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35 Bergamo Film Meeting: L’ultima spiaggia di Thanos Anastopoulos e Davide Del Degan

L’ultima spiaggia è un fluviale documentario che il cineasta greco Thanos Anastopoulos, omaggiato al Bergamo Film Meeting ha realizzato a quattro mani con Davide Del Degan, brillante film-maker attivo a Trieste per cui rappresentare la tradizionale spiaggia del Pedocin e i suoi avventori ha significato in qualche modo giocare in casa. Trattasi, per chiarire, del noto bagno comunale con una prerogativa probabilmente unica in Europa, scherzosamente presentata dai suoi frequentatori come un’eredità dello stile di vita austro-ungarico: tenere separati all’ingresso uomini e donne, con un muretto lungo la spiaggia stessa a prolungare fin quasi in mare tale pudica ripartizione.

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35 Bergamo Film Meeting: I kóri di Thanos Anastopoulos

La quattordicenne Myrto vive sulla sua pelle le conseguenze della crisi finanziaria che ha investito la Grecia. Se la madre abita con un nuovo compagno, il padre, falegname, sembra essersi dissolto nel nulla perché impossibilitato a far fronte ai propri debiti. La giovane decide allora di vendicarsi a modo suo…
Costantemente in bilico tra l’aura della tragedia sociale e i paradigmi del cinema di genere, I kori – La figlia scandaglia la crisi economica greca in chiave noir. Eccellente lungometraggio datato 2013, in programma al Bergamo Film Meeting per l’omaggio a Thanos Anastopoulos

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35 Bergamo Film Meeting: Toril di Laurent Teyssier

Tra i film del concorso passati in questi giorni al 35° Bergamo Film Meeting, Toril del francese Laurent Teyssier è senz’altro quello che ci ha impressionato di più. Una storia di esasperazione, violenza e possibile riscatto sociale, dalla morale inevitabilmente amarissima, ma con un epilogo che inneggia comunque all’indomito e coriaceo spirito dei protagonisti, storia che l’autore ha voluto ambientare nei paesaggi assolati della Camargue.

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67 Festival di Berlino: On the Beach at Night Alone, in una mescolanza unica tra vita e arte si piange un amore perduto

Il cinema di Hong Sang-soo è uno spazio minimalista, leggero e sublime, aperto alle sovrapposizioni imperfette, alle variazioni dello sdoppiamento narrativo, al dialogo tra vita e arte laddove l’arte è una reinterpretazione della vita e la vita irrompe nell’arte in cerca di guarigione e conforto. Il suo nuovo film, On the Beach at Night Alone è la storia di un’attrice infelice al termine di una travagliata storia d’amore con un regista sposato

Kaurismäki

67 Festival di Berlino: The Other Side of Hope di Kaurismäki, il nostro Orso d’Oro va a una storia di solidarietà

Quando nella sala del Palast cala il buio e la stanza si riempie della luce della speranza emanata dal cinema di Kaurismäki è chiaro, almeno per chi scrive, chi sarà l’Orso d’Oro di questa edizione. Con The Other Side of Hope, Kaurismäki torna a parlare nel suo linguaggio minimale e surreale di emarginati e di solidarietà, continuando il lavoro iniziato nel 2011 con Le Havre

T2

67 Festival di Berlino: il ritorno di Trainspotting T2

Rent, Sick Boy, Spud e Begbie, stesso regista (Danny Boyle), stessi attori e stesso autore (Irvine Welsh) vent’anni dopo, una generazione dopo. Boyle sfrutta tutte le occasioni formali e i linguaggi multimediali per voltare lo sguardo al passato e contestualizzare l’azione nel presente, riuscendo a strappare T2 dal rischio di essere un pallido e inutile prolungamento di un cult generazionale irriproducibile e ineguagliabile

Django

67 Festival di Berlino: Django apre il concorso a ritmo di ‘gypsy-swing’

Reda Kateb veste impeccabilmente i panni dell’artista dal baffo inconfondibile, nato in Belgio in una famiglia rom e apprezzato nella Parigi culla di cultura e plaisir. Django vive con la madre, interpretata da BimBam Merstein, e con la moglie Naguine (Beata Palya). Corre l’anno 1943 e Django è “invitato” (non pare abbia altra scelta) a compiere un maestoso tour in Germania, nonostante gli ufficiali nazisti considerino la sua musica degenerata

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28 Trieste Film Festival: The Woman and the Glacier di Audrius Stonys

Il documentario che abbiamo più amato, durante il 28° Trieste Film Festival da poco conclusosi, è senz’altro The Woman and the Glacier di Audrius Stonys: alla bellezza delle immagini girate dal regista lituano si alterna la riproposizione dei filmati di repertorio, che, dando vita a uno stimolante parallelo, raccontano di passate missioni scientifiche insediatesi nella stessa zona, ovvero un ghiacciaio in ritirata tra le alture del Kazakistan. Il risultato è un lavoro che riecheggia le migliori opere documentarie di Herzog, nel tessere quella trama preziosa in cui il dialogo tra l’elemento naturale e la presenza umana non è mai qualcosa di scontato.

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28 Trieste Film Festival: A Good Wife di Mirjana Karanović

All’ultimo Trieste Film Festival c’è stato anche un “esordio” che si attendeva con particolare curiosità: il debutto alla regia della grande attrice serba Mirjana Karanović, vero e proprio monumento della cinematografia balcanica, il cui carisma è noto anche alle platee internazionali per la sua partecipazione a film di autori importanti. Da La polveriera di Goran Paskaljevic a diverse opere di Kusturica, fino ad arrivare a Grbavica – Il segreto di Esma, che valse anche alla regista bosniaca Jasmila Zbanic l’Orso d’Oro a Berlino. L’esordio registico di un attore a volte convince, a volte no. Nel caso della Karanović l’accoglienza è stata pressoché unanime: una meritata ovazione, concretizzatasi poi nel Premio Trieste per il miglior lungometraggio in concorso.

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28 Trieste Film Festival: Anishoara di Ana-Felicia Scutelnicu

Una ispiratissima Ana-Felicia Scutelnicu ci introduce a questa sua elegia moldava in chiaroscuro attraverso un prologo di gusto fiabesco, mitologico: piccolo e penetrante esercizio di storytelling, affidato al volto scavato di un uomo. E a seguire le quattro stagioni, racchiuse in quattro segmenti narrativi con sullo sfondo Orheiul Vechi, uno degli angoli più caratteristici della Moldova grazie al canyon e ai monasteri rupestri che ne segnano inconfondibilmente il paesaggio. Anishoara è pertanto tra i più affascinanti lungometraggi, visti quest’anno al Trieste Film Festival.

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28 Trieste Film Festival: The Children Will Come di Ana Jakimska

Reso magnetico dall’ambientazione e dalle due bravissime interpreti, The Children Will Come è un piccolo film, inserito nel palinsesto del 28° Trieste Film Festival attraverso il programma Eastweek, che seduce lo spettatore grazie anche all’attento studio delle inquadrature e a quel montaggio fluido, armonico, da cui esce fuori un sintetico racconto iniziatico dalla morale asciutta e concreta. Un bel modo di fare cinema, quindi, per questa giovane e promettente regista macedone, Ana Jakimska, che pare stia già preparando il suo primo lungometraggio.

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28 Trieste Film Festival: Zoology di Ivan I. Tverdovsky

Film non scevro di intenti allegorici e di qualche spunto esistenzialista, Zoology mette in scena nella Russia di oggi la crisi profonda di una donna di mezza età, che vive male la propria condizione in un contesto antropologico determinato da rivalità tra colleghe, corruzione, intoppi burocratici, bullismo, atteggiamenti superstiziosi. Presentato in questi giorni, tra le “sorprese di genere”, al Trieste Film Festival.

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28 Trieste Film Festival: Un altro me di Claudio Casazza

Già vincitore del Premio del Pubblico allo scorso Festival dei Popoli di Firenze, accolto anche al 28° Trieste Film Festival con interesse e calore, Un altro me trae spunto dalla già eccezionale possibilità di interagire con alcuni carcerati, inseriti in uno speciale gruppo di lavoro finalizzato alla riflessione sul crimine da loro commesso e a un eventuale reinserimento sociale, per venire poi a comporre una galleria di modelli comportamentali e reazioni emotive piuttosto varia, sia dal punto di vista dei detenuti che da quello dei loro carcerieri.

Nightlife

28 Trieste Film Festival: Nightlife di Damjan Kozole

A metà tra perverso noir e dramma famigliare immerso in un degrado sociale profondo, benché delineato con rapide pennellate, il film dello sloveno Damjan Kozole sembra ripercorrere nella tipologia di situazioni affrontate dalla protagonista, moglie di un avvocato andato incontro a una insolita aggressione, certi stilemi del cinema rumeno contemporaneo

Farhadi

69 Festival di Cannes: Il cliente di Asghar Farhadi

L’originalità del cinema iraniano continua a gratificarci con opere sempre nuove e di notevole spessore, come Il cliente, scritta e diretta dal geniale Asghar Farhadi (Una separazione, Orso d’oro a Berlino e Oscar Miglior Film Straniero nel 2011) e presentata nel concorso ufficiale di Cannes 2016: la pellicola si è aggiudicata a pieni voti il Premio per la Miglior Sceneggiatura, di Farhadi stesso, e quello per il Miglior Attore, assegnato dalla Giuria al protagonista maschile Shahab Hosseini

Safe Neighborhood

34 Torino Film Festival: Safe Neighborhood di Chris Peckover (After Hours)

Film che spazia su più registri filmici, Safe Neighbornhood illustra bene, con un certo sarcasmo sadico, un cambio generazionale dove l’età anagrafica delle motivazioni sessuali o degli impulsi omicidi si abbassa sempre più, potenziato dallo sviluppo tecnologico accessibile ai nativi digitali e al web e ai social network ormai diventati terreno di confronto, crescita, scoperta, accesso immediato a qualsiasi tipo d’informazione

Hansen-Løve

34 Torino Film Festival: L’avenir di Mia Hansen-Løve (Festa Mobile)

Sia L’avenir che Elle possono annoverarsi tra le visioni di quest’anno assolutamente da non perdere. Isabelle Huppert le illumina ambedue, dando loro con il suo talento e la sua presenza scenica un forte temperamento e un’altrettanto penetrante intensità, senza dimenticare il fatto che sia Verhoeven sia Mia Hansen-Løve, l’uno nella sua collaudata esperienza, l’altra nella sua freschezza, svolgono intorno a questa donna sublime un perfetto lavoro di scrittura e di regia

Un altro me

Un altro me di Claudio Casazza, film di apertura del Festival dei Popoli

Un altro me di Claudio Casazza è stato il film d’apertura della 57 ma edizione del Festival dei popoli in corso in questi giorni a Firenze. Il lungometraggio di Casazza è il resoconto filmato di un anno di lavoro svolto da un equipe di psicologi, criminologi e terapeuti impegnati nel recupero di detenuti condannati per reati sessuali la cui finalità è quella di evitare l’eventualità di ulteriori ricadute

Maquinaria Panamericana

34 Torino Film Festival: Maquinaria Panamericana di Joaquin Del Paso (Torino 34 – Concorso)

Joaquin Del Paso, al suo primo lungometraggio di finzione (alle spalle molti cortometraggi e un documentario), sceglie di trattare un tema attuale, come quello della perdita del lavoro improvvisa, mettendo in scena la crisi del lavoro e dell’industria manifatturiera, con uno stile documentaristico. Anche se a volte la messa in serie non determina un ritmo coerente con lo sviluppo diegetico, Maquinaria Panamericana risulta essere un film di un certo gusto e originalità

Justin Kelly

34 Torino Film Festival: King Kobra di Justin Kelly (After Hours )

Piuttosto apprezzabile, tirando le somme, il lavoro di Justin Kelly, che, sfruttando al meglio le risorse che aveva a disposizione, è riuscito a confezionare un prodotto godibile dal gusto amaro, dispensante un senso di inquietudine che auspicabilmente possa sensibilizzare e far riflettere su qualcosa di non sempre così ovvio.

Live Cargo

34 Torino Film Festival: Live Cargo di Logan Sandler (Festa Mobile)

L’opera prima del giovane regista Logan Sandler giunge nella sezione Festa Mobile del 34° Torino Film Festival direttamente dalla rassegna cinematografica newyorkese di Tribeca di quest’anno. E possiamo anche capire la fascinazione visiva provocata da questo tipo di film, ma restiamo perplessi e dubbiosi sulla qualità del suo contenuto

silence

MedFilm Festival 2016: Silence di Chadi Aoun

Questo breve film d’animazione, intercettato al MedFilm Festival 2016, approccia tecniche e stili di disegno differenti per affrescare una distopia potente, una sorta di grido disperato che attraversa di slancio terre mediorientali qui stilizzate ma ben riconoscibili, contrapponendo le forze sane del mondo arabo (e in particolare quelle nuove generazioni, che sognano già una vita diversa) alle crudeli tirannie che invece impongono diktat religiosi o d’altra natura, reprimono qualunque forma di dissenso, torturano, uccidono.

Les derniers parisiens

34 Torino Film Festival: Les derniers parisiens di Mohamed «Hamé» Bourokba ed Ekoué Labitey (Torino 34 – Concorso)

Bourokba e Labitey in Les derniers parisiens raccontano il mondo degli immigrati, di quella nazione francese composta da cittadini delle ex colonie africane, che cercano di sopravvivere con piccoli espedienti. La rappresentazione di un mondo che non è marginale, ma appare sempre più la porzione di popolazione più ampia all’interno di un paese che deve fare i conti con l’integrazione multiculturale e i flussi migratori

Lav Diaz

34 Torino Film Festival: A Lullaby To the Sorrowful Mystery di Lav Diaz (Festa Mobile)

Questa volta, quel gigantesco autore che è sempre stato e che continua ad essere Lav Diaz sceglie la storia del suo paese (che ci appare palese e inequivocabile quanto gli stia infinitamente a cuore) quale soggetto di questa ennesima dimostrazione della sua straordinaria capacità di percorrere con grazia smisurata le corde del fortunato spettatore che non si fa spaventare dalla forma apparentemente ostica che caratterizza le sue opere

The Love Witch

34 Torino Film Festival: The Love Witch di Anna Biller (After Hours)

Anna Biller, autrice nel senso completo del termine, si cimenta in un tour de force visivo di gusto pop, con richiami al cinema di genere degli anni ‘60 più di gusto televisivo che cinematografico, con costumi sgargianti, scenografie barocche e una fotografia con colori saturi, sovraesposti, materici, dove domina il rosso, il giallo, il bianco e il nero.

Sam Was Here

34 Torino Film Festival: Sam Was Here di Christophe Deroo (After Hours)

Christophe Deroo mostra qualche dote nella messa in scena e nell’utilizzo della macchina da presa, ma è ancora acerbo nel creare tensione e deve ancora molto al cinema di John Carpenter (dalla colonna sonora, alla scenografia desertica, alla folla di uomini senza volto, agli ambienti chiusi dove Sam si muove e lotta) e al primissimo Spielberg, quello di Duel

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