RECENSIONI FILM VISTI AI FESTIVAL

Venezai 71: “Io sto con la sposa” di Antonio Augugliaro, Gabriele del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry (Fuori Concorso)

Il film, prodotto da Gina films, in associazione con DocLab, è stato finanziato da una campa­gna di crowdfunding online sulla piattaforma Indiegogo, si è aggiudicato tre premi collaterali annualmente assegnati durante il Festival: il Premio FEDIC, il premio HRNs – Human Rights Nights Award per il Cinema dei Diritti Umani.

Venezia 71: “Animata Resistenza” di Francesco Montagner e Alberto Girotto (Sezione classici – Leone d’Oro miglior documentario)

Animata Resistenza

Quest’anno il Leone d’Oro Venezia Classici per il Miglior Documentario sul Cinema è andato all’opera Animata Resistenza di Francesco Montagner e Alberto Girotto, un documentario appassionato sulla vita e sulla figura del disegnatore Simone Massi, con importanti risvolti ‘politici’, sottaciuti da molta parte della critica

Venezia 71: “L’attesa del maggio” di Simone Massi (Orizzonti)

L'attesa del Maggio

Un piccolo capolavoro, il corto di animazione ideato e realizzato da Simone Massi e presentato Fuori Concorso alla 71esima edizione del Festival di Venezia nella sezione Orizzonti

Venezia 71: “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo (Concorso)

Hungry Hearts

Con il film Hungry Hearts, diretto da Saverio Costanzo, ovvero una storia d’amore e d’ossessione, l’Italia porta a casa la prestigiosa Coppa Volpi, per la migliore interpretazione femminile, conferita ad un’Alba Rohrwacher in piena maturità espressiva

Venezia 71: “Red Amnesia” di Wang Xiaoshuai (Concorso)

Red Amnesia

“Red Amnesia” purtroppo annoia, e per uno stile visivo molto piatto e inanimato, neppure minimale, dove la suspance iniziale non viene per nulla vitalizzata, e per una vicenda umana che non riesce ad essere rappresentata narrativamente con forza anche storica, politica e sociale

Venezia 71: “The Postman’s White Nights” di Andrei Konchalovsky (Concorso)

The Postman’s White Nights

La immaginazione che Konchalovsky accende col suo occhio mobile, penetrante, vivido e vivace, tecnicamente alto nell’usufruire di tutte le possibilità visive scardinatrici-penetrative nell’attenzione e nella meraviglia, accompagnato da una alta capacità di osservazione dell’essere umano e di ciò che lo circonda, ne fanno un autore visivo di estrema levatura

Venezia 71: “Near Death Experience” di Benoit Delépine e Gustave Kervern (Orizzonti)

near death experience

Probabilmente il progetto più fragile nella filmografia dei cineasti per le scelte registiche minimali, per la riduzione della narrazione a un monologo interiore e per aver affidato questi due punti a un protagonista non-straordinario, “Near Death Experience” è senz’altro l’opera più ardimentosa e affrancata da ogni logica di produzione, scrittura e distribuzione mai realizzata dal duo francese

Venezia 71: “La trattativa” di Sabina Guzzanti (Fuori Concorso)

La trattativa

L’Italia che è priva di coscienza civile, sabotata nei tentativi coraggiosi e non politicamente corretti di cercare la verità di vicende chiave della nostra democrazia, deve essere grata ad artisti come la Guzzanti che con il cinema alimentano la formazione e lo sviluppo di uno spirito critico

Venezia 71: “Fires on the plain” (Nobi) di Shinya Tsukamoto (Concorso)

Fires on the Plain

Shinya Tsukamoto ci regala con “Fires on the plain” (Nobi), in concorso nella selezione ufficiale, una pellicola di talento visivo e metaforico straordinari

Venezia 71: “Hill of Freedom” di Hong Sang-soo (Orizzonti)

Hill of Freedom

Un cinema delle possibilità, della casualità e della cronologia sfalsata quello del regista coreano Hong Sang-soo. Come nell’acclamato “The Day He Arrives”, in “Hill of Freedom” si parla di ritorni. Questa volta il tema del ritorno è strettamente legato all’idea dell’amore come ragione di spostamento e riformulazione di una vita nuova

Venezia 71: “A Pigeon Sat On a Branch Reflecting on Existence” (En Duva Satt På En Gren Och Funderade På Tillvaron) di Roy Andersson (Concorso)

A Pigeon Sat On a Branch Reflecting on Existence

39 piani sequenza per raccontare l’insensatezza dell’esistenza dell’essere umano: “A Pigeon Sat On a Branch Reflecting on Existence” del sardonico Roy Andersson chiude il trittico sulla condizione umana formato da “Songs from the Second Floor” e “You, the Living”

Venezia 71: “Il giovane favoloso” di Mario Martone (Concorso)

il-giovane-favoloso

Merito a Martone di aver scardinato il cliché di un Leopardi ai più sinonimo di pesantezza, rendendoci un italiano modernissimo nella sua chiave di lettura esistenziale con la quale confrontarsi e a partire dalla quale approfondire i suoi scritti

Venezia 71: “Olive Kitteridge” di Lisa Cholodenko (Anteprima)

olive

La HBO presenta al festival la miniserie di quattro ore diretta da Lisa Cholodenko, “Olive Kitteridge”, tratto dal libro omonimo, Premio Pulitzer 2009 di Elisabeth Strout

Venezia 71: “Jackie and Ryan” di Ami Canaan Mann (Orizzonti)

Jackie and Ryan

Ami Canaan Mann, figlia del regista Michael Mann, realizza il suo primo lungometraggio, “Jackie and Ryan”. Un film a budget ridottissimo, realizzato in soli venti giorni, girato nello Utah e accompagnato da una piacevole musica country

Venezia 71: “The Boxtroll” di Anthony Stacchi (Fuori Concorso)

boxtrolls-le-scatole-magiche

Dai creatori di “Coraline” e “Paranorman”, un nuovo gioiello cinematografico in stop-motion sbarca al Lido per la gioia di grandi e piccini, The Boxtrolls diretto da Anthony Stacchi

Venezia 71: “The smell of us” di Larry Clark (Giornate degli Autori)

The smell of us

I ragazzi di Clark non sono quelli turbati di Gus Van Sant (“Parnoid Park”) né tantomeno i sognatori erotici di Bertolucci (“The Dreamers”). “The smell of us è un cinema di sguardi immersi nel ritratto estremo della brutale ma non pornografica verità, è un documento che si preferirebbe non leggere su una generazione dominata da inconsapevolezza, perversione, superficialità e insofferenza.

Venezia 71: “Heaven knows What” di Josh Safdie e Benny Safdie (Orizzonti)

heavens_know_what

Per quanto la tematica della tossicodipendenza sia stata ampiamente sfruttata dal cinema, i registi di Heaven Knows What, sono riusciti a dare un’impronta originale al film, con delle scelte estetiche inusuali

Venezia 71: “She’s funny that way” di Peter Bogdanovich (Concorso)

She’s funny that way

Dopo ben dodici anni di assenza dal grande schermo, Peter Bogdanovich torna e lascia il segno, ricordando a tutti le regole della risata, quella vera, viscerale, che nasce solo da una commedia orchestrata perfettamente e delle quale sentivamo una grande mancanza

Venezia 71: “99 Homes” di Ramin Bahrani (Concorso)

99 homes

“99 Homes” è un buon film, un’opera che partendo da un trampolino prestigioso come quello di Venezia può, grazie anche ad un cast di sicuro richiamo, farsi strada nel circuito mainstream americano e mondiale.

Venezia 71: “Birdman” (O le imprevedibili virtù dell’ignoranza) di Alejandro G. Iňárittu (Film di apertura)

birdman

Diretto da Alejandro G. Iňárittu e interpretato da Michael Keaton, Edward Norton, Emma Stone, Zach Galifianakis , Naomi Watts e Amy Rian, “Birdman” è una black comedy che si interroga sul concetto di celebrity ai tempi dei social network

Genova Film Festival: “L’uomo sulla luna” di Giuliano Ricci

luomo_sulla_luna

Davvero folgorante, per noi, è stata l’esperienza spettatoriale indotta dal documentario di Giuliano Ricci: un excursus antropologico capace di restituire in modo estremamente vivo il senso della morte, tra i più attempati abitanti di un paesino della Barbagia

Genova Film Festival: “Apnea Notturna” di Dennis Cabella e Marcello Ercole

genova_film_Festival

Torniamo a occuparci di Genova Film Festival, per parlare di un altro dei cortometraggi di fiction che ci hanno maggiormente colpito: Apnea notturna di Dennis Cabella e Marcello Ercole

Genova Film Festival: “Piume” di Adriano Giotti

Piume

“Piume”, diretto da un regista giovane, ma già piuttosto prolifico, come Adriano Giotti, tra i cortometraggi di fiction in concorso al Genova Film Festival è uno di quelli che ci ha colpito di più

La Fiera Dell’Est del XX MedFilm Festival

xx-medfilm-festival-poster

Il XX Medfilm festival offre ampio spazio alla Romania: la diffusione delle opere di Autori rumeni è un modo per approfondire la conoscenza di una cultura che fa parte del tessuto multiculturale italiano; la Romania è l’unico Paese in Europa (e non solo nella Nuova Europa) che abbia prodotto cineasti che in uno spazio temporale molto ristretto hanno ottenuto consensi e visibilità internazionale.

XX MedFilm Festival: “Bloody Beans” (Loubia Hamra) di Narimane Mari

Bloody Beans

In un’epoca in cui la guerra subisce la spettacolarizzazione ad opera dei media, “Bloody Beans” cattura la magia attraverso la quale un gruppo di ragazzini nell’Algeria della dominazione francese riesce a tenere a bada lo spettro della guerra.

XX MedFilm Festival: “Cairo Drive” di Sherief Elkatsha

cairo_drive

“Cairo Drive”, documentario del regista egiziano Sherief Elkatsha mantiene un tono a tratti umoristico e leggero, senza andare troppo a fondo delle cause che hanno portato il Paese a vivere in perenne emergenza; resta un’amarezza di fondo dettata dall’impossibilità di uscire da un ingorgo che tutti, attraverso il malcostume della corruzione e dell’illegalità, hanno contribuito a creare.

Genova Film Festival: “Arctic Spleen” di Piergiorgio Casotti

arctic-spleen

“Arctic Spleen” possiede un’insolita, singolare energia, una magia dello sguardo e del racconto la cui cupezza di fondo si trasfigura nel viaggio quasi ipnotico, attraverso contesti antropologici e naturali così lontani dal nostro da irretire lo spettatore, lasciandolo a tratti senza fiato

XX Medfilm Festival: “Once Upon A Time” di Kazim Oz e “Sobre La Marxa” di Jordi Moratò

xx-medfilm-festival-poster

” Once Upon A Time del curdo Kazim Oz e “Sobre La Marxa” del catalano Jordi Moratò documentari in concorso al XX MedFilm Festival hanno in comune lo “sguardo da dentro” degli autori, che raccontano situazioni di quotidianità, in alcuni casi in contrasto con l’idea di guerra e miserie che i media ci restituiscono

Notte del Documentario Mediteranneo

In utero Srebrenica Giuseppe Carrieri

Mostrare, informare, rendere nota una realtà, porvi l’accento: l’idea di documentario si fonde con il cinema stesso, tout court. Dalle antiche vedute dei Lumière alla realtà poetica di Flaherty, di Epstein o Grierson in cui la narrazione si interroga sull’equilibrio tra la realtà soggettiva ed oggettiva. Il cinema, dunque, sceglie e mette in scena la realtà, mezzo e fine privilegiato, perché ci si guardi intorno e si sappia osservare e porre il proprio sguardo sul mondo, cogliendo la vita vera

Genova Film Festival: “Quello che resta” di Antonio Martino

Quello che resta Antonio Martino

La particolare attenzione del Genova Film Festival nei confronti della produzione documentaria italiana sta trovando conferma, anche quest’anno, nel livello qualitativamente piuttosto alto dei film in concorso. “Quello che resta” di Antonio Martino rientra senz’altro tra i lavori che ci hanno emozionato di più.

Contest (Nuovo Cinema Aquila): “Il segreto” di Cyop&Kaf

Il segreto

Attraverso la “tecnica del pedinamento” zavattiniana, che consiste nel pedinare la realtà e nel coglierla nella sua effettiva durata, Cyop&Kaf ci conducono con occhi indiscreti all’inseguimento dei piccoli passi svelti di una banda di ragazzini, nativi dei Quartieri Spagnoli

Cannes 67: “El Ardor” di Pablo Fendrik (Séance Spéciale)

EL-ARDOR

Nonostante le premesse, gli interpreti e la magnifica location, il film non convince, restando in superficie su tutte le questioni aperte

CinemaSpagna 2014: “Mon Petit” di Marcel Barrena

MonPetit

La sfida filmata in “Mon Petit è soprattutto a livello umano. A lanciarla è stato un giovanissimo spagnolo, Albert Casals, ridotto in sedia a rotelle da una malattia degenerativa ma capace di reagire alla propria disabilità in un modo singolare, che definire spericolato ed estremamente coraggioso può non essere sufficiente

Cannes 67: “A girl at my door” di July Jung (Un Certain Regard)

At Girl at my Door

Un piccolo film dalle giuste proporzioni, capace di amalgamare con arte la sfera visiva e quella narrativa, “A girl at my door” lancia, con uno stile tipicamente orientale, un forte messaggio contro l’autoritarismo, il maschilismo, la violenza ed ipocrisia di certi ambienti della Corea contemporanea

Cannes 67: “The search” di Michel Hazanavicius (Concorso)

The search

Nonostante un approccio piuttosto didattico e forse non originalissimo, il film si lascia gustare e le vicende dei protagonisti catturano l’attenzione e ci conducono senza fatica in un viaggio cinematografico di oltre due ore

Cannes 67: “Run” di Philippe Lacôte (Un certain regard)

Run

Il film, diretto dal regista Philippe Lacôte, è fortemente simbolico ed evocativo. Appare fortissima la sottolineatura di come non sia possibile, in certi luoghi, circostanze, momenti, scegliere nulla della propria vita ma di come essa al contrario si costruisca in base a circostanze esterne

Cannes 67: “Maidan” di Sergei Loznitsa (Selezione Ufficiale-Sessione Speciale)

Maidan

“Maidan” è un documentario che riproduce esattamente la ‘filosofia di rappresentazione’ Loznitsana. Un occhio fisso su squarci di vita da piazza, attraverso il quale viene mappata l’evoluzione di una partecipazione popolare fino al suo epilogo

Cannes 67: “The Homesman” di Tommy Lee Jones (Concorso)

the_homesman

Un film che conferma il talento registico di Tommy Lee Jones (dopo l’esordio del 2005, con “Le Tre Sepolture”), capace di emozionare senza sentimentalismi, tenendo d’occhio i grandi registi del passato

Cannes 67: “The Salt of The Earth” di Wim Wenders & Sebastiao Salgado (Un Certain Regard Special Prize)

The Salt of The Earth

Uno sposalizio senza precedenti, quello fra il regista tedesco Wim Wenders ed il brasiliano Sebastiao Salgado, uno dei fotografi più importanti di tutti i tempi, viaggiatore indefesso alla ricerca dell’uomo e della sua relazione con la natura fin nei meandri più remoti della Terra

Cannes 67: “Leviathan” di (Premio per la Miglior Sceneggiatura)

leviathan

A Cannes, il “Leviathan” scritto a quattro mani da Oleg Negin e Andrey Zvyagintsev ha ricevuto il Premio alla sceneggiatura, una scrittura complessa sulla progressiva degenerazione delle tensioni tra le parti diretta lentamente e inesorabilmente verso il compimento di un sopruso per mano dello Stato

Publisher: Vincenzo Patanè Garsia | Ufficio stampa: Valentina Calabrese | Concept designer: Gianna Caratelli | Webmaster: Creazioni Web