Tutti per uno

“Romain Goupil ‘abbassa’ il punto di vista all’altezza dei bambini per firmare un film politicamente impegnato, leggero nei modi e diretto nelle intenzioni provocatorie”.

“Romain Goupil ‘abbassa’ il punto di vista all’altezza dei bambini per firmare un film politicamente impegnato, leggero nei modi e diretto nelle intenzioni provocatorie”.

Visionario, grottesco e surreale è il lavoro di Terry Gilliam, cortometraggio ambientato a Napoli e prodotto dal Pastificio Garofalo. Dopo l’esperienza con Edo Tagliavini (L’alchimia del Gusto), Pappi Corsicato (Questione di Gusti) e Valeria Golino (Armandino e il Madre) – che si è subito aggiudicata il Nastro d’Argento con questo esordio alla regia – Garofalo torna a fare cinema affidandosi stavolta al genio poco rassicurante di Brazil.

“Duncan Jones dirige un avvincente thriller, esprimendo il concetto possibilista mutuato dalla fisica quantistica con il suo linguaggio asciutto e la sua estetica dell’alterazione”.

Il mondo del cinema si stringe intorno a Jafar Panahi – regista iraniano sostenitore del movimento d’opposizione al regime condannato a sei anni di prigione e privato per vent’anni di alcuni «diritti civili compresa la realizzazione di film, la redazione di sceneggiature, i viaggi all’estero e la facoltà di rilasciare interviste a media locali e stranieri» – e a Mohammad Rasoulof, connazionale regista a cui è toccata la stessa sorte.

“Xavier Beauvois si ispira a una storia vera, focalizzando il suo interesse sul sentimento di fratellanza, amore e pacifica convivenza, vissuto da otto monaci cristiani in un paese musulmano”.

«”L’illusionista” trasuda le emozioni personali di Tati, è un lungo e desolato addio alla settima arte, un saluto amaro rivolto al futuro imprevedibile».

«”Cattivissimo me” è un film d’animazione che non deluderà i più piccini e che regalerà agli adulti un’ora e mezza di brioso intrattenimento».

“Un film corale in cui ciascun personaggio è fotografato in un istante di precario equilibrio. Ivory torna con una regia asciutta e penetrante”.

“Tra indiscussi capolavori, mediocri risultati registici e flop ampiamente criticati, M. Night Shymalan firma il nuovo progetto titanico, insinuandosi tra plausi e contestazioni del pubblico”.

Il coreano Park Chan-wook, autore dell’indimenticabile trilogia della vendetta e vincitore nel 2004 a Cannes del Gran Prix Speciale della Giuria proprio per Old Boy, presenta sul grande schermo dell’Asian Film Festival “Thirst”, Premio della Giuria a Cannes nel 2009.

Dopo il discusso successo di “Serbis”, film che nel 2008 ha sconvolto il pubblico benpensante di Cannes, il filippino Mendoza ritorna nel 2009 sul grande schermo del festival più mondano d’Europa con “Kinatay”, vincendo questa volta il premio alla regia.

Attraverso il piccolo vissuto di una donna straordinaria, Kwan riesce a restituirci con elegante discrezione i fatti storici di un Paese. La Cina e la sua storia di lacerazioni, la contrapposizione tra Shanghai e Hong Kong, tra controllo comunista e dominio capitalista, sono presenze costantemente rimesse al ‘fuori campo’ della narrazione filmica.

«Dopo il poetico dramma esistenziale di “Last life in the Universe” e il coraggioso thriller d’atmosfera “Invisible waves”, entrambi interpretati dall’attore feticcio Asano Tadanobu, Pen-Ek Ratanaruang, fervido autore tailandese, cattura il pubblico con un horror originale sull’imperscrutabile natura dei sentimenti, paragonabile nella sua complessità ai fitti rami di una foresta labirintica».

“Cheng Wen-tang ci restituisce l’affresco di una società malata, claudicante e destinata ad arenarsi nella sconfitta, inibita e maledetta, dove nessuno riesce a risollevarsi e a salvarsi dal perfido e implacabile disegno del fato. Come fossero trascinati verso il baratro da una forza mortifera, i vinti di Tears vagano infelici e annichiliti nella pellicola stemperata e sfocata di Cheng Wen-tang, richiamati simbolicamente dalle ultime immagini viste con gli occhi di Guo”.

«Scott Hicks, nominato agli Oscar nel ’96 per il monumentale “Shine”, dirige “Ragazzi miei”, ispirandosi al romanzo autobiografico “The boys are back” del giornalista britannico Simon Carr».

“Pur essendo una commedia fantasy per famiglie, il film scritto dalla Thompson propone buoni sentimenti restituiti in chiave pedagogica, regalando un momento di genuino divertimento”.

«”Le quattro volte” indica il numero di vite incastonate l’una nell’altra che ciascuno di noi possiede, e di conseguenza le volte che dobbiamo conoscere noi stessi».