
“Fin dalle prime scene il regista costruisce la storia dal particolare al generale, sviluppando il discorso narrativo a partire da uno studio analitico dei dettagli e dei gesti, realizzato mediante inquadrature inattese, piani sequenza lunghi e un montaggio ridotto all’osso”.

“Perchè bevi? Cosa devi dimenticare, papà?” “Non lo so, cosa devo dimenticare, non lo so”. Il padre di Tadasuke è un alcolizzato, lo è diventato dopo essere stato aggredito e picchiato, dopo aver perso conoscenza per tre giorni e parzialmente la memoria. Ora vive con il figlio che lo filma nelle sue stralunate bevute in squallidi bar giapponesi, nell’ancor più squallida Taisho-ku, città nella prefettura di Osaka.

Il disegno nasce dal disegno, diceva Saul Steinberg: una linea può essere oggetto, persona, paesaggio, discorso. Se poi la linea si dipana in una sequenza cinematografica, come avviene in Highway Jenny dell’autore di video musicali di Hokkaido Masaaki Fukushi, può diventare storia.

Zizilhuo è una piccola città della Cina dove la Rivoluzione Culturale di Mao Tze Tung ha lasciato in eredità miseria e indifferenza verso la vita, dove uomini e donne aspettano qualcosa che sembra tanto il Godot di Beckett. Il regista Dayong racconta la città fantasma attraverso le storie dei suoi abitanti, appartenenti a due minoranze cinesi, i Nu e i Lisu, che trascorrono i giorni facendoli passare uguali uno dopo l’altro.

Pupazzi di cartapesta per raccontare l’orrore. E’ Lovecraft secondo Ryo Shinagawa (1970), direttore del mensile giapponese “Studio Voice” e presidente della Spleen Films. Due racconti dell’Omero di Providence, di quel Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) inventore di un’epica dell’orrore con i suoi miti e i suoi eroi.