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From Paris with love

Posted on 19 aprile 2010 by Luca Biscontini

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Fidanzato con Carolina (Kasia Smutniak), James Reece (Jonathan Rhys Meyers) è un agente segreto impegnato a lavorare sotto copertura come assistente dell’ambasciatore americano a Parigi e cui viene affidato il compito di sgominare un’organizzazione che traffica droga nella capitale francese. Dal quartier generale gli viene inviato il partner Charlie Wax (John Travolta), agente della Cia dai modi spiccioli e poco ortodossi, grazie al quale scopre che c’è anche un attentato terroristico da sventare.

Su questi due elementi si costruisce il terzo action-movie diretto dal francese Pierre Morel, direttore della fotografia di The transporter (2002) con Jason Statham, poi passato dietro la macchina da presa con i movimentatissimi B-13 (2004) e Io vi troverò (2008), entrambi scritti e prodotti da Luc Besson.

Ed è di nuovo il regista di Nikita (1990) e Léon (1994) a finanziare il lungometraggio, oltre a curarne la sceneggiatura insieme all’Adi Hasak che scrisse e produsse l’avventura spionistica Shadow program-Programma segreto (1997) di George Pan Cosmatos.

Come c’era da aspettarsi, quindi, quello che abbiamo tra le mani è un altro serratissimo action-movie in cui, tra montaggio frenetico e riusciti scontri a fuoco volti alla facile emozione, a mancare non è certo la spettacolarità tipica delle produzioni bessoniane, chiaramente ispirate all’entertainment di celluloide a stelle e strisce.

A differenza dei primi due lavori di Morel, però, in From Paris with love – il cui titolo cita in maniera esplicita 007-Dalla Russia con amore – risulta un po’ più presente l’ironia; grazie soprattutto al memorabile personaggio di Wax, che Travolta, complice il look con testa rasata e pizzetto, incarna magnificamente sia dal punto di vista fisico – coinvolto in sparatorie, inseguimenti e scontri corpo a corpo – che da quello verbale, snocciolando battute che spaziano dalle volgarità da sbruffone a citazioni da Karate kid e Pulp fiction.

E’ infatti il suo rapporto-contrasto con il più diplomatico personaggio di Jonathan Rhys Meyers a fornire il perno su cui poggiare la non originalissima idea di partenza, sfruttata dal regista ancora una volta in maniera vincente, senza annoiare mai lo spettatore.

Carlo Gabrielli

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Gamer

Posted on 19 marzo 2010 by Luca Biscontini

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In Gamer ci troviamo in un futuro non troppo lontano, dove alcuni detenuti condannati a morte vengono usati come pedine di un micidiale gioco on line chiamato Slayers (assassini), e i videogamers, comodamente da casa, ne possono controllare le volontà, come se fossero in tutto e per tutto in un ordinario videogioco.

Le star  sono Kable (Gerard Butler) e il suo manovratore Simon (Logan Lerman), vincitori di 29 scontri mortali, ormai vicinissimi alla soglia dell’ambitissimo trentesimo round che rappresenta la libertà per il moderno gladiatore e la fama e la ricchezza per il giovane giocatore.

Ma non tutto va come previsto… e non solo con riferimento alla trama del film.

Il nuovo giocattolo della coppia Neveldine-Taylor appare subito rotto, la perfetta alchimia tra azione e divertimento senza pretese raggiunta con il loro film d’esordio, Crank (2006), è veramente lontana. Non che non ci fossero già stati dei segnali premonitori di questa parabola discendente intrapresa dai due registi di origine pubblicitaria: basta vedere il secondo capitolo della saga di Chev Chelios, dove il divertimento genuino del primo film è scivolato in una pura demenzialità in Crank: High Voltage (2009).

Ma Gamer è un prodotto strano, ibrido che cerca di coniugare adrenalina e cervello, spettacolare violenza e riflessioni mass-mediatiche, ma non riuscendoci minimamente, penalizzando entrambi gli aspetti. C’era il potenziale di partenza, anche se non originalissimo, per confezionare un buon film di azione, ma che purtroppo è venuto a mancare. Tante sono le occasioni non sfruttate a dovere, come per esempio il rapporto tra l’avatar videoludico e il suo giocatore o, ancor di più, l’imbarazzante uso di Micheal C. Hall nel ruolo del cattivo “burattinaio”, attore che ha costruito la sua celebrità con il ruolo dello psicopatico per eccellenza nella serie televisiva Dexter.

Ovviamente sul piano visuale, come ci hanno abituato Neveldine-Taylor, il film offre interessanti soluzioni, alternando la sporca fotografia delle scene di battaglia, a quella patinata, pop, dei momenti televisivi e virtuali, che nonostante la loro spettacolarità, non riescono a coprire le voragini di una vacante sceneggiatura.

Enzo Pompeo

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Planet 51

Posted on 20 novembre 2009 by Ireneo Alessi

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Cosa accadrebbe se un essere umano finisse accidentalmente in un pianeta abitato da extraterrestri? Come verrebbe accolto? E chi sarebbe il vero alieno? La storia simile al caro e vecchio ET, anche se alla rovescia, è raccontata da Joe Stillman, uno degli autori posti dietro il successo del noto “orco” di casa DreamWorks.

Quando l’astronauta Chuck atterra su Planet 51, fiducioso di trovarsi in un lontano pianeta disabitato, è completamente all’oscuro della presenza dei piccoli esseri verdi che vivono pacificamente in una società dal nostalgico volto dell’America anni ‘50. Da un’ilare sequenza d’apertura si scorge, però, quanto abbiano in comune le due specie, dalla primitiva paura del diverso alla psicosi di un attacco alieno. Con l’aiuto del fidato compagno robotico “Rover”, di disneyana memoria, e del suo nuovo amico Lem, un quattordicenne alieno che non “fa mai la cosa sbagliata”, dovrà sottrarsi all’esercito che gli dà la caccia e riappropriarsi della navetta spaziale per fare finalmente ritorno a casa.

Ma l’impresa non sarà facile poiché la procedura di rientro già in atto non si farà attendere e gli ostacoli saranno dietro l’angolo, proprio come le tante gag che costellano l’intera pellicola. Sebbene l’architettura di Planet 51 sia mirabilmente curata e non manchino i rimandi alla cultura Sci-Fi, recente e lontana, tra cui anche Alien (inequivocabile la somiglianza del cane-alieno), il prodotto non convince, precludendosi la strada verso un pubblico maturo a vantaggio dei giovanissimi.

La straordinaria attenzione riposta nella grafica non risulta, dunque, controbilanciata dalla sceneggiatura che sfianca lo spettatore smaliziato, abituato agli standard e alle delizie della Pixar. Il laborioso progetto europeo avrebbe meritato, senz’altro, uno sforzo in più. Bicchiere mezzo vuoto.

G. M. Ireneo Alessi

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Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo

Posted on 16 novembre 2009 by Ireneo Alessi

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Un gruppo di artisti girovaghi, a bordo di un enorme e fatiscente teatro ambulante trainato da cavalli, porta in scena, per le strade di Londra, uno spettacolo straordinario: l’Imaginarium.  Il dottor Parnassus, il vecchio che guida il gruppo di scarrozzanti, ha  il potere di concretizzare i desideri e le ambizioni della gente. La grandiosità dell’Imaginarium consiste nel riuscire a far viaggiare la gente all’interno delle proprie fantasie, con l’aiuto di uno specchio magico che serve da portale, per poi farle tornare alla realtà rinate e coscienti di quali siano le cose veramente importanti della vita.  Ma questo non è l’unico potere di Parnassus; il vecchio, infatti, centinaia di anni prima aveva dato inizio ad una lunga serie di scommesse con Mr. Nick, il diavolo, grazie alle quali era riuscito ad ottenere l’immortalità, e il cuore della donna amata. Ora, in un mondo dove nessuno è più pronto a dar retta ai sogni, tantomeno ad uno squinternato gruppo di artisti di strada, Mr. Nick torna a trovare il suo eterno rivale, per riscuotere il pegno di una promessa fattagli anni prima.

Parnassus (Lily Cole)

Per  riuscire a conquistare la donna amata, infatti, Parnassus aveva offerto al diavolo l’anima di un futuro figlio, proprio allo scoccare del suo sedicesimo anno d’età. Entro tre giorni, Mr. Nick porterà via per sempre Valentina, la figlia di Parnassus, e niente potrà fermarlo. Da grande scommettitore, però, quando Mr. Nick si troverà davanti al rivale di sempre, non riuscirà a rinunciare al piacere di rilanciare un’ultima scommessa: chi dei due riuscirà per primo a sedurre cinque anime e ad avvicinarle al bene o al male, avrà in premio l’anima di Valentina. Tutto sembra ruotare in favore del diavolo Nick, fino a quando Parnassus e i suoi si imbattono nell’immemore Tony, un misterioso giovane che giocherà un ruolo davvero importante nel susseguirsi degli eventi. Terry Gilliam ci racconta una favola dal vago sapore burtoniano; costruisce una storia che non si ha la forza definire “brutta”, ma che allo stesso modo sa troppo di già sentito, e non solo per i palesi rimandi al Faust. Parnassus non è, dal punto di vista narrativo, un film particolarmente ispirato, sa avvilupparti, ma non riesce a sorprenderti, con un’ingenuità che non profuma di genuinità.  Ma se il lavoro drammaturgico va avanti senza infamie né lodi, il film può riuscire comunque a far invaghire lo spettatore ma, in maniera sbalorditiva, risultano più affascinanti le scene ambientate nel mondo reale di quelle realizzate “oltre lo specchio”. Colpiscono, ad esempio, i momenti di vita quotidiana dei componenti della compagnia itinerante, come è perfettamente riuscito l’effetto di straniamento creato dal contrasto “temporale” fra il teatro-carro di Parnassus e la Londra dei nostri giorni.

Ma la magia va scemando, e sembra un controsenso, proprio quando qualcuno oltrepassa lo specchio e i sogni materializzati si rivelano solo come un enorme abuso di computer grafica. Panorami e creature surreali circondano gli attori in carne ed ossa, ma non riescono a fondersi con essi. Animazioni che sembrano fuggire dalle opere di Magritte [e di Dalì], ma che non riescono ad emularne la concretezza e l’organicità. Chi aveva lasciato Gilliam nel pachidermico Tideland, tediosa e inamovibile favola sul caso umano, lo ritroverà in Parnassus sicuramente rinato e molto più agile nel gestire le due ore di film, che si lascia guardare, comunque, con piacere e rilassatezza. Straordinario il cast artistico, che vedeva inizialmente affiancati Christopher Plummer, Andrew Garfield, Lily Cole, Verne Troyer ed Heath Ledger, che regala al suo pubblico un’indimenticabile ultima interpretazione. In seguito all’accidentale scomparsa di Ledger [a cui il film è dedicato], Gilliam riesce a ultimare Parnassus, modificando in maniera più che dignitosa la trama, e frammentando il personaggio di Tony nei corpi attoriali di Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell. Straordinariamente signorile il diavolo di Tom Waits.

Luca Ruocco

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S. Darko

Posted on 11 novembre 2009 by Ireneo Alessi

S. Darko

A sette anni dalla tragica ed inspiegabile morte del fratello, Samantha Darko, ovvero Daveigh Chase, la giovane attrice che ci aveva deliziato con le sue performance nel film di Richard Kelly, porta ancora con sé lo spettro di una perdita che ha mandato in frantumi l’intera famiglia.

Partita alla volta della California in compagnia della fedele Corey (la ribelle Briana Evigan) per diventare ballerina professionista e scacciare così i cattivi pensieri che la attanagliano, si ritrova bloccata, a causa di un guasto al motore, nella minuscola ed ‘apparentemente’ insignificante Conejo Springs. Durante il forzato soggiorno per le riparazioni, le due iniziano a fare conoscenza del luogo, ma strani sogni e curiosi eventi cominceranno a tormentarle, primo fra tutti il meteorite precipitato non molto lontano dal loro albergo e la notizia di un misterioso rapitore che si aggira per il paese. Cercando qua e là delle risposte ai loro dubbi, Sam e Corey approfondiranno la conoscenza di Randy (Ed Westwick, recentemente noto per la serie televisiva “Gossip Girl”) e s’imbatteranno in alcuni personaggi sfuggenti come il timido Jeremy (Jackson Rathbone, direttamente da Twilight) ed i seguaci della singolare “Born Again Church”.

Il tempo scorre ed un nuovo messaggero sarà chiamato a vestire i panni del coniglio ‘Frank’ poiché la fine del mondo è prossima. Ma stavolta la filosofia dei viaggi nel tempo andrà in contro a un’involuzione che ammorba l’intero universo di Donnie Darko, trascinandolo verso il ‘buco nero’ dei sequel mal riusciti. Ben lontano dall’atmosfera criptica e dal magnetismo del primo film.

G. M. Ireneo Alessi

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