Per sfortuna che ci sei

“Per sfortuna che ci sei” è una commedia fresca, che riesce a guadagnarsi la risata del pubblico amalgamando bene gli elementi comici alle piccole trovate d’azione.

“Per sfortuna che ci sei” è una commedia fresca, che riesce a guadagnarsi la risata del pubblico amalgamando bene gli elementi comici alle piccole trovate d’azione.

Abdellatif Kechiche, dopo l’ottimo “Cous Cous”, torna con un film che mette in scena la vita di Saartjie Baartman (la “venere ottentotta”).

“Per chi la ama, Le Guay ci propone una Francia snob e aristocratica e nel contempo suggestivo laboratorio multietnico in continua evoluzione”.

“Romain Goupil ‘abbassa’ il punto di vista all’altezza dei bambini per firmare un film politicamente impegnato, leggero nei modi e diretto nelle intenzioni provocatorie”.

“Pur conservando rigore e realismo, la scrittura dei Dardenne perde le caratteristiche portanti che, fino ad ora, avevano contraddistinto il loro cinema”.

“Un film essenziale, asciutto, contenuto anche nella durata e che, nel suo minimalismo, ricorda, in chiave edulcorata, il cinema trattenuto e ‘ruvido’ dei Dardenne”.

Morbosamente magnetico, cupo, seducente, “Young girls in black” (titolo originale Des filles en noir) è un film che non si può non amare. Diretto dal francese Jean Paul Civeyrac. Recensione di Francesca Giannone.

“Svagato, onirico, giocoso, malinconico, “Tournèe” sembra voler raccontare come una maschera serva a smascherare se stessi, per diventare finalmente liberi di mostrarsi”.

Jean-Pierre Jeunet questa volta ha deciso di mirare alto con “L’esplosivo piano di Bazil”, una pellicola che narra la storia di una vendetta portata avanti con un’arma inusuale: il potere della fantasia.

“Francois Ozon scherza. Si diverte, da un po’ di anni a questa parte, a mettere in scena commedie in cui gli elementi del comico e del glamour prendono il sopravvento”.

«”L’Immortale” rappresenta un piacevole diesel di celluloide: una macchina da cinema che, una volta ingranate le marce più alte della narrazione, cattura e trascina».

“La felice accoppiata Delepine/Kervern produce un altro piccolo splendido film”.

“Xavier Beauvois si ispira a una storia vera, focalizzando il suo interesse sul sentimento di fratellanza, amore e pacifica convivenza, vissuto da otto monaci cristiani in un paese musulmano”.

“Il divertente viaggio ai confini di archeologia e fantascienza di una spigliata scrittrice parigina, armata di coraggio ed ironia”.

«Il cinema di Alex De La Iglesia è in continua evoluzione. Se le ultime pellicole (“Oxford Murders”, “Crimen Ferpecto”) facevano presagire la ricerca di una dimensione più commerciale, senza comunque rinunciare all’aria di cinismo dissacrante, oramai suo marchio di fabbrica, il regista spagnolo stupisce con l’opera più estrema della sua filmografia dai tempi di “Perdita Durango”».

«Anche “Il rifugio “conferma, nel bene e nel male, la cifra cinematografica degli ultimi film di Ozon, soprattutto se si pensa a “Ricky” e “8 donne e un mistero”».

«Nella sua seconda pellicola, Mia Hansen-Løve racconta la storia di Grégoire Canvel, un coraggioso produttore cinematografico, definito da Bertolucci “l’ultimo eroe francese”».

«”From Paris with love”: serratissimo action-movie in cui, tra montaggio frenetico e riusciti scontri a fuoco, domina la spettacolarità tipica delle produzioni bessoniane».

“Il cinema francese sveste, per una volta, i paramenti sacri imposti dalla liturgia d’autore, regalandoci una commedia fresca, vivace e piena d’umorismo”.

«Nonostante sia parecchio debitore nei confronti dell’illustre antecedente “Non siamo angeli”, “Il missionario”, regia del francese Roger Delattre, si impone grazie alla sua genuina struttura narrativa».