Budrus

“Questo documentario racconta della resistenza degli abitanti di Budrus, piccolo villaggio della Cisgiordania, contro la costruzione di una barriera da parte di Israele”.

“Questo documentario racconta della resistenza degli abitanti di Budrus, piccolo villaggio della Cisgiordania, contro la costruzione di una barriera da parte di Israele”.

“Vittorio racconta Gassman”, una vita da mattatore: un omaggio al grande talento italiano al cinema.

“Michel Petrucciani: questo film racconta la storia di come l’artista francese raggiunse il successo attraverso una volontà incrollabile e la forza della sua personalità.”

“Il documentario di Giovanni Piperno racconta, attraverso l’analisi delle complesse dinamiche interne, la storia della famiglia Agnelli.”

FESTIVAL DI CANNES 2011:non cessa la sfilata dei pesi massimi sulla croisette del festival di Cannes. Stavolta è il turno del mostro sacro del cinema coreano, Kim Ki-duk, che, dopo qualche anno di assenza, torna con un documentario toccante, intimo, struggente. Si, perché il protagonista è proprio lui.La sua è letteralmente una video-confessione in cui, parlando con se stesso, sciorina tutte le angosce che lo hanno attanagliato negli ultimi anni.

Negli anni ’70, nei fumetti, un mestiere da maschi, entrava di prepotenza Cecilia Capuana. Siciliana trapiantata a Roma e poi a Parigi. Il documentario di Giulia Merenda che racconta la donna e l’artista sarà presentato a Roma martedì 3 maggio alle ore 19:00 presso la Libreria Fandango Incontro in via dei Prefetti 22. introduce l’incontro con il pubblico Giancarlo De Cataldo, saranno presenti: la regista Giulia Merenda e Cecilia Capuana.

Scritto da Lillo Iacolino e Marco Pasquini e diretto da quest’ultimo, è un prodotto originale, una traccia importante a metà fra passato e presente con lo sguardo rivolto al futuro, alla speranza. Vincitore del Globo D’Oro 2010 come miglior documentario, “Gaza Hospital”, come indica lo stesso nome, è la storia di una delle più importanti strutture sanitarie del Libano, costruite per curare i profughi palestinesi rifugiati, i libanesi e i poveri. Al Nuovo Cinema Aquila (Roma)

“Giovanna Taviani traccia una ricognizione all’interno della sua memoria, ripercorrendo un passato connesso con le isole Eolie, per ritrovare il cinema perduto”

“Asif Kapadia, pluripremiato regista inglese di origine indiana, rinverdisce i fasti di un mito degli anni ’80: il pilota brasiliano di Formula 1 Ayrton Senna”.

“Questo film si attesta come un momento di straordinaria importanza per avere un’idea ben precisa di quella che era la Cina prima delle Olimpiadi e dell’Expo internazionale. Sarebbe a dire, che la pellicola di Wu Wenguang si colloca in un momento storico della “Terra di Mezzo”, in cui è già palese l’abbandono pressoché totale di ogni visione e aspirazione politica da parte della popolazione, ma nel contempo la Cina è ancora per la stragrande maggioranza un paese chiuso e arretrato”.

“Quello che Mario Marazziti e Giulia Sirignani fotografano nel loro reportage è la vita dentro e fuori dal braccio della morte di Dominique, un ragazzo resosi accidentalmente responsabile di un omicidio a soli diciotto anni. Un documentario che si confronta con la questione a tutt’oggi irrisolta della pena di morte”.

Vincitore nella sezione “Concorso Doc” della quarta edizione del Visioni Fuori Raccordo, “Hanna e Violka”, di Rossella Piccino, è un film in cui diverse componenti si mescolano: il tema dell’immigrazione, la condizione femminile, la questione della terza età, la malattia, il ricambio generazionale.

“La milanese Simona Risi, dopo il documentario Mbeubeus sull’omonima discarica nei pressi di Dakar, proietta sul grande schermo una realtà dietro l’angolo: magari meno sorprendente come impatto visivo, ma non meno forte a livello di contenuto. Il documentario parla dell’ultimo anno del Comitato di Via Feltrinelli, dalla decisione del comune ai traslochi e al susseguente scioglimento del comitato”.

“Primo Maggio 1968: il creativo ingegnere bolognese Giorgio Rosa, con la sua SPIC (Società Sperimentale per Iniezioni di Cemento) brevetta una piattaforma di calcestruzzo armato e acciaio 20×20, ad 8 metri dal livello del mare, ma soprattutto fuori dalle acque territoriali italiane”.

Dopo la sceneggiatura di “Mare nostro”, torna il mare nell’opera di Vincenzo Mineo, siciliano di Erice (provincia di Trapani), con l’autoprodotto “Cargo”, documentario ambientato su una nave italiana sulla rotta Rotterdam-San Pietroburgo. Opera fortemente personale quella di Mineo, interessato a raccontare soprattutto la solitudine e l’isolamento dei marinai, condizioni che provarono suo nonno prima e suo padre poi.

“Radio Singer: Torino, 1977. La multinazionale Singer chiude la fabbrica di Leinì, paese a nord di Torino, lasciando senza lavoro più di duemila operai provenienti da ogni parte di Italia. I dirigenti dichiarano che i rami secchi vanno tagliati. Ma gli operai non ci stanno: organizzano una protesta tra le più potenti della storia italiana.”

«Non si può definire esattamente un documentario “El Sicario Room 164″ di Gianfranco Rosi, o quantomeno non nel senso classico del termine. Trattasi, infatti, di una lunga intervista a un killer dei narcotrafficanti sudamericani, che racconta la propria storia con dovizia di particolari».

“Over the rainbow” di Maria Martinelli e Simona Cocozza è un documentario in cui viene seguito, dall’inizio alla fine, l’itinerario percorso da Daniela e Marica, coppia omosessuale di Roma, per realizzare il proprio desiderio di genitorialità. Le normative italiane vigenti vietano sia l’adozione sia la fecondazione eterologa per le coppie omosessuali. Per tale ragione le due protagoniste intraprendono un viaggio in Danimarca, dove l’attuale legislazione permette, invece, la fecondazione eterologa, ed è probabilmente per questa opportunità offerta all’estero che oggi in Italia più di centomila tra bambini e bambine vivono questa dimensione familiare alternativa.

“Seize the time” (1970) è un film che affascina sin dai titoli di testa, accompagnati dalla splendida canzone di Elaine Brown che dà il nome alla pellicola, restituendo immediatamente allo spettatore il clima di eccitazione di un periodo storico non ancora sufficientemente compreso. Antonello Branca realizzava un film atipico, potente, che ancora non cessa di esercitare un notevole interesse.

«Dopo “Super size me”, Morgan Spurlock alza la posta con un documentario che svela con chiarezza, e perfino con senso dell’umorismo, quanto siano infondate le vulgate intorno ai popoli islamici».