una polemica già sentita. È talmente bravo Marinelli che non ci si fa proprio caso, a parte un’unica scena. Il figlio Cristiano è un adolescente immusonito per la separazione e l’allontanamento del padre. Sono in Sardegna e Luca/Fabrizio gli dice di aver scelto la campagna e le mucche perché possa vantarsi con gli amici di avere un padre cowbboy. Ecco, quella doppia bi tutta romanesca fa sorridere un po’, ma finisce lì.

Attori bravi (tutti). Rappresentazione (o interpretazione) misurata e intensa. Inquadrature ampie (la prima non poteva essere che sul mare). Ambienti curati con rigore e creatività. E una fotografia che valorizza tutto il lavoro, di tecnica e contenuto. Che si è avvalso della presenza attenta e generosa di Dori Ghezzi, in tutte le sue fasi, dalla scrittura alla realizzazione.

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