Articolo etichettato come: 67ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Biennale di Venezia: è tempo di bilanci

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Il Presidente ha informato il Cda che oggi stesso si è svolto il primo viaggio del “Biennale Bus” – collegamento automobilistico per ragazzi delle scuole dal Veneto a Venezia – organizzato dalla Biennale.

Road to nowhere di Monte Hellman (Venezia 67esima edizione)

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“Hellman mette a nudo se stesso, raccontando la storia di un film, dell’ossessione di un regista per la sua realizzazione, della passione della troupe, degli attori, degli autori, e ci cuce intorno una storia noir alla quale non dedica troppo spazio narrativo, visto che il fine ultimo è esplicitare l’amore verso il proprio mestiere e delineare i tratti della propria visione”.

The town di Ben Affleck (Venezia 67esima edizione)

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“L’idea di partenza poteva portare a un film pressoché perfetto, se non fosse per la macchina Hollywoodiana che spinge verso territori più addomesticati. Affleck si cala nuovamente nella violenza dei sobborghi e tutto il cerchio quadra…tranne lui. Infatti, è il personaggio di Doug a far ritornare la situazione realistica nei territori del cinema, quello di Hollywood, quello in cui il buono è buono e il cattivo è cattivo”.

El Sicario Room 164 di Gianfranco Rosi (Venezia 67esima edizione)

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«Non si può definire esattamente un documentario “El Sicario Room 164″ di Gianfranco Rosi, o quantomeno non nel senso classico del termine. Trattasi, infatti, di una lunga intervista a un killer dei narcotrafficanti sudamericani, che racconta la propria storia con dovizia di particolari».

Balada triste de trompeta di Alex De La Iglesia (Venezia 67esima edizione)

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«Il cinema di Alex De La Iglesia è in continua evoluzione. Se le ultime pellicole (“Oxford Murders”, “Crimen Ferpecto”) facevano presagire la ricerca di una dimensione più commerciale, senza comunque rinunciare all’aria di cinismo dissacrante, oramai suo marchio di fabbrica, il regista spagnolo stupisce con l’opera più estrema della sua filmografia dai tempi di “Perdita Durango”».

Vallanzasca – Gli angeli del male di Michele Placido (Venezia 67esima edizione)

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«Scritto malissimo, montato peggio, il film di Michele Placido dimostra quanto in Italia sia un’utopia fare cinema di genere senza fare la figura dei deficienti. Fanno finta di omaggiare il cinema poliziesco nostrano che fu ma, in realtà, è una presa per il culo, un insulto al modo stesso di fare il cinema. Guardiamo il francese “Nemico Pubblico N.1″, facciamo i dovuti confronti, e rendiamoci conto di quanto siamo piccoli».

Essential Killing di Jerzy Skolimowski (Venezia 67esima edizione)

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“Stupisce in positivo il film di Skolimowski presentato alla Mostra. Sorprendente vedere un regista classe 1938 che dirige di polso un’opera così al passo coi tempi, sia tecnicamente che contenutisticamente. Vincent Gallo, che non proferisce parola per l’intera durata del film, interpreta un talebano catturato dagli americani e mandato in una “Guantanamo-like prison”. Per un caso fortuito riesce a fuggire….”.

Meek’s Cutoff di Kelly Richardt (Venezia 67esima edizione)

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«Nuovo (estenuante) film di Kelly Richardt (quella di “Old Joy” presentato alla Festa di Roma) con un cast di tutto rispetto tra cui Michelle Williams, Paul Dano e Bruce Greenwood. Una carovana si ritrova nel deserto senza acqua. Poi cattura un indiano che chiaramente sa dove trovarla. Alcuni sono diffidenti nei suoi confronti, altri più disponibili. Si cercherà una convivenza».

Post mortem di Pablo Larrain (Venezia 67esima edizione)

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«Aveva vinto meritatatamente il Torino Film Festival Pablo Larrain, con quel gioiellino di “Tony Manero”, che metaforizzava in maniera delirante sul periodo della dittatura cilena. Recupera il suo stile anche in questo secondo lungometraggio, “Post mortem”, insieme all’attore Alfredo Castro, pure qui impegnato nel vestire un personaggio ai limiti».

Miral di Julian Schnabel (Venezia 67esima edizione)

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“Partendo dal romanzo/biografia di Rula Jebreal, “La strada dei fiori di Miral”, Schnabel realizza una pellicola fondamentale dal punto di vista politico, pur mantenendo come primo obiettivo quello di raccontare delle storie umane. Il viaggio di Miral è profondamente radicato nei Territori Palestinesi e nell’umanità che la circonda”.

L’amore buio di Antonio Capuano (Venezia 67esima edizione)

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“L’ultimo film di Antonio Capuano parte con un’ottima premessa: fare qualcosa di diverso e più incisivo nel panorama italiano. Il tema scelto è quello dello stupro, e il registra decide di addentrarsi in questo spinoso argomento in punta di piedi. Sulla carta il film di Capuano è estremo, soprattutto per l’ipotesi incredibile di un possibile legame tra vittima e carnefice. Il gioco non riesce perfettamente, per qualche sbavatura di script, ma va benissimo seguire questa direzione”.

Somewhere di Sophia Coppola (Venezia 67esima edizione)

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“Sophia Coppola continua il suo percorso di umanizzazione del mondo delle celebrity. In qualche modo, tutti i suoi film parlano di personaggi che cercano di vivere nonostante la pressione continua provocata dalla celebrità. Stavolta abbiamo il film forse più intimo e personale, quasi un omaggio al padre Francis, che viene ricreato nel personaggio di Johnny Marco, in questo caso attore, ma comunque rappresentante di un certo tipo di mondo”.

Machete (Venezia 67esima edizione)

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“Machete” sarà ricordato per sempre come l’occasione per celebrare l’attore Danny Trejo, ex galeotto a San Quintino diventato uno dei caratteristi più gettonati di Hollywood. Era prevedibile che fosse Robert Rodriguez, suo padrino che lo porta avanti in tutti i suoi film come attore feticcio, a dargli la grande occasione. L’opportunità nasce dal fake trailer di Grindhouse, dal quale Rodriguez tira fuori una storia che vuole avere il sapore di un certo cinema exploitation in salsa messicana. Machete è un ex federale trucidissimo che viene ingaggiato per uccidere un senatore repubblicano (Robert De Niro!), per scoprire poi di essere stato incastrato”.

Mouse d’oro: il premio della critica online torna alla 67ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia

Dopo il successo ottenuto lo scorso anno nei principali festival italiani, il Mouse d’Oro torna alla 67ª Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

“Gitta Schilling – Bellezza senza Tempo” di documentario di Emilio Briguglio presentato a Venezia 67

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ll documentario del regista Emilio Briguglio, Gitta Schilling – Bellezza senza Tempo verrà presentato, in collaborazione con la Regione del Veneto, il 3 settembre prossimo nel corso della 67ª Mostra del Cinema di Venezia, sulla terrazza dell’Hotel Excelsior nello spazio della Regione del Veneto con l’introduzione del Prof. Mirco Melanco

Il Nuovo Cinema Aquila alla 67ª Mostra di Venezia per Art Cinema = Action + Management

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Anche quest’anno durante la Mostra di Venezia si svolge Art Cinema = Action + Management, la summer school europea che Cicae organizza con il sostegno del programma Media. Ed anche quest’anno Edoardo Dell’Acqua è stato chiamato a rappresentare il Nuovo Cinema Aquila, portando in Laguna l’esperienza del cinema del Pigneto e facendo diventare tale esperienza un bene comune da condividere con i giovani professionisti del cinema d’essai.

Legend of the Fist: the return of Chen Zhen di Andrew Lau (Venezia 67esima edizione)

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Era stato pubblicizzato come un sequel di “Dalla Cina con Furore”, il nuovo film di Andrew Lau, creando un evidente tumulto tra i fan del Piccolo Drago, che sentivano puzza di sacrilegio nei confronti del proprio beniamino. In realtà il film è un omaggio a Bruce Lee che, proposto in occasione del 70esimo anniversario della nascita, rivela l’evidente mossa commerciale orchestrata per sfruttare il suo nome attraverso una sceneggiatura altrimenti non riconducibile alla suddetta pellicola.

The Black Swan di Darren Aronofski (Venezia 67esima edizione)

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Apre la 67esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia con il nuovo film di Darren Aronofski, già premiato per “The Wrestler” due anni fa. Il regista, da sempre virtuoso della mdp, ha finalmente trovato la sua dimensione tecnica, simile a quella del precedente film, con camera a mano e con un uso anomalo delle panoramiche “a schiaffo”, che infondono un ulteriore valore a “The Black Swan”. Come se ce ne fosse bisogno, è il caso di dire, visto che il film è una semplice ma perfetta analisi della ricerca del proprio lato oscuro, fino alle estreme conseguenze.

I migranti di Rosarno di “Il sangue verde” di Andrea Segre alla Mostra del Cinema di Venezia

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Venerdì 3 settembre sarà presentato alla 67ª Mostra del Cinema di Venezia Il sangue verde di Andrea Segre prodotto da ZaLab, coprodotto da Aeternam Films e patrocinato dalla Sezione Italiana di Amnesty International. La proiezione avrà luogo alle ore 22 nella Sala Volpi, nell’ambito delle Giornate degli autori.

“La versione di Barney” di Richard J. Lewis arriva a Venezia 67

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La versione di Barney di Richard J. Lewis, in concorso il prossimo 10 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia, sarà distribuito nelle sale italiane da Medusa Film. Nel cast anche Dustin Hoffman

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