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Passannante

Un soggetto sicuramente molto interessante, sia da un punto di vista storico che da un punto di vista umano, quello di “Passannante”.

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5 (Cinque)

Opera prima del regista Francesco Maria Dominedò, “5 (Cinque)”, purtroppo, è caratterizzato da una sceneggiatura molto debole e molto poco originale.

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Hypnosis

“L’opera diretta da Davide Tartarini e Simone Cerri Goldstein è facilmente iscrivibile nella categoria dell’horror fatto in casa”.

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6 giorni sulla Terra

“Realismo post-digitale: una regia temeraria, forsennata e senza respiro. Il confine tra il mondo e la nostra percezione è – finalmente – polverizzato”.

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31. Fantafestival: “KROKODYLE” di Stefano Bessoni

31. Fantafestival. “KROKODYLE” di Stefano Bessoni: Stefano Bessoni, dopo l’esperienza di Imago Mortis (2008) vissuta con costrizione, mette in scena il suo personale quaderno di appunti, dandoci l’opportunità di osservare il mondo interiore di un regista creativo come lui. KROKODYLE può definirsi un’opera innovativa, che non punta su una trama particolarmente attraente, ma piuttosto ad essere un contenitore di idee, spunti grafici, cinematografici e letterari. Recensione di Francesca Tiberi

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31. Fantafestival: “Demon’s twilight” di Federico Lagna

31. Fantafestival. “Demon’s twilight” di Federico Lagna: decisi a girare un documentario sulle cause psicologiche che porterebbero ad una forma di possessione demoniaca, alcuni studenti universitari rimangono intrappolati nel loro gioco di suggestione, con effetti tragicamente imprevisti. Recensione di Francesco Lomuscio

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31. Fantafestival: “Custodes Bestiae” di Lorenzo Bianchini

31. Fantafestival. “Custodes Bestiae” di Lorenzo Bianchini: Polanski resta il punto di riferimento più aulico per il regista friulano, ma nonostante ciò Custodes Bestiae rivela spassionata l’ammirazione per “La casa dalle finestre che ridono” (1974), imprescindibile fonte d’ispirazione per una pellicola che fa della paura ancestrale, del mito e dell’archetipo i suoi punti di forza. Recensione di Luca Lombardini

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31. Fantafestival: “Radice quadrata di tre” di Lorenzo Bianchini

31. Fantafestival. “Radice quadrata di tre” di Lorenzo Bianchini: il film stupisce non tanto per il fascino artigianale degli effetti speciali impiegati per la sua realizzazione (attori non professionisti alle prese con stinchi di maiale, salsa di pomodoro e mani finte), bensì per un’oculata scelta registica finalizzata principalmente all’esaltazione della messa in scena. Recensione di Luca Lombardini

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31. Fantafestival: “Occhi” di Lorenzo Bianchini

31. Fantafestival. “Occhi” di Lorenzo Bianchini: nel pubblico dei seguaci irriducibili delle produzioni horror indipendenti, l’udinese classe 1968 Lorenzo Bianchini, autore del poco visto noir tarantiniano “Film sporco”(2005), è conosciuto soprattutto per l’apprezzabilissimo esordio “Lidrîs quadrade di trê-Radice quadrata di tre” (2001), e per la sua opera seconda “Custodes bestiae” (2004), riguardante un giornalista alle prese con una setta di adoratori di Satana. Recensione di Francesco Lomuscio

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31. Fantafestival: “Bumba atomika” di Michele Senesi

31. Fantafestival. “Bumba atomika” di Michele Senesi: in una cittadina della provincia marchigiana, tre ragazzi e una ragazza piuttosto sbandatelli – tra i quali il nostro redattore Francesco Massaccesi – vivono vedendo quale loro principale ragione di vita l’assunzione di alcool, tanto che, continuamente al verde, scoprono nel commercio di cadaveri una rigogliosa fonte di guadagno che gli consente di acquistare la “bumba”. La recensione di Francesco Lomuscio.

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31. Fantafestival: “La canzone della notte” di Giovanni Pianigiani

31. Fantafestival. “La canzone della notte” di Giovanni Pianigiani: una favola noir che, sfruttando la figura di un uomo senza memoria che ha il potere di aiutare gli altri ma non riesce a prendersi cura di se stesso, racconta di oracoli e sensuali danzatrici attraverso una storia malinconica e feroce, volta a dipanarsi tra struggenti canzoni e violenti delitti destinati ad evocare antichi miti medio orientali in una Roma notturna e misteriosa. La recensione di Francesco Lomuscio

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“The Wholly family”: il cortometraggio su Napoli di Terry Gilliam

Visionario, grottesco e surreale è il lavoro di Terry Gilliam, cortometraggio ambientato a Napoli e prodotto dal Pastificio Garofalo. Dopo l’esperienza con Edo Tagliavini (L’alchimia del Gusto), Pappi Corsicato (Questione di Gusti) e Valeria Golino (Armandino e il Madre) – che si è subito aggiudicata il Nastro d’Argento con questo esordio alla regia – Garofalo torna a fare cinema affidandosi stavolta al genio poco rassicurante di Brazil.

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Et in terra pax

Cercare la bellezza ovunque, anche nel putrido, nel violento, nel disumano. Questa, in estrema sintesi, la mission poetica di “Et in terra pax”.

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Tatanka

“L’ennesima operazione di basso profilo che ha usufruito dei fondi del Ministero per i beni e le attività culturali, in quanto riconosciuta d’interesse culturale”

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“Gaza Hospital” di Marco Pasquini al Nuovo Cinema Aquila

Scritto da Lillo Iacolino e Marco Pasquini e diretto da quest’ultimo, è un prodotto originale, una traccia importante a metà fra passato e presente con lo sguardo rivolto al futuro, alla speranza. Vincitore del Globo D’Oro 2010 come miglior documentario, “Gaza Hospital”, come indica lo stesso nome, è la storia di una delle più importanti strutture sanitarie del Libano, costruite per curare i profughi palestinesi rifugiati, i libanesi e i poveri. Al Nuovo Cinema Aquila (Roma)

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Festival del Cinema Europeo di Lecce (12ª edizione): “Henry” di Alessandro Piva

Evento speciale ieri sera al Festival del Cinema Europeo di Lecce per la prima di “Henry”, il nuovo film di Alessandro Piva. Dopo il sottobosco criminale barese esplorato in “LaCapaGira” e “Mio cognato”, nel suo terzo film il regista campano cambia ambientazione e sceglie Roma per dipingere un affresco di personaggi disadattati in una cornice di humour nero. La recensione di Francesca Giannone.

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Malavoglia

“Il film di Pasquale Scimeca è una trasposizione moderna del dramma verghiano. Dell’originale conserva i personaggi, le professioni, il crudele destino, ma non l’esito finale”.

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C’è chi dice no

Qual’è l’avvenire della commedia italiana? “C’è chi dice di no” di Giambattista Avellino potrebbe costituire la traccia delle tendenze future. La recensione di Emanuele Protano.

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Fughe e approdi

“Giovanna Taviani traccia una ricognizione all’interno della sua memoria, ripercorrendo un passato connesso con le isole Eolie, per ritrovare il cinema perduto”

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A Sud di New York

“A Sud di New York” è una fiaba musicale rivolta ai giovani, affinché non smettano mai di sognare, soprattutto in questi tempi difficili e bui.

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Rasputin

“Louis Nero ritorna al lungometraggio per costruire una personale biografia del personaggio più enigmatico della Russia del XX secolo”.

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Boris – Il film

“Boris-Il film”, ovvero come raccontare con la formula del “road movie da fermi” il complesso paese che è l’Italia, un posto dove l’eccellenza è impossibile.

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Silvio Forever

“Un filmetto snob che, per non scadere nei soliti toni masturbatori da sinistra facebookiana, mette in scena una fenomenologia ironica del dittatorello della Standa”.

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Le stelle inquiete

“Non si può non apprezzare, nel suo complesso, questa operazione cinematografica, per il coraggio, e, soprattutto, per aver fornito la possibilità di un incontro con il pensiero di Simone Weil”.

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Il gioiellino

«”Il gioiellino” rientra a pieno diritto nel nuovo cinema politico italiano, segnato da opere che fanno della denuncia sociale e civica il sottotesto della narrazione».

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