
Il coreano Park Chan-wook, autore dell’indimenticabile trilogia della vendetta e vincitore nel 2004 a Cannes del Gran Prix Speciale della Giuria proprio per Old Boy, presenta sul grande schermo dell’Asian Film Festival “Thirst”, Premio della Giuria a Cannes nel 2009.

Dopo il discusso successo di “Serbis”, film che nel 2008 ha sconvolto il pubblico benpensante di Cannes, il filippino Mendoza ritorna nel 2009 sul grande schermo del festival più mondano d’Europa con “Kinatay”, vincendo questa volta il premio alla regia.

L’Asian Film Festival ha deciso di premiare questa pellicola col riconoscimento più alto: il Miglior Film. Così Brillante Mendoza incassa un altro premio, dopo il Pardo d’Oro nella sezione Video a Locarno 2005 di Masahista, e la Palma d’Oro per la Miglior Regia a Cannes 2009 di Kinatay, confermandosi quale cineasta maturo e di rigore, non cedendo di un millimetro alla strada intrapresa

Schermi spenti a Roma sul cinema dell’Estremo Oriente e del Sud-Est Asiatico. Si è chiusa sabato 17 luglio l’ottava edizione dell’Asian Film Festival, diretto da Antonio Termenini. Il Festival per il 2010 ha proposto oltre 20 titoli provenienti da 8 paesi e due importanti monografie sui registi Brillante Mendoza e Stanley Kwan
lug 18 2010 | Incluso in
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Attraverso il piccolo vissuto di una donna straordinaria, Kwan riesce a restituirci con elegante discrezione i fatti storici di un Paese. La Cina e la sua storia di lacerazioni, la contrapposizione tra Shanghai e Hong Kong, tra controllo comunista e dominio capitalista, sono presenze costantemente rimesse al ‘fuori campo’ della narrazione filmica.

«”Memories of a burning tree” (2010) è un esperimento decisamente riuscito. L’Asia si mescola all’Africa nella sezione Concorso, attraverso l’occhio del regista malesiano Sherman Ong, già collaboratore ‘atipico’ di Festival e Biennali internazionali. Il suo ultimo lavoro si colloca dentro un’operazione assolutamente congeniale alla propria forma mentis».

«Dopo il poetico dramma esistenziale di “Last life in the Universe” e il coraggioso thriller d’atmosfera “Invisible waves”, entrambi interpretati dall’attore feticcio Asano Tadanobu, Pen-Ek Ratanaruang, fervido autore tailandese, cattura il pubblico con un horror originale sull’imperscrutabile natura dei sentimenti, paragonabile nella sua complessità ai fitti rami di una foresta labirintica».

Con Cow (2009), presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2009 nella sezione Orizzonti, il concorso dell’Asian Film Festival aggiunge un pizzico di maturità narrativa in più ai temi proposti. Questa incredibile e toccante metafora che è la pellicola di Guan Hu ha la capacità di renderci indietro attraverso l’ironia, il paradosso, la poesia, unite ad una tecnica cinematografica che dosa sapientemente tutte le sue possibilità al servizio della storia e dell’incredibile energia immaginifica del regista, un quadro dell’insensatezza umana tra i più efficaci ed originali.

«Uno dei registi di punta della nuova cinematografia coreana relegato in Italia nelle visioni festivaliere e senza una distribuzione… Un vero peccato, perché “Mother” (2009), presentato al Festival di Cannes 2009 nella sezione “Un Certain Regard”, e qui in concorso all’Asian Film Festival, conferma le ottime capacità narrative e di messa in scena di Bong Joon-ho».

“Cheng Wen-tang ci restituisce l’affresco di una società malata, claudicante e destinata ad arenarsi nella sconfitta, inibita e maledetta, dove nessuno riesce a risollevarsi e a salvarsi dal perfido e implacabile disegno del fato. Come fossero trascinati verso il baratro da una forza mortifera, i vinti di Tears vagano infelici e annichiliti nella pellicola stemperata e sfocata di Cheng Wen-tang, richiamati simbolicamente dalle ultime immagini viste con gli occhi di Guo”.

La sezione Concorso dell’VIII edizione dell’Asian Film Festival prende avvio dall’obliqua prospettiva di One day, opera prima di Hou Chi-Jan, regista taiwanese messosi in luce già con i suoi corti e col documentario-mappa sui film d’explotation taiwanesi degli anni ‘70 Taiwan Black Movies (2005), attirandosi l’attenzione del capofila della nouvelle vague taiwanese Hou Hsiao-hsien, che di questo primo lungometraggio è il produttore esecutivo

Sono 8 i Paesi asiatici (Thailandia, Vietnam, Corea del Sud, Singapore, Hong Kong, Taiwan, Filippine, Giappone) su cui quest’anno il Festival concentra l’attenzione, proponendo un programma molto ampio con 16 titoli in concorso, 5 fuori concorso e 2 Newcomers. Gli spettatori accederanno a 3 anteprime internazionali , 2 europee ed 8 anteprime italiane
lug 3 2010 | Incluso in
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