Evocando il caso di Giulio Regeni, Omicidio al Cairo è un noir politico che denuncia e commuove

Lontano da ogni retorica e senza mollare neanche per un attimo il filo della narrazione, Omicidio al Cairo riprende certe atmosfere presenti nei romanzi di Raymond Chandler, aggiornandole allo spirito dei tempi e soprattutto ai dettami di certo cinema neo noir

  • Anno: 2018
  • Durata: 106'
  • Distribuzione: Movies Inspired
  • Genere: Poliziesco, Thriller, Noir
  • Nazionalita: Svezia, Danimarca, Germania, Francia
  • Regia: Tarik Saleh
  • Data di uscita: 22-February-2018

Non fatevi ingannare dai nomi presenti nella locandina di Omicidio al Cairo, perché, a fronte di un lessico che fa credere allo spettatore di trovarsi di fronte a una produzione di origine araba, ciò che vediamo è, invece, il frutto di un impegno artistico e di capitali proventi dalla Svezia, paese in cui sono nati sia il regista Tarik Saleh che l’attore protagonista Fares Fares. L’annotazione non è di poco conto se si pensa alla materia affrontata. Sarebbe stato infatti impossibile per un regista egiziano riuscire a girare una storia come quella di Omicidio al Cairo, ambientata alla vigilia degli scontri di piazza che, a partire dal gennaio 2011 spinsero, tra l’altro, alle dimissioni del presidente in carica Hosni Mubarak. E questo, non tanto per lo svolgimento della trama, che vede un ufficiale di polizia scoperchiare il marcio nascosto dietro l’assassinio di una giovane cantante in cui sono coinvolti alti membri delle istituzioni, quanto piuttosto per la mancanza di filtri con cui il regista descrive il degrado morale e la corruzione presenti in ogni strato della società locale.

Alla stregua de La Isla Misma, che metteva in relazione i fantasmi di uno dei periodi più bui della storia spagnola (il franchismo) con i misfatti compiuti da un misterioso serial killer, cosi Omicidio al Cairo crea una corrispondenza tra il clima da fine del mondo che si registra per le strade della capitale e il senso di morte prodotto dagli avvenimenti che scandiscono le indagini del protagonista. In questo modo, gli stilemi del cinema noir, costituenti l’orizzonte psicologico e morale entro cui si compiono le azioni del protagonista, si alimentano di un surplus emotivo suscitato dai riferimenti storici e cronachisti.

Lontano da ogni retorica e senza mollare neanche per un attimo il filo della narrazione, Omicidio al Cairo riprende certe atmosfere presenti nei romanzi di Raymond Chandler, aggiornandole allo spirito dei tempi e soprattutto ai dettami di certo cinema neo noir, in cui la classicità dei personaggi si colora di nuove sfumature. In questo modo il capitano Norreudine, pur schierato dalla parte dei buoni, è lontano dall’integralismo etico dell’investigatore Marlowe; d’altro canto l’ossessione per la donna uccisa (Addio mia amata) e l’investigazione intesa come strumento di espiazione personale rilanciano – senza sfigurare –  il confronto con i modelli più celebri del genere. Ispirato all’uccisione di una nota  pop star libanese, Omicidio al Cairo non mancherà di far discutere per le molte analogie con  il caso relativo alla morte del nostro Claudio Regeni. Da non perdere quando arriverà nelle sale italiane.

GUARDA IL TRAILER >>



Condividi