Alla sua seconda prova di regia per lungometraggi, dopo “Altromondo”, Fabiomassimo Lozzi affronta con “Stare fuori” il tema dell’ amore assoluto, morboso, al confine con il patologico, quello dopo cui spesso non si riesce a sopravvivere.
Il film racconta l’ intreccio di due storie di amori profondamente diversi, quello materno e quello passionale, entrambi però portati all’ estremo. Giulio (Ivo Micioni) non si rassegna alla fine della sua storia con Aurora, siciliana bella e indipendente, partita per Roma alla ricerca di un lavoro. Nel tentativo di ritrovarla, il protagonista viene accolto nella capitale da una coppia dilaniata dal dolore per la perdita di un figlio della sua età. L’ entrata in scena del ragazzo porterà una ventata di gioia soprattutto in Rosalia (la moglie), che vede in Giulio la possibilità di essere di nuovo madre e di riuscire a salvare almeno lui dal dolore che prova. Ma Giulio – nella disperata ricerca dell’amore della sua vita- sarà trascinato in un vortice di droghe e alcool, che farà precipitare la situazione, causando ancora più sofferenza.
Inevitabili, nella conclusione del film, saranno un evento drammatico e un colpo di scena. Incentrato sul binomio amore e morte, come da cliché melodrammatico, e accompagnato da una cornice onirica, il film è senz’ altro coinvolgente e a tratti anche molto credibile. Spicca su tutto la bella interpretazione di Guia Jelo nel ruolo di Rosalia, ma la sensazione che lascia è di aver assistito ad un racconto fatto di forzature, troppo rallentato e alla ricerca dello struggimento a tutti i costi.
Scritto e diretto da Lisa Romano, al suo esordio registico, ed ambientato a Siracusa, “Se chiudi gli occhi” è, negli intenti, una commedia noir con due protagoniste, due donne, Veronica e Sara (Giovanna Di Rauso e Anna Foglietta) che “affrontano la vita in modo bizzarro ma mettendocela tutta, finendo per combinare mille casini” (L. Romano).
È una storia sul desiderio di libertà incorniciata dal mistero su un traffico d’organi illegale. L’idea della regista – sceneggiatrice era di scrivere una commedia che poi, progressivamente, ha assunto toni noir. L’inefficacia del film forse sta proprio in questo: il Noir rimane un genere troppo articolato e complesso e forse per molti versi incompatibile con la commedia. Un’opera che parte dal presupposto di voler trattare tematiche serie e finisce col far ridere diventa facilmente equivoca… L’inserimento, poi, di un elemento onirico, assolutamente forzato e superfluo, completa l’opera. Ne viene fuori un film incerto, indeciso, privo di una base forte e concreta: una sorta di commedia dell’assurdo che si regge su una sceneggiatura lacunosa e troppo satura di coincidenze inverosimili. Vani i tentativi di dare originalità all’opera, come il guardare in macchina e rivolgersi direttamente allo spettatore, idea già vecchia ai tempi del primo “Funny Games”! C’è un confine, a volte troppo sottile tra cinema e fiction televisiva, confine che questo film non riesce a distinguere restando impantanato nella banalità e nella dispersione e non riuscendo a trovare una linea guida. E, come se non bastasse, non mancano cadute di stile che “sfiorano” il razzismo. Per concludere: è il film vincitore del Festival d’Annecy 2008… “se chiudi gli occhi”… è meglio!