Diciottanni. Il mondo ai miei piedi

“Un’opera complessa dalle tematiche importanti, ma decisamente gradevole, che mostra l’abilità e la capacità della Rocchetti di dirigere”.

“Un’opera complessa dalle tematiche importanti, ma decisamente gradevole, che mostra l’abilità e la capacità della Rocchetti di dirigere”.

“A Sud di New York” è una fiaba musicale rivolta ai giovani, affinché non smettano mai di sognare, soprattutto in questi tempi difficili e bui.

“Louis Nero ritorna al lungometraggio per costruire una personale biografia del personaggio più enigmatico della Russia del XX secolo”.

“Un filmetto snob che, per non scadere nei soliti toni masturbatori da sinistra facebookiana, mette in scena una fenomenologia ironica del dittatorello della Standa”.

IRISH FILM FESTA:primo lungometraggio cinematografico della regista polacca, ma residente in Olanda, Urszula Antoniak. Un film che analizza in maniera singolare un tema universale: la solitudine. Di Valentina Calabrese

«Mix equilibrato di dramma e commedia, “Dalla vita in poi” scommette sulla possibilità di costruirsi una vita diversa dal consueto, emozionante davvero, nonostante mille ostacoli».

Finalmente qualcosa di buono al festival di Roma. “The back” di Liu Binjian è un film ambizioso, che si produce, coraggiosamente, nella lettura comparata di due momenti storici decisivi della Repubblica Popolare Cinese.

“Il collettivo Amanda Flor è tornato. Ma stavolta alza la posta. La produzione, che vede coinvolte anche Officine Ubu, dimostra la volontà di realizzare un’opera più elaborata rispetto alla precedenti, tutte interamente autoprodotte. E i risultati si vedono. A cominciare dalla regia di Davide Alfonsi e Denis Malagnino che, con un minimalismo efficace al limite del documentarismo, mette in scena una storia di disagio, marginalità, incomunicabilità”.

Un esperimento interessante quello di “Five day shelter”, lungometraggio irlandese di Ger Leonard, presentato, forse un po’ azzardatamente, nella sezione “Competition” del Festival di Roma.

“Valerio Jalongo, giunto al suo quarto film, vorrebbe fare il funerale definitivo all’istituzione scolastica italiana, ma la sceneggiatura, la messa in scena e il ritmo narrativo sono assai prevedibili e, soprattutto, inefficaci a promuovere una riflessione capace di restituire un ritratto che sia credibile”.

“Da più di un quarto di secolo, gli U2 sono conosciuti non solo per la loro musica, ma anche per la loro capacità di arrivare a milioni di fans, attraverso le nuove tecnologie”.

“L’isola”, che sconvolse la Mostra del Cinema di Venezia nel 2000, rimane uno dei momenti più alti della carriera di Kim ki Duk. Un film silente, come la sua protagonista che da mite custode di un parco acquatico diviene prostituta di notte e contenitore di tutte le frustrazioni, depressioni, brutture e angosce dell’umanità.

Il primo caso italiano di risollevare concretamente le sorti dell’horror italiano, Il Bosco Fuori di Gabriele Albanesi è stato da apripista per quanti volessero tentare di dimostrare che un certo tipo di cinema di genere tout court potesse essere fatto nel Belpaese, in italiano, seguendo una tradizione ben precisa di cui il nostro paese si poteva vantare.

«“Il metodo Orfeo”, giallo/horror diretto dal giovane Filippo Sozzi, non è altro che un omaggio all’antico cantore greco sceso negli inferi per riportare in vita l’amata Euridice, ma è anche l’affascinante sistema che i due protagonisti, un giovane scrittore ed una sua collega illustratrice, utilizzano come fonte di ispirazione per le loro opere.»

“La rivoluzione culturale italiana inizia con la tv commerciale per radicare nelle teste di intere generazioni il potere dell’immagine (è un banale concetto semiotico: un’ immagine non la puoi contraddire, è quello che appare)”.

Tre giovani registe raccontano l’Italia, dipingendo il bel paese con più difetti che pregi a partire da tre differenti angolazioni corrispondenti ad altrettante tematiche scottanti: ambiente, giovani e politica.

Un piccolo racconto di formazione, una “Caterina va in città” in salsa indie e sognante. Storia di Luciana, bimba del Trullo che nel 1957 scappa dalla prima comunione perché “comunista”. Attorno a lei una mamma dai matrimoni sfortunati e confusi (una brava Claudia Pandolfi), un fratello strambo e stordito dai farmaci per epilessia e la sezione della FGC locale dove Luciana si alfabetizza alla vita nel suo circolo vizioso di sconfitte e passioni.