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Baciami ancora

Posted on 01 febbraio 2010 by Giorgiana Sabatini

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A quasi dieci anni dall’irruzione sul grande schermo dell’Ultimo bacio, film generazionale che allora fece epoca, arriva l’attesissimo sequel Baciami ancora, scritto e diretto da un Gabriele Muccino più affermato che mai dopo la fase statunitense. Forse proprio questa esperienza lo ha reso più maturo, tanto che durante l’affollatissima conferenza stampa uno dei suoi attori – Giorgio Pasotti – lo descrive come un regista “più a servizio della storia e dei personaggi” e “meno preoccupato di dimostrare il suo talento”.

Per Baciami ancora, già commentato da fiumi di inchiostro, il cast è più o meno lo stesso, eccetto per Giovanna Mezzogiorno (restia ai sequel), sostituita da una Vittoria Puccini che non fa rimpiangere l’attrice romana, e alcune new entry tra cui il fascinoso Adriano Giannini. Ritroviamo quindi la coppia Carlo (Stefano Accorsi) e Giulia (Puccini), in perenne conflitto per una serie di tradimenti che li ha allontanati ma mai del tutto divisi. Marco (Pierfrancesco Favino) e Veronica (Daniela Piazza), che avevamo lasciato felici, li ritroviamo in piena crisi di coppia dopo anni di inutili tentativi di concepire un figlio. Adriano (Giorgio Pasotti), che ritorna dopo dieci anni di cui due in galera, e Livia (Sabrina Impacciatore) saranno invece alle prese con un figlio in comune che lui vorrebbe riconquistare. E ci sono ancora Paolo (Claudio Santamaria), più depresso e fragile di prima e imbottito di psicofarmaci, e Alberto (Marco Cocci), che ha ancora in mente di partire per ricominciare da capo.

Qualcuno ha detto che per questi personaggi non era necessaria una nuova sceneggiatura, perché sono sempre al punto di prima, infantili e incapaci di crescere: eppure il nuovo film di Muccino – girato al solito in modo concitato, senza mollare un attimo la presa per le due ore e mezzo di pellicola – ti inchioda davanti allo schermo proprio perché racconta uno spaccato di realtà, forse banale e prevedibile, ma sincero. Indugiare sui sentimenti non è un male di per sé, quando questi hanno ancora qualcosa da dire come per i quarantenni dell’ultimo Muccino: inquieti e passionali ma non più in fuga dalle cose vere della vita.

Ilaria Mariotti

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Barbarossa

Posted on 15 ottobre 2009 by V

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Inizia con il tenero incontro tra un giovanissimo Alberto da Giussano e l’imperatore Barbarossa, questo colossal storico dal retrogusto leghista. Il piccolo Alberto salva la vita all’imperatore, durante un incidente di caccia, poi cresce e matura un odio smisurato per i tedeschi invasori.

È doveroso notare che la figura di Alberto da Giussano è considerata una leggenda, diffusa nelle “Cronache” di Galvano Fiamma e che è divenuto il simbolo della Lega Lombarda, rappresentando colui il quale combatté per la libertà della Lombardia. Molto fantasiosa ed a tratti forzata, risulta la figura della sposa di Alberto, Eleonora, una sorta di strega veggente, interpretata dalla bella Kasia Smutniak, che di punto in bianco visualizza gli eventi futuri. Rutger Hauer interpreta un Barbarossa spietato ma sincero nel suo operare, mentre Murray Abraham ripete la sua parte migliore, vale a dire il classico traditore mellifluo, riuscendo inoltre a regalare momenti di verità al personaggio innamorato. Ottima è la ricostruzione dei combattimenti, macchine da guerra comprese.

La struttura narrativa risulta eccessivamente stereotipa, ricalcando gli archetipi ed accumulandone in sovrannumero, come del resto impone lo stile hollywoodiano del genere in questione, nei confronti del quale il regista sembra essere debitore. Martinelli si conferma regista di film epici e destinati ad un grande pubblico, abbondando di effetti speciali, sangue ad ettolitri e mutilazioni di ogni genere. Raz Degan sorprende, con un’interpretazione sopra le righe che ben si contestualizza in un film che sembra essere tratto da un fumetto.

Costato circa 30 milioni di euro e finanziato in parte dal FUS (Fondo unico per lo spettacolo), il film verrà lanciato con 283 copie sul territorio nazionale. La fiction in questione era salita alla ribalta prima del tempo, quando uscirono le intercettazioni tra Berlusconi e Saccà nel giugno 2007, in quanto Umberto Bossi, sembrava insistere molto per averla finanziata. Francamente, dopo decenni di film sudisti, un film nordista ce lo siamo meritato e chissà che, sia grazie al cast che all’abbondanza di effetti speciali, al Mipcom di Cannes, Raitrade non riesca a piazzarlo a qualcuno.

Fabio Sajeva

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