Tag Archive | "Regia: Silvio Soldini"

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Cosa voglio di più

Posted on 30 aprile 2010 by Viviana Eramo

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Cosa voglio di più, senza punto interrogativo e in un grassetto progressivo, è il titolo del nuovo film di Silvio Soldini, che campeggia nelle locandine distribuite in tutta Italia, appena sotto i corpi nudi di Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino. Presentata fuori concorso al Festival di Berlino, la pellicola racconta la storia della passione amorosa che si accende tra un uomo e una donna, sullo sfondo dell’hinterland e della periferia milanese. Soldini sfrutta la sua esperienza da documentarista e si muove di nuovo nella direzione già aperta dal precedente Giorni e nuvole, che abbandonava i colori saturi da cartoon di un film come Agata e la tempesta, per abbracciare sguardi e tematiche  “più vicini alla realtà”.

Lontano dal replicare l’attenzione di certo nostro cinema nei confronti di amori, tradimenti e crisi esistenziali della medio/alta borghesia italiana, e distante dai toni da ritratto sociologico che colorano spesso le pellicole dedicate alla periferia più profonda del Belpaese, Soldini immagina un’impiegata e un cameriere qualunque travolti da un’irresistibile passione. Li segue, spesso con camera a mano, districarsi tra le gioie e i dolori di un amore travolgente che, irrimediabilmente, cozza con la vita di tutti i giorni fatta di conviventi, mogli e figli. È  qui il vero cuore del film: il contrasto irreparabile tra una passione assoluta e la vita pratica senza soldi in banca, e senza un posto in cui vedersi per fare l’amore. Il film così rilancia l’evolversi di una storia d’amore travagliata in un contesto sociale ed economico che necessariamente la condiziona, ma in modi e tempi che difficilmente si vedono al cinema.

Soldini firma una regia asciutta, fatta spesso di piani ravvicinati, in cui i personaggi sono sempre più grandi del paesaggio cittadino, che difficilmente si intravede, ma che pure pesa come una zavorra nella loro vita. Chiaro che in una pellicola di questo tipo gli attori e le loro interpretazioni sono l’impalcatura necessaria per reggere il tutto, ed il cast di Cosa voglio di più di certo non delude: Alba Rohrwacher si conferma ottima anche in un ruolo così diverso dai suoi precedenti, esattamente come Favino, il quale sfoggia qui un credibilissimo accento calabrese. A Giuseppe Battiston tocca invece il ruolo del convivente di lei, inconsapevolmente cornificato. Su di lui si concentrano, com’era prevedibile, intenzioni comiche che pure affiorano inaspettatamente qui e là, ma riescono solo in parte a mitigare la vena (melo)drammatica di fondo che, soprattutto verso l’ultima parte, finisce per rendere faticoso il film, anche per via dell’eccessiva lunghezza. Ciò nonostante, l’”ossessività” del film è, in fondo, un elemento di fervida coerenza, sporcato ed esaltato da un montaggio grezzo ed efficace.

Viviana Eramo

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Cosa voglio di più (Festival di Berlino 2010)

Posted on 01 marzo 2010 by Luca Biscontini

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Cosa voglio di più? Il titolo del nuovo film di Silvio Soldini è la domanda senza risposta che si legge negli occhi insicuri dei protagonisti, mentre vengono travolti, senza poter offrire resistenza, da una passione extraconiugale che sconvolge la loro vita sentimentale perfetta.

Lei, Anna (Alba Rohrwacher), convive felicemente con Alessio (Giuseppe Battiston). Stanno arredando la loro casa e progettano di fare un bambino. Lui, Domenico (Pierfrancesco Favino), è sposato con Miriam (Teresa Saponangelo) e ha due figli. Le vite di Anna e Domenico procedono serene fino a quando si incontrano e tra loro scocca la scintilla. Si avvicinano per simpatia, curiosità ed attrazione fisica. Poi le cose si complicano perché si innamorano perdutamente e la scappatella diventa una vera e propria passione extraconiugale che corrode lentamente la loro sicurezza, la stima in loro stessi e le loro vite sentimentali.

Soldini analizza il tradimento, indaga l’istinto che induce a commetterlo ed il sentimento che spinge a protrarlo. Lo sfondo è quello di una Milano attraversata dalla crisi economica, dove qualsiasi segnale di precarietà e momento di difficoltà nella vita quotidiana diventano, per i protagonisti, una giustificazione per cercare una fuga, qualcosa di nuovo e di diverso che faccia dimenticare loro le preoccupazioni. Sanno di commettere un errore, ma sembrano non poterci fare nulla, mossi da un destino che li spinge l’uno incontro all’altra.

Il tema del tradimento non rappresenta niente di nuovo per il cinema, è già stato raccontato ed analizzato in tutte le sue sfaccettature. Soldini è comunque bravo nella prima parte a mettere in tavola le carte, e a porre l’accento sull’isitnto che genera il tradimento. Riesce inoltre a fare identificare lo spettatore con i personaggi, presentando i piccoli aspetti quotidiani che accomunano le vite di tutti: la spesa, la birra con gli amici, la cena a casa, la serata in piscina. Il disagio dei protagonisti, con impeto sempre più dirompente, investe e rovina questi semplici momenti fino al climax del pranzo domenicale con tutta la famiglia, che si conclude con una scenata per una parola innocua, avvertita da Anna come fuori posto. Efficaci anche alcune battute ed alcuni episodi che tengono sempre viva l’attenzione.

Quando però dall’analisi degli istinti si passa a quella dei sentimenti, il racconto perde di ritmo, diventa più retorico ed anche i dialoghi sono meno incisivi.

Il film nel complesso non lascia il segno. Seppure con qualche spunto interessante ed alcune situazioni divertenti, viene affrontata una tematica già abusata. Nella seconda parte viene aggiunto poco di nuovo rispetto alla prima, e la caratterizzazione psicologica dei personaggi non diventa più profonda, ma ripete se stessa con un linguaggio che perde di efficacia, quando dall’analisi dei loro istinti si passa a quella dei loro sentimenti.

Da sottolineare l’ottima prestazione degli attori che prestano volti e corpi ai propri personaggi, con credibilità e senza inibizioni.

Matteo Aniello

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