Tag Archive | "Recensione di Francesco Lomuscio"

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Bellamy (DVD)

Posted on 13 agosto 2010 by Giorgiana Sabatini

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Come tutti gli anni, il commissario Bellamy (Gérard Depardieu) si trasferisce per le vacanze da Parigi a Nimes, dove viene avvicinato da uno sconosciuto che gli rivela elementi che possono far luce su un incidente stradale avvenuto in circostanze sospette.
Infatti, è proprio dall’immagine di una automobile distrutta in fondo ad un precipizio con tanto di cadavere carbonizzato che parte la settantesima fatica registica di Claude Chabrol, prolifico maestro della celluloide classe 1930 che, tra i primi nomi legati alla Nouvelle Vague, insieme a quelli di François Truffaut e Jean-Luc Godard, si aggiudicò perfino l’Orso d’Oro presso il Festival di Berlino con I cugini, del 1959.
Distribuito direttamente in dvd dall’attivissima Dall’Angelo pictures, questo suo dramma a tinte gialle vuole essere un omaggio agli scrittori Georges Simenon e Georges Brassens che, come da tradizione chabroliana, scava nei segreti di una classica famiglia borghese.
Famiglia borghese cui si riaggiunge presto l’alcolizzato Jacques alias Clovis Cornillac, fratello di Bellamy, mentre i circa 110 minuti di visione vengono costruiti privilegiando i dialoghi.
D’altra parte, affiancato da una brava Marie Bunel, che ne interpreta la moglie, è il mai disprezzabile Depardieu – recentemente impegnato nel ruolo di poliziotto anche nel poco visto Diamond 13 di Gilles Béhat – a dominare la scena, preso ad incontrare la girandola di personaggi legati alla vittima che, in maniera progressiva, vengono coinvolti nelle indagini.
Fino all’inaspettato epilogo a sorpresa di un inedito d’autore la cui frase di lancio, giustamente, è “Il crimine non va mai in vacanza…”.
Peccato soltanto per la totale assenza di extra nella sezione riservata ai contenuti speciali.

Francesco Lomuscio

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L’uomo senza sonno (DVD)

Posted on 05 agosto 2010 by Giorgiana Sabatini

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Non riuscendo a dormire da un anno, Trevor Reznik (Christian Bale) si trova ridotto ad uno stato spettrale, tanto che viene evitato dai compagni di lavoro soprattutto dopo essere stato ritenuto da loro responsabile di un incidente quasi mortale ai danni di un collega. Sentendosi terribilmente in colpa per l’accaduto, Trevor inizia a sviluppare un senso di paranoia sempre più acuta, arrivando a convincersi che i suoi colleghi stiano organizzando un complotto per farlo diventare pazzo.

Sceneggiato dallo Scott Kosar autore degli script dei remake di Non aprite quella porta (2003) e Amityville horror (2005), The machinist (come s’intitola in patria il film) pone al suo centro la tematica del senso di colpa, tanto cara al grande maestro della tensione Alfred Hitchcock.

Non a caso, insieme ai modelli letterari di Kafka e Dostoievsky, sono state proprio le opere dell’autore de Gli uccelli (1963) ad ispirare il regista Brad Anderson, il quale, come già fece nel precedente Session 9 (2001), scava ancora una volta nella follìa umana facendo ricorso a lenti ma efficaci ritmi di narrazione.

La realtà, quindi, ci viene proposta come una sorta di grande tunnel dell’orrore mentale in cui viene esaltata la solitudine del protagonista, tutt’altro che distante dai primi catatonici morti viventi cinematografici alla Ho camminato con uno zombie (1943), rientrante anch’esso tra le pellicole che hanno influenzato la lavorazione del film, come pure i lavori di Roman Polanski e David Lynch.

Ma, affiancato da Jennifer Jason Leigh (In the cut), Aitana Sánchez Gijón (Parlami d’amore) e John Sharian (I delitti della luna piena), è un incredibilmente dimagrito e pallido Bale a fare da punto di forza dell’operazione, immersa nella crepuscolare atmosfera livida enfatizzata dalla bella fotografia di Xavi Giménez (Killing words-Parole assassine) e culminante in un epilogo a sorpresa che soltanto i seguaci irriducibili del filone potranno trovare in parte prevedibile.

Con trailer, dietro le quinte, immagini dal set e dodici minuti di scene inedite nella sezione riservata ai contenuti speciali.

Francesco Lomuscio

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The last vampire-Creature nel buio (dvd)

Posted on 13 luglio 2010 by Giorgiana Sabatini

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Unendo le forze con la società segreta conosciuta come il Consiglio, Saya (Gianna Jun), guerriera metà umana e metà vampiro intenta a dare la caccia a tutti coloro che si nutrono del sangue dei comuni mortali, viene mandata in una base militare americana dove si trova a dover combattere il più pericoloso e temuto succhiaemoglobina mai esistito, affrontando dopo quattrocento anni la più grande battaglia.

Produzione da trenta milioni di dollari diretta dal Chris Nahon cui dobbiamo Kiss of the dragon (2001) con Jet Li e L’impero dei lupi (2005) con Jean Reno e finanziata, tra gli altri, dal Bill Kong che annovera nel proprio curriculum Hero (2002) di Zhang Yimou e La tigre e il dragone (2000) di Ang Lee, The last vampire, ambientato nel 1970 sullo sfondo della guerra del Vietnam, prende le mosse dall’omonima serie anime cult tirando in ballo una agile e scattante protagonista che tanto lascia pensare ad una variante femminile del noto Blade incarnato dal roccioso Wesley Snipes.

Come c’era da aspettarsi, infatti, siamo dinanzi ad una pellicola che, pur assumendo perfettamente le fattezze di un manga in carne ed ossa, non tarda a manifestare i connotati di un videogame su celluloide, tra creature alate che sembrano uscite da Underworld: Evolution (2006) ed abbondanza di effetti splatter realizzati tramite la computer grafica – come vuole la tradizione di questi fanta-action-movie d’inizio XXI secolo rivolti più al pubblico dei giovani che a quello degli irriducibili seguaci del cinema horror ordinario.

Videogame su celluloide tecnicamente confezionato con mestiere e al cui interno non mancano certo il movimento e l’azione, con tanto di flashback ambientato nel passato e affilatissime lame di spada impegnate a trafiggere occhi ed a tagliare in due corpi.

Con qualità audiovisiva impeccabile, Sony pictures home entertainment ce lo propone su supporto digitale corredato di sezione extra comprendente un dietro le quinte di diciannove minuti e un documentario sul lavoro svolto dagli stunt che ne dura invece sedici.

Francesco Lomuscio

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Il cacciatore di ex (dvd)

Posted on 08 luglio 2010 by Giorgiana Sabatini

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Milo Boyd (Gerard Butler) è uno sfortunato cacciatore di taglie che ottiene il lavoro dei suoi sogni quando gli viene affidato il compito di inseguire l’aitante giornalista latitante Nicole (Jennifer Aniston), sua ex moglie che diventa fuorilegge dal momento in cui, per seguire una storia da consegnare al Daily News, salta un’udienza.
Mentre anche Milo si trova coinvolto nell’indagine che la donna sta portando avanti, sono questi i principali elementi su cui si costruisce Il cacciatore di ex di Andy Tenant (autore di Hitch-Lui sì che capisce le donne e Tutti pazzi per l’oro), a quanto pare nato da una chiacchierata amichevole tra il regista e il produttore suo vicino di casa Neal H. Moritz che osserva: “Il cacciatore di ex non è solo una commedia romantica, ma è una commedia d’azione in cui c’è anche un elemento romantico. Andy è molto bravo a rendere al meglio i vari elementi insieme: commedia, romanticismo e azione”.
E, mentre i due protagonisti, tra inseguimenti e situazioni imbarazzanti, scoprono quanto salvare la pelle sia più difficile di amarsi, onorarsi e rispettarsi, a complicare le cose ci si mette anche Stewart, collega di lavoro della donna che, interpretato dal Jason Sudeikis del Saturday Night Live, è praticamente cotto di lei.
Soltanto uno dei buoni elementi del cast, comprendente anche il Peter Greene di Pulp fiction e la Cathy Moriarty di Toro scatenato, per un prodotto movimentato e non privo di momenti divertenti che rischia solo di risultare eccessivamente lungo.
Distribuito nelle sale cinematografiche italiane nell’aprile 2010, è Sony pictures home entertainment a lanciarlo ora su supporto digitale, con la consueta, impeccabile qualità audiovisiva e due documentari sulla realizzazione del film nella sezione riservata ai contenuti speciali.

Francesco Lomuscio

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Troppo forte (dvd)

Posted on 28 giugno 2010 by Giorgiana Sabatini

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A capo di una banda di borgatari romani in sella alle loro inseparabili motociclette, il vociante ma in realtà semplice e mite giovanottone Oscar Pettinari (Carlo Verdone), deciso a farsi un nome nel mondo del cinema, viene scartato durante un provino per un film americano a Cinecittà, dove incontra il Conte Giangiacomo  Pigna Corelli in Selci (Alberto Sordi), avvocato che lo convince a gettarsi proprio con la rombante due-ruote contro la Rolls Royce del produttore (John Steiner), per incastrarlo. Il destino, però, vuole che a guidare l’automobile sia in quel momento la giovane e bella attrice Nancy (Stella Hall), protagonista del film e amante dell’uomo che, proprio a causa dell’incidente, finisce per perdere la parte e per essere ospitata da Oscar in casa sua.
Diretto ed interpretato da Verdone in mezzo a I due carabinieri (1984) e Io e mia sorella (1987), Troppo forte, rientrante – insieme a Viaggi di nozze e Gallo cedrone – tra le pellicole in cui il grande comico romano s’impegna a portare sullo schermo i grotteschi modi di fare dei coatti della città eterna, pone al suo centro la visione di questi ultimi nei confronti di quello che venne definito machismo reaganiano, rappresentato negli anni Ottanta dai lungometraggi interpretati da Arnold Schwarzenegger, Sylvester Stallone e simili.
Non a caso, su una parete di casa di Oscar, che apre il film tramite la memorabile sequenza dell’”amplesso con flipper”, a comparire è proprio un manifesto di Rambo con il suo volto sostituito a quello di Stallone; mentre, al di là dell’immancabile Mario Brega, ad incarnare la romanità provvedono volti noti del nostro cinema di genere dell’epoca, da Quinto Gambi, controfigura di Tomas Milian, al Bruno Bilotta (non accreditato) il cui lungo curriculum spazia da I predatori dell’anno Omega (1983) di David Worth a Cacao (2010) di Luca Rea.
Ed è Sergio Leone (qui anche produttore esecutivo) a firmare insieme allo stesso Verdone, Rodolfo Sonego e Sordi, magistrale nei panni del viscido avvocato, lo script di questa gradevole favola che non rientra né tra i migliori, né tra i peggiori titoli sfornati dall’autore di Compagni di scuola (1988).
Favola che, caratterizzata da un tragico colpo di coda tipicamente verdoniano, viene lanciata in dvd da Medusa Home Entertainment con interessante intervista al regista-protagonista quale contenuto extra.

Francesco Lomuscio

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Fuga dal call center (dvd)

Posted on 28 giugno 2010 by Giorgiana Sabatini

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Del lungometraggio d’esordio di Federico Rizzo, il cui titolo si presenta quale omaggio sia all’opprimente carcere di Fuga da Alcatraz di Don Siegel che al particolare humour di Fuga dalla scuola media di Todd Solondz, già parlammo su queste pagine, nell’aprile del 2009, in occasione della sua uscita nelle sale cinematografiche.
L’uscita del dvd distribuito da Officine Ubu, però, ci offre l’occasione di tornare su questa interessante produzione indipendente che, mantenendosi abilmente in bilico tra amarezza e ironia, affronta la tanto discussa tematica della precarietà lavorativa tricolore attraverso la vicenda del giovane laureato modello in “vulcanologia” Gianfranco Coldrin, il quale, con le fattezze di Angelo Raffaele Pisani, viene declassato all’ultimo grado della scala professionale di un call center, mentre la fidanzata convivente Marzia, aspirante giornalista interpretata da Isabella Tabarini, si trova costretta a lavorare come centralinista per un telefono erotico.
Vicenda che, in maniera decisamente più interessante del contemporaneo (e sopravvalutato, bisogna ammetterlo) Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, racconta l’Italia dei contratti a progetto tirando in ballo anche interviste a veri operatori telefonici dei call center, al cui interno un anno di lavoro si presenta ormai quale surrogato al servizio militare.
Per circa 95 godibili minuti di visione all’insegna della riflessione che, tra il cinema di genere e l’effetto quasi didattico della docu-fiction e senza rinunciare a momenti surreali come quello in cui Peppe Voltarelli improvvisa una canzone nei panni di un bizzarro agente della sicurezza canterino, vedono coinvolti anche nomi noti quali Luis Molteni e Natalino Balasso.
Oltre al pluripremiato direttore della fotografia Luca Bigazzi, intervistato – insieme ai produttori e al regista – nel backstage di dodici minuti incluso nella ricca sezione extra del dvd, comprendente il trailer, sei scene eliminate, il videoclip di Voltarelli, un escursione sul set e interviste a Rizzo, Angelo Raffaele Pisani e i veri precari.

Francesco Lomuscio

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Creature del cielo (dvd)

Posted on 21 giugno 2010 by Giorgiana Sabatini

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Christchurch, Nuova Zelanda, primi anni Cinquanta. Compagne di scuola, Pauline (Melanie Lynskey) e Juliet (Kate Winslet) sono due adolescenti inquiete che, accomunate dai tormentati legami con i rispettivi genitori, instaurano una fortissima amicizia destinata ad assumere a poco a poco connotati morbosi; fino al momento in cui, dinanzi al possibile trasferimento della famiglia della seconda, la situazione precipita.
Candidato al premio Oscar per la miglior sceneggiatura e vincitore del Leone d’argento presso la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Creature del cielo, costruito su una struttura circolare, non solo segnò l’esordio su grande schermo per la grandissima Kate Winslet, futura diva del Titanic (1997), ma portò il regista neozelandese Peter Jackson all’attenzione della critica mondiale, che fino ad allora lo conosceva soltanto per i suoi tre eccellenti splatter-movie Bad taste-Fuori di testa (1987), Meet the Feebles (1989) e Splatters-Gli schizzacervelli (1992).
Tra l’altro, provengono proprio da quest’ultimo titolo diverse delle facce coinvolte nella drammatica vicenda di Pauline e Juliet, la quale, partendo da un fatto di cronaca avvenuto in Nuova Zelanda a metà XX secolo, approda ad un tragico epilogo dopo aver raccontato a dovere il progressivo avvicinamento delle due, che arrivano perfino a condividere lo stesso fantasioso universo interiore.
Un universo interiore popolato di personaggi di creta e unicorni che Jackson – presente anche nell’immancabile apparizione hitchcockiana questa volta nelle vesti di barbone – concretizza tramite riusciti effetti digitali, sfruttati qui per la prima volta nella sua carriera.
Mentre è l’ottimo montaggio per mano del fido Jamie Selkirk ad assemblare l’infinità di consuete inquadrature in movimento al servizio dell’ennesimo capolavoro sfornato dal futuro autore della trilogia Il Signore degli Anelli, in questo caso più erede del solito del mitico Orson Welles, citato – anche verbalmente – in una sequenza-omaggio a Il terzo uomo (1949).
Con il solo trailer quale contenuto extra del dvd.

Francesco Lomuscio

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Il diavolo e l’acquasanta (dvd)

Posted on 20 giugno 2010 by Giorgiana Sabatini

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Salvato dal suicidio dal bonario sacerdote Don Gaetano Morelli (Piero Mazzarella), l’ex calciatore Bruno Marangoni (Tomas Milian) lo ripaga approfittando della sua ospitalità, vivendo alle sue spalle e mettendo a segno una serie di truffe e furti; fino al momento in cui il prete, per fargli rimettere la testa a posto, lo nomina allenatore della sua piccola e amatoriale squadra di calcio.
Facente parte del poker di pellicole interpretate da Milian (le altre tre sono Uno contro l’altro praticamente amici, Un uomo dalla pelle dura e Il figlio dello sceicco) che 01 distribution ha provveduto a lanciare su dvd nell’ambito del suo lavoro di riscoperta dei titoli provenienti dalla library Titanus, Il diavolo e l’acquasanta propone l’ennesima variante – con immancabile voce del mitico Ferruccio Amendola – del romanesco personaggio del Monnezza.
Variante che l’attore di origini cubane e il fido regista Bruno Corbucci girarono tra Delitto sull’autostrada, dell’anno precedente, e Delitto in Formula uno, risalente al 1984, tirando questa volta in ballo l’argomento calcistico, spesso al servizio delle nostre commedie (basterebbe citare Il tifoso, l’arbitro e il calciatore di Pier Francesco Pingitore e L’allenatore nel pallone di Sergio Martino).
Ciò che ne viene fuori è una favoletta sportiva che, forse meno divertente rispetto alle avventure del maresciallo Giraldi dei vari Squadra e Delitto, sfrutta uno script – concepito dallo stesso Corbucci insieme al solito Mario Amendola – costruito da un lato sulle grottesche imprese truffaldine proto-Squadra antitruffa (1976), dall’altro su un’idea che sembrerebbe spostare all’interno del campo di calcio quella che, l’anno precedente, fu alla base di Bomber di Michele Lupo.
Non a caso, perfino la colonna sonora per mano di Guido e Maurizio De Angelis è riciclata da quella che gli stessi composero per il film in cui Bud Spencer, ex pugile e marinaio disoccupato, si ritrovava ad allenare un giovane boxeur per un imminente incontro in una palestra gestita da un americano dedito a loschi traffici.

Francesco Lomuscio

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Cimap!-Cento italiani matti a Pechino

Posted on 18 giugno 2010 by Giorgiana Sabatini

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Direttore della fotografia de L’orchestra di Piazza Vittorio, diretto da Agostino Ferrente nel 2006, Giovanni Piperno, già autore di diversi documentari (ricordiamo L’esplosione, vincitore nel 2003 del Torino Film Festival), ci trascina in un particolare viaggio datato 2007 da Venezia a Pechino con la sua ultima fatica: Cimap!-Cento italiani matti a Pechino, presentato presso il Festival del Film di Locarno e dedicato a Mario Tommasini e allo psichiatra Franco Basaglia.
Particolare perché, come il titolo lascia intuire, i protagonisti di questo documentario on the road destinato a toccare l’Ungheria, l’Ucraina, la Russia e la Mongolia sono 77 malati mentali e 130 tra operatori, psichiatri, familiari e volontari; a otto di essi viene chiesto di immaginare un evento creativo al quale far partecipare tutti gli altri e che, giunti a destinazione, abbia come obiettivo quello di far comprendere al mondo il senso del tanto utopico quanto assurdo viaggio in treno. Un viaggio per aprirsi che vede nel mucchio elementi di spicco come Andrea, Paolo e, soprattutto, Vincenzo, il quale, caratterizzato da una folta barba nera e capace perfino di far sorridere lo spettatore tramite le sue affermazioni, non manca di sicuro di un certo carisma.
Infatti, complice pure la grottesca affermazione di un tizio che osserva quanto sia stupido fumare ma anche come non riesca a trovare una motivazione per smettere, non è certo l’ironia a mancare nel corso dei circa 82 minuti di visione, destinati ad assumere una piega decisamente più drammatica una volta superata la prima metà del film.
Quando Carmelo racconta di soffrire di bipolarismo polare, sindrome che fa passare l’individuo dall’euforia esagitata alla depressione cupa, e un altro degli intervistati confessa di aver dovuto subire diversi elettroshock.
Fino alla fine di un prodotto volto a dire che il cambiamento, insieme, è possibile.

Francesco Lomuscio

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La bella mugnaia (DVD)

Posted on 16 giugno 2010 by Giorgiana Sabatini

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Siamo a Napoli, nel Settecento, dove, durante la dominazione spagnola, il governatore Don Teofilo (Vittorio De Sica) tenta in tutti i modi di fare sua la bella Carmela (Sophia Loren), moglie del mugnaio Luca (Marcello Mastroianni) che, a sua volta, decide di vendicarsi del presunto tradimento introducendosi nella camera da letto della governatrice Donna Dolores (Yvonne Sanson).
Sembra anticipare non poco gli assurdi intrecci che vent’anni dopo sarebbero stati alla base delle gettonatissime commedie sexy il soggetto di questa curatissima commedia in costume (del resto, stiamo parlando di una produzione Dino De Laurentiis-Carlo Ponti) firmata a metà anni Cinquanta dal prolifico Mario Camerini e tratta da Il cappello a tre punte di Pedro Antonio de Alarcón, che lo stesso regista – il cui lungo curriculum spaziò in diversi generi – già portò sullo schermo nel 1934.
Commedia in costume particolarmente incentrata sull’incontro-scontro tra classi sociali del tutto diverse e che, come c’era da aspettarsi, punta in maniera principale sull’ottimo cast. Ottimo cast impreziosito da un lato dall’abbondante scollatura della Loren, dall’altro dal sempre grande De Sica, il quale ci regala l’ennesimo, cinico personaggio che, tanto viscido quanto divertente, testimonia ancora una volta la sua influenza sulla futura recitazione del figlio Christian.
Fino ad un tipico epilogo con morale da favola e l’amore che trionfa, oltre che verbalmente dispensatore di un messaggio da destinare a tutti i nostri politici: “Non si può governare un popolo senza conoscerlo, il cervello bisogna conservarlo per il governo, non per le donne degli altri”.
A lanciarlo in dvd è 01 distribution, da tempo impegnata a riscoprire su supporto digitale rari titoli appartenenti alla library Titanus.

Francesco Lomuscio

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Sound of Morocco

Posted on 15 giugno 2010 by Giorgiana Sabatini

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Autrice, tra l’altro, dei due drammi a sfondo erotico Profumo (1987) e La cintura (1989), Giuliana Gamba torna in sala con questo documentario che, presentato nel 2009 presso il Festival Internazionale del Film di Roma, esplora le passioni, i paesaggi, i rimpianti e la memoria di un popolo da troppo tempo tenuto ai margini del mondo e che esprime la sua vera anima attraverso la musica, elemento di pace e tolleranza.

Un’operazione volta a condurre lo spettatore dalle scogliere di Tangeri in un viaggio di scoperta culturale e geografica all’interno del Marocco, alla volta di Essaouira, passando per Zri Zrat, Ouazzane, Meknes e Casablanca. Ma, soprattutto, un viaggio di scoperta di un sound esclusivo, delle tradizioni musicali, dalla Jagiuka ai tipici canti spirituali, fino alla Gnawa degli schiavi.

E, con abbondanza di camera in movimento, è accompagnati dal musicista marocchino trapiantato in Italia Nour Eddine che veniamo invitati ad immergerci nel percorso riguardante le varie realtà musicali di un paese che, nelle sue sonorità, esprime la grande trasformazione che sta vivendo. Infatti, da un lato abbiamo il giovane neomelodico Abdellah Ed-Douch, poverissimo berbero che vive nelle  bidonville , impegnato a cantare il sentimento struggente che lo lega alla sua terra, dall’altro i rapper di Casablanca che, con il loro slang marocchino, sparano contro l’occidente che li aggredisce e li vuole fagocitare e globalizzare. Senza dimenticare Omar Sayed del gruppo rock Nass El Ghiwane, ovvero il primo che ha cantato l’orgoglio musulmano e l’unicità dell’anima e della cultura dell’Islam, fino al Festival di Essaouira, luogo da cui partivano i carichi di schiavi che come unico patrimonio portavano nelle Americhe il ritmo della musica Gnawa.

I circa 76 minuti di visione vengono così spiegati dalla regista: “Io sono italiana e sono stata in Marocco solo alcune volte, rimanendone affascinata tanto da voler girare un documentario sulla musica marocchina. Ho cercato di trasmettere soprattutto le emozioni che provavo nello stare con le persone del posto, tutti ragazzi dal talento naturale che, senza aver frequentato alcuna scuola, passano indifferentemente dagli strumenti moderni a quelli più antichi”.

Francesco Lomuscio

Il film è in programma al Nuovo Cinema Aquila (Roma) fino al 17 giugno.

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The holy family-Un Ramone a Roma (Tekfestival 2010)

Posted on 10 maggio 2010 by Luca Biscontini

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Un unico finto cognome, Ramone, per tutti e quattro i componenti del gruppo.

Costituitisi a metà anni Settanta e scioltisi circa vent’anni dopo, i newyorkesi Ramones, caratterizzati da capelli lunghi, giubbotto di pelle nero e jeans strappati, hanno sicuramente incarnato l’ultima grande rivoluzione della musica rock.

Insieme ad un gruppo di amici comprendente Flaviano Perullo, Costanza Savio, Marco Anastasi alias ‘Il Duka’, Marcello Fagiani, Antonio Conti, il dj Luciano’Luzy L’Levrone, Paolo e Luca di Gaetano, Pablo Echaurren rievoca in questo documentario – co-diretto da Uliano Paolozzi Balestrini e girato nel cuore del quartiere romano del Pigneto – i propri trascorsi di fan della mitica punk band, a partire dai titoli di testa commentati da “Beat on the brat”.

Tra “Lascia l’ultimo ballo per me” dei Rokes e “Pensiero” dei Pooh, si comincia con il parlare del periodo in cui, dopo la seconda metà degli anni Sessanta, il noiosissimo progressive spazzò via il beat, fino a portare all’arrivo degli insostenibili assoli chilometrici dei gruppi hard rock alla Deep purple, con Marco Anastasi che, suscitando non poche risate, definisce gli Yes il complesso più inutile della storia.

Perché, tra “Heart of stone” dei Rolling stones e discorsi riguardanti cantautori nostrani quali Lucio Dalla ed Edoardo Bennato, non è certo l’ironia a mancare nel corso dei circa 63 minuti di visione immersi tra ricordi privati dei protagonisti, rapporti privilegiati con la band e racconti del modo in cui si è arrivati ad amare la loro musica, giunta come un fulmine a ciel sereno per salvare il destino del rock più genuino, quello che s’identificava nei pezzi di Little Richard e contemporanei.

E si spazia dal concerto romano svoltosi all’inizio degli anni Ottanta a Castel Sant’Angelo a una cena con i Ramones tenutasi a casa di Paolo e Luca Di Gaetano nel 1993, passando per il giorno in cui il gruppo presentò un nuovo disco nello storico negozio Disfunzioni musicali.

Quindi, in mezzo a spezzoni di filmati amatoriali, immagini tratte dai videoclip (Time has come today e Rock’n’roll high school nel mucchio) e un intervento dei Senzabenza, band italiana prodotta dal cantante Joey Ramone, un nostalgico viaggio tutto italiano alla (ri)scoperta di un quartetto tanto importante quanto beffardamente bistrattato.

Un quartetto costretto a portare avanti una lunga carriera lontano dagli alberghi di lusso e dalle limousine da divismo, suonando spesso dal vivo proprio perché furono in pochi, durante il suo periodo di attività, ad avvertire l’innovativa potenza dei dischi registrati in studio.

Con diversi hit ramonesiani a fare da emozionante commento, ovviamente, dagli inni “Sheena is a punk rocker”, “Blitzkrieg bop” e “Cretin hop” alla spectoriana “Baby, I love you”; senza dimenticare “Do you remember rock’n’roll radio?”, “What’s your game” e le bellissime “The kkk took my baby away” e “I can’t make it on time”.

Fino alla cover “Out of time”, originariamente suonata dai succitati Rolling stones, dopo un incontro dei protagonisti con il batterista Marky Ramone, che ci onora anche con un «Gabba gabba pizza!».

D’altra parte, è lui il “Ramone a Roma” del titolo.

Francesco Lomuscio

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Occhi senza volto (dvd)

Posted on 07 maggio 2010 by Giorgiana Sabatini

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Aiutato dalla cinica assistente Louise (Alida Valli), il dottor Génessier (Pierre Brasseur), chirurgo plastico specialista in eteroinnesti, rapisce e uccide giovani donne per ridare un volto alla figlia Christiane (Edith Scob), rimasta sfigurata durante un incidente automobilistico.
Fu traendo ispirazione da un romanzo di Jean Redon che, nel lontano 1959, il francese Georges Franju raccontò sullo schermo la trasfigurazione dell’uomo comune, ossimoro del male incardinato nella consuetudine, tramite questo autentico gioiello della settima arte girato in uno splendido bianco e nero e comparso nell’anno di grazia della Nouvelle Vague, lo stesso in cui uscirono I quattrocento colpi di François Truffaut, Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard e Hiroshima, mon amour di Alain Resnais.
Non a caso, sebbene il regista abbia più volte smentito in quanto appartenente ad un’altra generazione artistica, viene spesso annoverato tra i massimi esponenti dell’allora neonata corrente di giovani cineasti il suo film, presentato anche al Festival di Edimburgo, dove scandalizzò stampa e pubblico portando sette spettatori a perdere i sensi.
Del resto, influenzato in maniera evidente dalla lezione di maestri dell’Espressionismo tedesco come Friedrich Wilhelm Murnau e Fritz Lang (non a caso, il direttore della fotografia Eugen Schüfftan aveva curato gli effetti visivi di Metropolis), Franju, sfruttando a dovere un soggetto piuttosto esile e lineare, portò coraggiosamente su celluloide operazioni chirurgiche e facce strappate, anticipando sia la mitica scena dell’omicidio nella doccia di Psycho, uscito l’anno successivo, che i sanguinolenti massacri in technicolor di Blood feast, diretto nel 1963 da Herschell Gordon Lewis, nonché iniziatore del filone splatter.
Quindi, insieme al citato capolavoro di Alfred Hitchcock, possiamo tranquillamente considerare questo simbolico attacco alla scienza e all’etica della medicina come il padre dell’horror moderno, imitato sia dal trash director spagnolo Jess Franco, che ne riprese le tematiche ne Il diabolico dottor Satana e I violentatori della notte, che da pellicole come L’ossessione del mostro di Robert Hartford-Davis e Terrore nel buio di Michael Pataki.
Sinister Film, da sempre attentissima alla riscoperta su dvd di vecchi titoli horror e fantastici, ce lo propone per la prima volta in versione integrale (dalle nostre parti girava un montaggio di circa 76 minuti) all’interno di questa imperdibile special edition ricca di contenuti speciali.
Infatti, al di là di un paio di trailer e della galleria fotografica, si va da interviste al regista e agli sceneggiatori alla possibilità di ascoltare sei tracce della bella colonna sonora a firma del compianto Maurice Jarre; passando per un’introduzione di Luigi Cozzi (presenza fissa dei titoli Sinister) e per lo shockante documentario Le sang des bêtes, diretto da Franju nel 1949.
Senza contare l’interessante libricino incluso nella confezione.

Francesco Lomuscio

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Scontro tra titani

Posted on 17 aprile 2010 by Luca Biscontini

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Prima Danny the dog (2005), dramma d’azione interpretato da Jet Li e Bob Hoskins, poi Transporter: Extreme (2005), coinvolgente sequel dell’action-movie The transporter (2002) di Corey Yuen, del quale pare sia anche stato co-regista.

Classe 1973, il francese Louis Leterrier, dopo aver dato nel 2008 un apprezzabile seguito (L’incredibile Hulk) al poco riuscito Hulk (2003) di Ang Lee, torna dietro la macchina da presa per porre il Sam Worthington di Avatar (2009) nei panni di Perseo che, figlio di Zeus alias Liam Neeson e allevato dal comune mortale Spyros, con le fattezze di Pete”Amistad”Postlethwaite, si mette a capo di una missione volta a sconfiggere il malvagio dio dell’oltretomba Ade, interpretato da Ralph Fiennes, prima che s’impadronisca del potere del dio degli dei per scatenare l’inferno sulla Terra.

Tra battaglie contro demoni e spaventose belve, quindi, a tornare alla memoria sono soprattutto le ambientazioni e la messa in scena della trilogia de Il Signore degli Anelli, anche se, con ogni probabilità, il cineasta neozelandese Peter Jackson, dichiarato fan del grande effettista Ray Harryhausen, per trasporre l’opera di Tolkien già s’ispirò allo Scontro di titani (1981) di Desmond Davis, di cui questo Scontro tra titani è il rifacimento in tre dimensioni.

Rifacimento piuttosto fedele a quella pellicola senza infamia e senza lode che vide nel cast Laurence Olivier, Ursula Andress e Burgess Meredith, di cui rilegge a dovere soprattutto le spettacolari sequenze con la pietrificante Medusa e quelle con gli scorpioni giganti.

Paradossalmente, però, individuando il film di Davis tutto il suo fascino nelle animazioni in stop-motion ad opera del citato Harryhausen, le quali rimandavano in maniera nostalgica ai suoi precedenti lavori realizzati per Gli Argonauti (1963) di Don Chaffey e per il ciclone di Sinbad, sfugge l’utilità di una rilettura d’inizio XXI secolo puntante, al contrario, sulle moderne tecnologie a base di massicce dosi di digitale.

Con un Neeson piuttosto ridicolo e la scelta della visione in 3-D che sembra abbastanza forzata, quindi, la risultante sono 104 minuti sì guardabili e ricchi d’azione, ma forse i meno riusciti della filmografia di Leterrier.

Francesco Lomuscio

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L’invasione degli ultracorpi (dvd)

Posted on 30 marzo 2010 by Giorgiana Sabatini

L'Invasione degli ultracorpi

Apparentemente in stato confusionale, il dottor Miles Bennell (Kevin McCarthy) cerca di rendere noto che strani invasori extraterrestri atterrati sulla Terra sotto forma di giganteschi baccelli si stanno impossessando dei corpi e della volontà degli abitanti di Santa Mira, cittadina americana.
Tratto da un romanzo scritto nel 1954 da Jack Finney, comincia da qui il grande capolavoro della fantascienza che, realizzato in bianco e nero e in economia dal Don Siegel de Il tesoro di Vera Cruz (1949), non solo lasciò un segno indelebile all’interno del genere d’appartenenza, ma influenzò attraverso la figura dei body snatchers (come vengono chiamati nella versione originale i cosiddetti ultracorpi) anche il filone degli zombi.
Metafora antimaccartista nei pensieri di una parte della critica, attacco al comunismo secondo l’altra, è un racconto su celluloide caratterizzato da una struttura circolare e costruito su un intrigo che si lascia svelare passo dopo passo, senza fare facile ricorso agli effetti speciali e forte di un serratissimo ritmo narrativo.
Ed i meriti, oltre che all’ottimo protagonista Kevin McCarthy, poi rivisto in un’infinità di b-movie ed in molti lavori di Joe Dante, da Piranha (1978) a Looney Tunes: Back in action (2003), vanno sicuramente alla bella sceneggiatura di Daniel Mainwaring che, con dialoghi ad opera di un giovane e non accreditato Sam Peckinpah (nel film compare anche nel ruolo di un tecnico del gas), presenta una scrittura talmente asciutta, concreta ed essenziale da trasformare l’insieme in una parabola d’inquietante suggestione.
La Sinister Film, da sempre molto attenta alla riscoperta su dvd dei classici (e non) del cinema di genere, ce lo presenta per la prima volta in Superscope anamorfico e in versione integrale.
Con una curata sezione extra che, accanto a trailer e galleria fotografica, pone una presentazione a cura del trash director Luigi Cozzi, un’intervista a Kevin McCarthy e The night America trembled!, inedita ricostruzione filmata della celeberrima trasmissione radiofonica di Orson Welles La guerra dei mondi, con Ed Asner, Warren Beatty e James Coburn come interpreti. Senza dimenticare, all’interno della confezione, l’interessante booklet fotografico con saggio scritto da Stephen King.

Francesco Lomuscio

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Appuntamento con l’amore

Posted on 07 marzo 2010 by Luca Biscontini

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E’ vero che l’amore è la cosa più sconvolgente del pianeta?

Prova a risponderci il regista Garry Marshall con questo Valentine’s day (come s’intitola in patria il film) che, dopo Pretty woman (1990) – citato anche nei titoli di coda – e Se scappi ti sposo (1999), lo vede per la terza volta alla direzione di Julia Roberts.

Infatti, all’interno dell’intreccio di storie che, ambientate a Los Angeles nel giorno della festa degli innamorati, costituiscono la sceneggiatura di Katherine Fugate (Un principe tutto mio), la vincitrice del premio Oscar per Erin Brockovich-Forte come la verità (2000) veste i panni di una donna in viaggio in aereo che finisce per fare conoscenza con Bradley Cooper (Una notte da leoni), passeggero seduto accanto a lei.

A terra, invece, abbiamo Emma Roberts (Aquamarine), nipote proprio dell’attrice, che sembra essere prossima alla perdita della verginità con il ragazzo, Carter Jenkins (Alieni in soffitta), Topher Grace (Spider-man 3) innamorato di Anne Hathaway (Alice in wonderland) senza immaginare che svolga l’attività d’intrattenitrice erotica al telefono, il giornalista televisivo Jamie Foxx (Miami Vice) che pare destinato a incrociare la propria giornata lavorativa con quella dell’eterna single Jessica Biel (Non aprite quella porta), addetta stampa dell’atleta Eric Dane (X-Men: Conflitto finale) e, soprattutto, il fioraio Ashton Kutcher (Notte brava a Las Vegas), conteso tra l’amore per la fidanzata Jessica Alba (I Fantastici 4) e la profonda amicizia con la maestra Jennifer Garner (30 anni in un secondo), fiduciosa nei confronti di un Patrick Dempsey (Come d’incanto) che non la merita affatto.

E’ quindi il cast all star, comprendente anche le veterane Shirley MacLaine (Voglia di tenerezza), Kathy Bates (Misery non deve morire) e Queen Latifah (Chicago), a rappresentare il maggiore punto di forza dell’operazione, appositamente costruita per sfruttare la romantica atmosfera del 14 febbraio (anche se in Italia è giunta un mese dopo).

Un’operazione che, tra colorata flora e frasario da cioccolatini, offre non poche occasioni per sprofondare in sane risate, risultando caratterizzata da un ritmo narrativo nel complesso discreto, anche se in parte penalizzato dall’eccessiva durata (siamo sulle due ore circa) e dalle forse troppe vicende tirate in ballo (alcune, come quella che vede protagonista il Taylor Lautner di New moon, vengono appena abbozzate).

Ciò che ne viene fuori è un leggero prodotto che si lascia tranquillamente guardare, ma che ci spinge subito a pensare che l’impresa di scaldare il cuore con simpatia attraverso una commedia corale sia riuscita decisamente meglio ad altri registi.

E ricordiamo solo il nostro Fausto Brizzi di Ex (2009) e il Ken Kwapis de La verità è che non gli piaci abbastanza (2009), scritto proprio dagli stessi Abby Kohn e Marc Silverstein qui autori del soggetto insieme alla già citata sceneggiatrice.

Francesco Lomuscio

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Amabili resti

Posted on 05 marzo 2010 by Luca Biscontini

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1973. Brutalmente assassinata dal vicino di casa George Harvey (Stanley Tucci), la quattordicenne  Susie Salmon (Saoirse Ronan) continua a vegliare sulla sua famiglia, intrappolata in una dimensione onirica tra cielo e terra.

Tratto dal best seller Amabili resti, scritto da Alice Sebold, parte da questa esile idea l’undicesimo lungometraggio diretto dal neozelandese Peter Jackson, capace di cominciare dalle esagerazioni splatter di cult come Bad taste-Fuori di testa (1987) e Splatters-Gli schizzacervelli (1992) per arrivare alla vittoria del premio Oscar con Il Signore degli anelli-Il ritorno del re (2003), passando attraverso raffinate opere d’impronta decisamente autoriale come Forgotten silver (1995) e Creature del cielo (1994).

Ed è soprattutto quest’ultimo a tornare in mente dal momento in cui, grazie agli ottimi effetti speciali visivi, viene tirato in ballo quello che possiamo definire un magico limbo caratterizzato da paesaggi e situazioni fantastiche.

Magico limbo che, complice l’eccellente fotografia di Andrew Lesnie (Il Signore degli anelli), finisce per fare quasi da scenografia principale ad una vicenda sceneggiata dallo stesso regista insieme a Philippa Boyens (King Kong) e Fran Walsh (Sospesi nel tempo), e capace di coinvolgere efficacemente attraverso un teso ma lento ritmo narrativo.

Con momenti che possono far tornare alla memoria titoli del calibro di Ghost-Fantasma (1990) e The sixth sense-Il sesto senso (1999), Stanley Tucci (Tu chiamami Peter) in una delle migliori prove della sua carriera, e la famiglia Salmon rappresentata da Mark Wahlberg (Max Payne), Rachel Weisz (La mummia), Susan Sarandon (Thelma & Louise) e Rose McIven (Donne in topless che parlano della loro vita)..

Tra suspense e speranza e la consueta, maniacale attenzione per i dettagli, mentre l’insieme oscilla continuamente tra la sete di vendetta della protagonista e il desiderio di vedere guarire i suoi cari, ormai sull’orlo del disfacimento psicologico.

Il Re Mida di Hollywood Steven Spielberg ne è il produttore esecutivo.

Francesco Lomuscio

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Alice in wonderland

Posted on 27 febbraio 2010 by Luca Biscontini

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Alla fine, con Anne Hathaway (Il diavolo veste Prada) nei panni della Regina bianca, Helena Bonham Carter (Camera con vista) in quelli della tirannica Iracondia, Regina rossa, e Matt Lucas (L’alba dei morti dementi) nel duplice ruolo dei gemelli Pinco Panco e Panco Pinco, il visionario Tim Burton ha riportato nel paese delle meraviglie di celluloide (e questa volta in 3-D) la Alice letteraria nata nel 1865 dalla fantasia di Lewis Carroll, già protagonista di diverse trasposizioni cinematografiche, la più famosa delle quali rimane a tutt’oggi quella disneyana del 1951.

Con le fattezze dell’australiana Mia Wasikowska (Amelia), è una Alice non più bambina e prossima al matrimonio questa di Alice in wonderland, la quale, per trovare il suo vero destino, s’imbarca nell’incredibile viaggio che la porta ad incontrare, tra gli altri, il caloroso Bianconiglio, l’elegante Stregatto, il topolino Mally e il Brucaliffo, dal muso simile a quello dell’extraterrestre E.T.

Ed è proprio questa varietà di animalesche creature parlanti a garantire la buona dose d’ironia presente nell’operazione, immersa in un’impeccabile confezione tecnico-artistica che, complici la bella fotografia di Dariusz Wolski (La maledizione della prima luna) e l’ottimo trucco, fornisce un’estetica generale più vicina ai variopinti universi allucinati di Terry Gilliam che alle cupe atmosfere dell’autore de Il mistero di Sleepy Hollow.

Infatti, al di là di Ilosovic Stayne, Fante di Cuori interpretato dal mai disprezzabile Crispin Glover (Ritorno al futuro), il cui look non fatica a ricordare quello di Edward mani di forbice, per scovare un minimo d’impronta burtoniana bisogna prestare molta attenzione ai cieli spesso poco sereni e a un certo animo drammatico-dark che si nasconde dietro le apparentemente allegre immagini; sarebbe sufficiente citare il simpatico ma inquietante ghigno del Cappellaio Matto incarnato da Johnny Depp (Nemico pubblico), caratterizzato – come buona parte dei volti presenti nel film – da lineamenti che non lo avrebbero certo fatto sfigurare all’interno di un’opera appartenente all’Espressionismo tedesco.

Però, con una visione tridimensionale sfruttata raramente bene e senza rinunciare ad uno scontro con il draghiforme Ciciarampa, l’impressione è quella di trovarsi dinanzi ad un prodotto leggermente al di sopra della media che, incapace di permettere allo spettatore di affezionarsi ai vari personaggi, porta la firma di un emulo del regista de La sposa cadavere.

Regista la cui carriera, passata da autentici capolavori (il già citato Edward mani di forbice) a prove semplicemente apprezzabili (Sweeney Todd-Il diabolico barbiere di Fleet street), comincia a spingerci non poco a dare ironicamente credito ad una delle frasi pronunciate nel corso della vicenda: “Tutti i migliori sono matti”.

Francesco Lomuscio

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L’ultima estate

Posted on 15 dicembre 2009 by Ireneo Alessi

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Dopo aver tentato di scassinare un bancomat, tre ladri improvvisati intraprendono una fuga automobilistica dai carabinieri, mentre le pallottole volano da una macchina all’altra. A distanza di un anno, il giovane Paolo (Gabriele Penteriani), dedito a furti di pezzi provenienti da motorini e minicar utili per operare modifiche nell’officina abusiva che gestisce insieme agli amici Nina (Francesca Ferrazzo) e Cicciobombo (Simone Ascani), fa conoscenza con la coetanea Ilaria detta Ila (Francesca Ferrazza), ragazza della Roma bene fidanzata con il viziato Lollo (Emanuele Aiello) e che vive un rapporto conflittuale con la madre (Daniela Poggi). Da qui prende il via l’ultima estate del titolo, comprendente anche un viaggio a Lampedusa, attraverso cui l’attrice Eleonora Giorgi, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo Uomini e donne, amori e bugie (2003), interpretato da Ornella Muti e Paolo Giommarelli, non solo pone in scena l’ennesimo incontro-scontro tra persone di diversa estrazione sociale, ma lancia un messaggio relativo al fatto che i figli non devono essere intesi quali responsabili delle azioni dei propri genitori. E lo fa tramite un’opera costruita su un soggetto interessante, scritto da lei stessa, e attraversato da un discreto ritmo narrativo, fino a un risvolto inaspettato. Peccato che, mentre l’hip hop fa da commento musicale e rivediamo sullo schermo il veterano Daniele Formica e il Gianni Ansaldi dei due Sapore di mare (sono il colonnello Crescenzi e l’avvocato), a non convincere sia proprio la regia, più adatta forse al piccolo che al grande schermo. Oltre che incapace di gestire i tempi di recitazione dei giovani protagonisti, poco convincenti nella maggior parte delle situazioni.

Francesco Lomuscio

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2012

Posted on 17 novembre 2009 by Ireneo Alessi

2012

Dopo l’attacco extraterrestre di Independence day (1996), quello da parte del lucertolone radioattivo Godzilla (1998) e la rivolta della natura di The day after Tomorrow-L’alba del giorno dopo (2004), Roland Emmerich torna ad occuparsi di disastri con questo 2012 che, come il titolo lascia intuire, prende le mosse dall’anno in cui, secondo il calendario inciso dai Maya, il mondo vedrebbe la propria fine.

Infatti, tra grattacieli che cadono al suolo, asfalto spaccato e metropolitane che volano per aria, è uno scenario da epilogo dell’umanità quello che, in seguito allo spostamento delle placche terrestri, si presenta agli occhi dello scrittore Jackson Curtis (John Cusack), impegnato a portare in salvo non solo la propria pelle, ma anche quella della ex moglie Kate (Amanda Peet) e dei figli Noah (Liam James) e Lilly (Morgan Lily); mentre il presidente degli Stati Uniti Thomas Wilson (Danny Glover) previene un’isteria di massa mantenendo il segreto e il responsabile dei suoi consiglieri scientifici Adrian Helmsley (Chiwetel Ejiofor) è determinato ad aiutare il maggior numero di persone possibile.

Per uno stuolo d’interessanti personaggi cui si aggiungono il profetico e bizzarro conduttore radiofonico Charlie Frost (Woody Harrelson) e Carl Anheuser (Oliver Platt), responsabile dello staff presidenziale intento a far sopravvivere solo quella parte della società che può permetterselo.

Perché, al di là degli ottimi e coinvolgenti effetti speciali, sono soprattutto i rapporti umani legati alla lotta per la sopravvivenza e alla tematica dell’unione a finire per rappresentare l’elemento di spicco del lungometraggio di Emmerich, sostenuto da un ottimo cast e costruito privilegiando la lunga prima parte d’attesa pre-catastrofe cara al regista tedesco.

I fan della facile emozione da blockbuster a stelle e strisce, infatti, noncuranti del (sotto)testo relativo alle differenze di classe sociale e dei diversi riferimenti politici (dal governatore Arnold Schwarzenegger al nostro premier), potrebbero rimanere delusi dinanzi alle quasi due ore e quaranta di visione di cui la spettacolarità occupa meno della metà.

Del resto, fin dai tempi in cui erano particolarmente in voga, negli anni Settanta, i migliori disaster movie si sono sempre presentati in questo modo; e l’autore del fallimentare 10000 A.C. (2008) dimostra ancora una volta di avere appreso pienamente la lezione.

Francesco Lomuscio

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