Tag Archive | "Regia: Jason Reitman"

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Up in the air – Tra le nuvole

Posted on 07 febbraio 2010 by Ireneo Alessi

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Odissea moderna: prototipo per eccellenza, l’uomo globalizzato. Elmo e corazza: un trolley e la migliore tecnologia. Territorio: l’alto dei cieli. Jason Reitman torna nelle sale con il suo terzo film e una domanda, «La più grande di tutte», come lui stesso la definisce. Up in the air è Ryan Bingham (alias George Clooney), un “tagliatore di teste aziendale”, essere umano contemporaneo perfettamente in linea con i canoni disumanizzanti e progrediti del terzo millennio.

Apparentemente inattaccabile: cavaliere affascinante e indipendente, solido individualista e consapevole delle regole del gioco, osserva dagli aerei che lo trasportano dentro l’America, la vita che scorre, imbevendosene il tempo necessario a svolgere la sua missione e a non contaminarsi. Nell’aria svaniscono le certezze delle vittime della crisi economica che Ryan ha il compito di licenziare nel modo meno traumatizzante: volti, parole, gesti di sacrificati, traghettati nel limbo di un futuro oscuro attraverso utopistici sogni di rinascita in una vita nuova. “Non siamo cigni, ma squali” sentenzia Ryan con sicumera in una delle riunioni che conduce in veste di consulente. Il primo squalo di Ryan, suo alter ego femminile, è Alex, viaggiatrice d’affari incrociata in un albergo di sosta. Sex appeal, acutezza, intraprendenza e libertà. Il secondo è Natalie, giovane prodotto del sistema che contiene Ryan, fautrice dei licenziamenti virtuali in nome del dio economicità.

Da ambo i lati (emozionale e materiale) il nostro cavaliere vedrà minacciata la sua stabilità, insinuandosi sempre più evidente la verità: pur avendo tutto, non ha nulla attorno a sé. È completamente solo. Figlio d’arte (papà Ivan è anche il suo produttore), precoce filmaker (è stato il più giovane regista a presentare un cortometraggio al Sundance, (1988) Operation), Jason Reitman batte strade strette che hanno al centro l’essere umano e le contraddizioni nelle quali la società lo costringe a barcamenarsi, alla ricerca di un equilibrio, della propria identità, al di là di convenzioni, luoghi comuni, pseudo alternativismi… Dalle prospettive più ‘universali’ di Thank you for smoking (2005), messa in ridicolo delle incoerenze della società americana specchiata nella lobby del tabacco e nel suo portavoce (un brillante Aaron Eckhart), al rapporto tra adolescenza, sessualità e concepimento di Juno (vincitore del Festival del Cinema di Roma 2008), ragazzina che porta in giro la sua gravidanza con naturalezza e sfida, Reitman sceglie la prospettiva soft della commedia e di antieroi scomodi, fastidiosi, a volte troppo ‘eccelsi’ per atteggiamenti e considerazioni da risultare poco realistici (e perciò poco credibili).

Nella sua ultima pellicola assistiamo, invece, a un ridimensionamento: Clooney impersona egregiamente un uomo credibile nel modo di essere e nelle sicurezze acquisite, che a un certo punto della propria vita è costretto a fermarsi e a riconsiderare i suoi valori di riferimento. Pur mettendoci di fronte il suo personale punto di vista, il regista riesce a mantenere il bilico della scelta, lasciando al nostro sentire la risposta alla fatidica domanda: l’esistenza va divisa con qualcuno o è meglio viverla solo con se stessi? Non siamo in presenza del “realismo” di Scorsese, ma nemmeno dinnanzi al più retorico dei cineasti americani. Per fortuna.

Maria Cera

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Up in the air (Festival di Roma 2009 In Concorso)

Posted on 04 novembre 2009 by Luca Biscontini

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Che fine hanno fatto i rapporti umani all’interno del fagocitante mondo del lavoro? Forse sono divenuti solo fugaci evasioni da ciò che costituisce l’essenza di una contemporaneità sempre più schizofrenicamente volta alla massimizzazione del profitto.

Tutto il baraccone di Clooney atterra al Festival di Roma (con urla scomposte e strappamento di capelli anche di donne non più giovanissime) con un divertente, ma anche riflessivo film di Jason Reitman. Distacco, disincanto, cinismo e tutti i luoghi comuni dell’alienazione attuale vengono sapientemente intrecciati in una sceneggiatura che mette a nudo il vuoto di senso odierno.

Due “licenziatori” (questa è la qualifica professionale dei due protagonisti), uno di mezza età, Clooney, squalo dal sangue freddo, l’altra, fresca di diploma ma determinata, intraprendono un viaggio insieme in vari stati americani, con l’intento di perfezionare, attraverso un confronto delle vecchie e nuove tecniche, l’arte di licenziare. Clooney è un asettico cinquantenne curato e sorridente, pieno di carte magnetiche prestigiosissime, che si astiene lucidamente da qualsivoglia rapporto emotivo, per poi prendere una colossale cantonata non appena apre un po’ di più il suo cuore. L’altra non regge emotivamente il suicidio di una giovane donna, causato dalla sua comunicazione di licenziamento. Insomma che sfacelo!

Alle moltitudini e al loro eccesso di creatività affidiamo il compito di rompere il meccanismo di cattura dell’entusiasmo, nuova forma di sfruttamento operata dal sempre più delocalizzante capitalismo imperiale.

Luca Biscontini

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