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Roma si gira! 2

“Roma si gira!” è un atto d’amore nei confronti di una città stupenda dove il cinema si respirava in ogni angolo

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“Incontro d’estate” di Truman Capote

FAHRENHEIT 451: “Incontro d’estate” di Truman Capote. Voleva bruciarlo, Truman Capote, questo libro pensato da giovanissimo (per certo prima dei suoi 24 anni) e pubblicato postumo quando per vicende fortuite ne è stato rinvenuto il manoscritto. Recensione di Andrea Viviani (FLANERI’)

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“Ritratto di un ragazzo da buttare alle ortiche” di Rachid Djaïdani

FAHRENHEIT 451: Mounir è un ragazzo di diciannove anni che vive alla periferia di Parigi. La sua vita si snoda tra la famiglia, islamica osservante, e il suo umile lavoro da assistente in un negozio di parrucchiere. Così, sale e scende dal treno, la RER, che collega la banlieue parigina, in cui vive, al centro della capitale. Ma solo perché si deve recare, una volta a settimana, dal suo psicoanalista.
Questo tragitto, apparentemente ordinario, diviene invece il teatro dei suoi ricordi – surreali e divertenti stream of consciousness – e delle sue avventure strampalate. Tutto per lui è complicato: il sesso, l’amicizia, perfino divertimento.

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“La fine” di Salvatore Scibona

Sulla scia del cinema di Scorsese e Coppola – unici nel loro genere –, anche nei libri pare sempre più difficile rinunciare alla tentazione di attingere al ricco serbatoio dei cliché per raccontare gli italiani d’America. Ci sono ancora scrittori, però, in grado di farlo. È il caso di Salvatore Scibona, trentacinquenne americano di origini siciliane, e del suo La Fine (tradotto e pubblicato in Italia da 66thand2nd), originalissimo romanzo d’esordio che è valso all’autore l’inserimento da parte del “New Yorker” nella lista dei “20 under 40”, i venti più importanti autori di lingua inglese sotto i quarant’anni.

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“Cherosene” di Gianluca Mercadante

La scrittura di Gianluca Mercadante è proprio così: un distillato altamente infiammabile. Breve, tagliente, immediato, leggendo le sue pagine si ha l’impressione di una ricerca costante, di una crescita continua in cui lo stupore si intreccia alla trama, trovando ogni volta nuove strade. La qualità narrativa, il registro stilistico, la scelta degli aggettivi realizzano un’atmosfera di modernità e partecipazione

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“Un giorno questo dolore ti sarà utile” di Peter Cameron

FAHRENHEIT 451: “Un giorno questo dolore ti sarà utile”, di Peter Cameron, è uno di quei libri che appena l’hai terminato di leggere ti rammarichi d’esser stato tanto rapido e ingordo nel giungere all’ultima pagina.
Un libro che, fin dal titolo, sembra che parli di emozioni vere, d’intimità reale, di vita vissuta. Una storia, quella di James Dunfour Sveck, capace di raccontare un frammento di ognuno di noi. A cura di Dario De Cristofaro (TAXIDRIVERS/FLANERI’)

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“Un Giorno” di David Nicholls

FAHRENHEIT 451: “Un giorno” (Neri Pozza), azzeccato romanzo di David Nicholls, primo ad averlo consacrato ai suoi lettori. Un diario di facce e di anni, dall’88 al 2007, scaraventato tra grandi guerre sullo sfondo e conflitti in primo piano. Soprattutto con se stessi, col desiderio di crescere e la paura di essere solo invecchiati. Articolo di Cristina Saporito (TAXI DRIVERS/FLANERI’)

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“La battuta perfetta” di Carlo De Amicis

FAHRENHEIT 451: “La battuta perfetta” di Carlo De Amicis (TAXIDRIVERS/FLANERI’). Lettura curiosa, quasi bizzarra, quella dell’ultimo romanzo di Carlo D’Amicis: pagina dopo pagina, mentre la vicenda si dipana davanti ai nostri occhi, torna in mente una quantità di frasi celebri. Articolo di Francesco Lo Polito

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“Ancora domani” di Fabio Ognibene

FAHRENHEIT 451: il libro di questa settimana è “Ancora domani” di Fabio Ognibene. “Chi credi di essere, che diritto credi di avere per obbligarmi a sopportare tutti i giorni la tua scandalosa infelicità?”. Nemmeno le dure parole di Greta, che con “Il Prode” (il protagonista) divide l’appartamento, riescono a scuoterlo dal suo torpore esistenziale, impedendo che il suo “Io” si smarrisca nel corpo di altre donne alla ricerca di emozioni solo apparenti, perché mai colte fino in fondo. Scorrono le pagine e si ha la sensazione che qualcosa prima o poi debba accadere. E quel qualcosa, infatti, accade. La penna agile e acuta di Ognibene riserva il culmine del sentiero narrativo al finale del romanzo, con un’inaspettata inversione degli eventi che assume le sembianze di Elena. Recensione di Valeria Nevadini (FLANERI’)

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“Making Movies” di Hector Luis Belial

FAHRENHEIT 451:continua il sodalizio TAXI DRIVERS/FLANERI’. Il libro di questa settimana è “Making Movies” di Hector Luis Belial. “Making Movies” è la storia di un giovane pittore dallo straordinario talento, che vive nell’America dei Writers degli anni ’80. Belial è spregiudicato sulla pagina, disgrega la narrazione, la frantuma. La razionalità e la fantasia assomigliano al cielo e alla terra che si inseguono, fuggendo lontano, sono percorsi paralleli che aspirano a ricongiungersi nel confine sottile dell’orizzonte, nella luce di un intenso albeggiare.

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“Le seduzioni del destino” di Claudio Sestieri

FAHRENHEIT 451. Secondo appuntamento con FLANERI’ (www.flaneri.com), da cui, questa settimana, TAXI DRIVERS importa la recensione di “Le seduzioni del destino” di Claudio Sestieri, libro che sicuramente appassionerà i cinefili, ma anche quei lettori che volessero confrontarsi con la rielaborazione letteraria di un film, “Il disprezzo” di Jean-Luc Godard, a sua volta tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia. Il divenire “letteratura-cinema-letteratura” ci rimanda a una dimensione metalinguistica che, già da sola, fornisce un valido motivo per confrontarsi con questo testo che si preannuncia particolarmente interessante. La recensione di Giorgio Cavagnaro.

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“Come imparare a essere niente” di Alessandro Banda

Nasce su TAXI DRIVERS una nuova rubrica: FAHRENHEIT 451. FLANERI’ (www.flaneri.com) e TAXI DRIVERS hanno dato vita a uno scambio culturale per il quale, ogni settimana, ciascuno dei due siti importerà, rispettivamente, una recensione di un film e una di un libro. Una collaborazione che, data la crisi attuale della cultura, si propone di dare slancio e visibilità a tutti quegli autori (registi e scrittori) che, attraverso le proprie opere, tentano, ancora, di innescare un processo di riflessione per scuotere una contemporaneità sempre più congelata e acritica. Si comincia con “Come imparare a essere niente” di Alessandro Banda, in cui, attraverso l’inserimento di numerosi varianti, l’autore ripercorre gli ultimi istanti di vita di tre personaggi emblematici del secolo scorso: Aldo Moro, la principessa Diana, Pier Paolo Pasolini.

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