Berlino: 5. Around the world in 14 films.

“Noia e solitudini: “Leap year” di Michael Rowe e “Winter vacation” di Li Hongqi”.

“Noia e solitudini: “Leap year” di Michael Rowe e “Winter vacation” di Li Hongqi”.

Alla quinta edizione berlinese del festival di cinema indipendente Around The world in 14 films, sugli schermi del Babylon di Mitte non mancano storie in bilico tra i tempi e gli echi di antiche leggende.

“In una società liquida frammentata, polverizzata, anche l’amore diventa liquido e «La solitudine genera insicurezza, ma altrettanto fa la relazione sentimentale»”.

«”Prinzessin”, primo lungometraggio di finzione per la regista tedesca Birgit Grosskopf, presentato per la sezione “ Cinema delle donne”, scuote per freddezza e realismo».

“Una trama semplice per una realtà cruda rappresentata da Nicolas Refn senza forzature ed edulcorati lirismi, a vantaggio di una sceneggiatura solidissima con un budget quasi ridicolo”.

“Chi ha detto che i cinesi sono chiusi e non muoiono mai? Questo originale documentario prende “visivamente” spunto dai fatti di cronaca avvenuti in via Paolo Sarpi a Milano (aprile 2007), roccaforte della comunità cinese meneghina e tuttavia ironia e leggerezza non mancano”.

«Metti un doposcuola di quelli che piacciono a Gus Van Sant, rarefatti e invisibilmente inquietanti, aggiungi cortocircuiti tra realtà, adolescenza e video a bassa risoluzione. Mescola senza cura e ottieni “Afterschool”».

« “La bocca del lupo” conquista critica e spettatori per potenza di storia e d’immagini, qualità che il regista Pietro Marcello aveva già espresso con “Il passaggio della linea” (2007) ».

“Si respira una nuova aria in quel di Baker Street 221B. Sir Arthur Conan Doyle assiste curioso alle evoluzioni del personaggio che creò alla fine del XIX secolo”.

“Cosa manca ad un film per far uscire dalla sala lo spettatore con un giudizio netto? Se il film in questione è ‘Brothers’ lo spettatore ha davanti a sé due quesiti: è un film sulla guerra come devastazione intima? Oppure…”

“La rivoluzione culturale italiana inizia con la tv commerciale per radicare nelle teste di intere generazioni il potere dell’immagine (è un banale concetto semiotico: un’ immagine non la puoi contraddire, è quello che appare)”.

“Ancora una volta il maestro Almodòvar riprende le corde a lui tanto care del melò avvolgente mai stucchevole e inverosimile quanto basta”.

“Fresco di palma d’oro veneziana, Lebanon è lo sguardo claustrofobico sull’uomo braccato dalla guerra, carnefice e vittima allo stesso tempo”.
Alicia vaga muta e silenziosa tra il Cile e la Bolivia, la natura è ora matrigna ora stupefacente. Nel viaggio nel paese delle (non) meraviglie il rumore dei suoi passi e del suo respiro affannoso si alterna ai ricordi dell’infanzia; alle manifestazioni tradizionali del suo villaggio. Ma che fa Alicia? No, non ha tempo per [...]

Un piccolo racconto di formazione, una “Caterina va in città” in salsa indie e sognante. Storia di Luciana, bimba del Trullo che nel 1957 scappa dalla prima comunione perché “comunista”. Attorno a lei una mamma dai matrimoni sfortunati e confusi (una brava Claudia Pandolfi), un fratello strambo e stordito dai farmaci per epilessia e la sezione della FGC locale dove Luciana si alfabetizza alla vita nel suo circolo vizioso di sconfitte e passioni.