The Dust of Time (La polvere del tempo)

Dopo “La sorgente del fiume”, Theo Angelopulos firma il secondo capitolo della sua personale trilogia con “The Dust of Time” (“La polvere del tempo”).

Dopo “La sorgente del fiume”, Theo Angelopulos firma il secondo capitolo della sua personale trilogia con “The Dust of Time” (“La polvere del tempo”).

“Michele Placido firma il suo nono film scegliendo un tema scomodo ma di grandissima presa, ovvero la storia di uno dei più famosi criminali italiani del dopoguerra: Renato Vallanzasca”.

«Premiato con ben sette César, “Séraphine”, l’ultimo film di Martin Provost, ha riscosso in Francia un successo straordinario, racimolando quasi un milione di spettatori».

“L’idea di partenza poteva portare a un film pressoché perfetto, se non fosse per la macchina Hollywoodiana che spinge verso territori più addomesticati. Affleck si cala nuovamente nella violenza dei sobborghi e tutto il cerchio quadra…tranne lui. Infatti, è il personaggio di Doug a far ritornare la situazione realistica nei territori del cinema, quello di Hollywood, quello in cui il buono è buono e il cattivo è cattivo”.

«Scritto malissimo, montato peggio, il film di Michele Placido dimostra quanto in Italia sia un’utopia fare cinema di genere senza fare la figura dei deficienti. Fanno finta di omaggiare il cinema poliziesco nostrano che fu ma, in realtà, è una presa per il culo, un insulto al modo stesso di fare il cinema. Guardiamo il francese “Nemico Pubblico N.1″, facciamo i dovuti confronti, e rendiamoci conto di quanto siamo piccoli».

“Dopo l’avvincente genesi dell’eroe di ‘ferro’ operata dal regista newyorkese Jon Favreau, arriva sui fragranti ‘schermi di pop-corn’ l’atteso sequel di Iron Man”.

«”Wolfman” di Joe Johnston (Jurassic park III) non solo è un ottimo b-movie travestito da blockbuster, ma è di certo una delle più riuscite operazioni di restyling di un’icona filmica degli ultimi anni.»

” “Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento”: questo è il caustico distico col quale Carmelo Bene siglò il prologo alla raccolta delle sue opere edita per la collana dei classici di una nota casa editrice.”