Tag Archive | "Recensione di Francesca Capone"

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La velocità della luce

Posted on 02 marzo 2010 by Luca Biscontini

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Per Andrea Papini è il primo lungometraggio, nonostante la sua attività registica inizi a metà degli anni ottanta realizzando documentari, corti e spot pubblicitari. Il regista mette in scena la quotidianità di tre individui che, per uno scherzo del destino, si conoscono e si troveranno ad essere disarmati l’uno di fronte al carisma dell’altro. Dà l’avvio a questo triplice incontro Mario, un ladro di macchine che “lavora” in autostrada. Il ragazzo punta una macchina e parla al palmare con Beatrice, una telefonista che si invaghisce della sua voce, per risalire al numero di telefono del proprietario; quest’ultimo si scopre essere un uomo ambiguo, con un passato fatto di sperimentazioni mediche e un presente oscuro.

Nulla è come sembra in questo noir fatto di ombre e di luci, scandito per buona parte dall’altalenanza di tunnel e spazi aperti, fin dai titoli di testa si capisce subito che le due macchine sono protagoniste, scelte con cura per essere armoniosamente in contrasto. La prima rosso fuoco, come la carica adrenalinica che spinge Mario a fare questo mestiere, piccola come una zanzara rispetto alla seconda, nera, di lusso ma vecchiotta, funerea come il suo proprietario dall’aria inquietante e una voce dolce e ipnotica, che riesce a neutralizzare la volontà del ladruncolo. Ci si trova presto di fronte a persone che sono vittima e carnefice di se stessi e dell’altro.

“Un personaggio splendidamente misterioso, è un morto vivo, vittima e predatore, è un uomo” ha detto Patrick Bauchau del suo personaggio. Un altro elemento incisivo è l’incorporeità della comunicazione, tema molto attuale, il telefono rimane per buona parte del film il mezzo attraverso il quale i tre personaggi interloquiscono, tutti seduti, chi in un ufficio e chi in macchina, tutti in cerca di qualcosa o di qualcuno, tutti soli.

Francesca Capone

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Once

Posted on 25 febbraio 2010 by Luca Biscontini

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Carney, regista irlandese,  ha voluto raccontare una storia d’amore che ha preso l’avvio dalle esperienze personali del suo passato. Once descrive l’incontro di due anime, di due cuori che si comprendono fino in fondo, un ragazzo di Dublino e una ragazza emigrata dalla Repubblica Ceca, entrambi con una grande e profonda passione per la musica.

Lui, musicista, scrive canzoni, alcune delle quali ispirate dalla rottura con la sua ragazza, che ora vive a Londra, e aiuta il padre nella riparazione di aspirapolveri. Lei, separata dal marito, suona il piano, fa la governante, e  vive con la mamma e sua figlia. I due ragazzi trascorrono una settimana insieme, cantando, scrivendo canzoni e registrando un demo professionale. Quel poco tempo farà scoprire loro quante siano variegate le possibilità da poter sfruttare. Il padre ha un legame stretto con il figlio un po’ come il regista col proprio, questo perché a detta del medesimo “quando si vive a casa dei genitori oltre i trent’anni, le radici diventano più profonde e andar via è più difficile”. La musica è la protagonista del film: attraverso le canzoni i due ragazzi conoscono il vissuto l’uno dell’altra, creando un’intimità più forte di quella  generata da qualsiasi gesto sentimentale.

Il regista ha dichiarato “E’ un film casto. C’è una purezza del rapporto tra i due ragazzi che passa attraverso la musica, anche solo un bacio si sarebbe intromesso”. Tutto è ridotto al minimo per sottolineare la delicatezza del momento. La luce naturale è stata utilizzata molto diffusamente, molte sono le scene girate in mezzo alla strada, con poco controllo sui passanti.

Carney voleva trasmettere un’immagine realistica di quello che accade tra due persone diverse, ma affini, e lo realizza attraverso un semplice meccanismo: si scorgono due persone in mezzo alla folla e si decide di seguirli nel loro percorso per un breve periodo, senza conoscere i nomi, senza avvicinarsi troppo, senza entrare più di tanto nella loro vita. Le atmosfere e i toni della musica e dei testi sono frutto della collaborazione tra John Carney e Glen Hansard;  il primo ha dato delle linee guida che corrispondevano a dei sentimenti che potevano essere di malinconia, di innamoramento, di separazione e cosi via, mentre Hansard ha realizzato un lavoro straordinario, con canzoni che forniscono un’interpretazione della storia talmente naturale da non essere pensabile senza di esse. Indissolubili.

Francesca Capone

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