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FAR EAST FILM FESTIVAL 13: “Under the Hawthorn tree” di Zhang Yimou

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La tredicesima edizione del Far East Film Festival accoglie tra applausi e commozione l’ultimo e atteso lavoro di Zhang Yimou. Il regista cinese dalle immense capacità visive e visionarie si discosta nettamente dalla recente incursione esplorativa nel genere wuxia (“Hero”, “La foresta dei pugnali volanti”) per recuperare un cinema più intimistico e con una forte connotazione sociale, ispirato al romanzo della scrittrice Ai Mi. A cura di Francesca Vantaggiato.

FAR EAST FILM FESTIVAL 13: “Buddha Mountain” di Li Yu

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FAR EAST FILM FESTIVAL 13: “Buddha Mountain” di Li Yu. Li Yu è alla sua quarta opera, e la maturità della narrazione l’ha spinta verso un linguaggio delicatamente ellittico, con inquadrature spesso instabili ad inseguire i moti dell’animo dei ragazzi. A cura di Rita Andreetti.

FAR EAST FILM FESTIVAL 13: “Welcome to Shama Town” di Li Weiran

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FAR EAST FILM FESTIVAL 13: “Welcome to Shama Town” di Li Weiran. Saltellante e colorata, malgrado l’aridità e la polvere che continuamente si sollevano, l’opera prima del regista Li Weiran ha intenerito la platea. Un film citazionista: dai caratteristi vagamente felliniani alla slapstick moderna, fino al balletto di chiusura in stile Bollywood. A cura di Rita Andreetti

Jiang Hu – Life on the Road

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“Questo film si attesta come un momento di straordinaria importanza per avere un’idea ben precisa di quella che era la Cina prima delle Olimpiadi e dell’Expo internazionale. Sarebbe a dire, che la pellicola di Wu Wenguang si colloca in un momento storico della “Terra di Mezzo”, in cui è già palese l’abbandono pressoché totale di ogni visione e aspirazione politica da parte della popolazione, ma nel contempo la Cina è ancora per la stragrande maggioranza un paese chiuso e arretrato”.

San qiang pai han jing qi (A Gun and A Noodle Shop). Berlinale 2010

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“Un mercante persiano volteggia con la spada e disegna nell’aria una coreografia perfetta: l’azione è filmata con eleganza e maestria tecnica, scherzando con la forza di gravità e giocando con il rallenty e i colori. É proprio l’inizio che ci si aspetta da un film di Zhang Yimou.”

Ghost Town (Torino Film Festival)

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Zizilhuo è una piccola città della Cina dove la Rivoluzione Culturale di Mao Tze Tung ha lasciato in eredità miseria e indifferenza verso la vita, dove uomini e donne aspettano qualcosa che sembra tanto il Godot di Beckett. Il regista Dayong racconta la città fantasma attraverso le storie dei suoi abitanti, appartenenti a due minoranze cinesi, i Nu e i Lisu, che trascorrono i giorni facendoli passare uguali uno dopo l’altro.

Ju Dou

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“Ju Dou consacra Zhang Yimou come uno dei maggiori esponenti della cinematografia contemporanea. Il premio Luis Bunuel testimonia il fatto che l’Orso d’Oro per Sorgo Rosso non era stato casuale e lo pone all’attenzione del produttore giapponese Yasuyashi Tokuma, che decide di co-produrre il film con il governo cinese”.

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