
Gabriella Romano realizza il documentario “Essere Lucy”, ritratto di una transessuale piemontese sopravvissuto al campo di concentramento di Dachau, tra immagini di repertorio e testimonianze dirette

Canecapovolto, l’autore del film, agisce in presa diretta, sperimentato i gap comunicativi che l’espediente brusco dell’intervista può provocare e regalare, irrompendo con il dubbio e l’ambiguità nella bipolare dicotomia verità/finzione così come in quella sull’etero/omosessualità

“We Were Here”, documentario candidato agli Oscar, presentato alla prima edizione di Agender – Cinema Queer/Future Arts, è una preziosa testimonianza di un periodo storico esaltante e amaro, gioioso e triste: quello della San Francisco della fine degli anni ’70

“Fake orgasm” entra a pieno titolo nella definizione di documentario: il suo interesse è quello di traumatizzare, di destabilizzare chi si è adagiato all’interno di confini prestabiliti, di portare le persone a farsi delle domande.

Presentato in anteprima alla 61° edizione del Festival di Berlino, inserito nella sezione Festa Mobile del Torino Film Festival 2011, “The Ballad of Genesis and Lady Jaye” viene proiettato alla prima rassegna di Agender Cinema Queer – Arti Future, al Nuovo Cinema Aquila a Roma.

L’omaggio a George Kuchar, scomparso pochi mesi fa, è l’ultimo documentario sulla carriera dei gemelli Kuchar, proiettato in chiusura della rassegna del Festival Agender – Queer Cinema.

Quasi fosse una bandiera o un manifesto politico, “Vinylmania” indaga sulla rinascita del disco in vinile e la musica analogica, dimostrando ampiamente la sua superiorità non solo a livello qualitativo.

Nessuno lo ammetterà mai, sarà un “guilty pleasure” per molti, uno di quei piaceri che si gustano e non si confessano, ma uno dei film più amabili della 29ᵃ edizione del TFF è sicuramente “The Catechism Cataclysm” di Todd Rohal

“Il Sorriso del Capo” punta il fuoco sulla potente macchina propagandistica che Benito Mussolini mise in piedi per persuadere il popolo italiano ad abbracciare l’ideologia fascista.

Alexander Payne ritorna ben sette anni dopo l’ottimo “Sideways”, e lo fa con un altro bel film. “The Descendants” con “About Schmidt” (2002) e “Sideways” (2004) forma una trilogia “del viaggio”. Con George Clooney

Candidato agli Oscar 2012 come miglior film straniero, “La guerre est déclarée” narra la storia realmente vissuta dagli attori che lo interpretano. È un film di un’umanità dirompente, il cui oggetto è un amore molto terreno, imperfetto e quindi reale

Nell’ultimo decennio è emerso un filone che si potrebbe definire “Sundance Indy”, ossia quelle pellicole, più o meno indipendenti, che passano in anteprima ad ogni edizione del Sundance Film Festival. “Terri”, il quarto lungometraggio di Azazel Jacobs, rientra perfettamente in questa categoria

Lungometraggio di diploma del regista Andreas Kannengiesser, “Vergiss Dein Ende” è un film pretenzioso e mal costruito dove il dramma assume spesso connotati patetici, per poi scadere, in alcuni momenti, addirittura nel ridicolo

Ottavo film in concorso al Torino Film Festival 2011, primo lungometraggio italiano in proiezione, “Ulidi piccola mia” colpisce innanzitutto per la sua interessante natura ibrida. Non è infatti possibile stabilire dove inizi la finzione, dove finisca il documentario e viceversa.

A “Little Closer” ci regala un frammento di vita della periferia americana, fatta di piccole grandi imprese di tutti i giorni e, insieme, ci offre uno sguardo schietto e asciutto sul tema della sessualità

Un giovane al quale viene diagnosticato un tumore raro e maligno (con appunto il 50 % di possibilità di guarigione) non è proprio la premessa più ovvia per un film dai toni comici. “50/50″ non è smielato, non è cinico, non è volutamente scorretto, ma è semplicemente sincero nell’ammettere che nessuno sa veramente come comportarsi in situazioni di questo tipo

A metà tra un thriller, una storia erotica e un “romanzo di formazione”, con tocchi di follia di non poco conto, “Guilty of Romance” riesce dove altre pellicole di Sion Sono avevano fallito: coniuga narrazione e poesia, non rinunciando ad abbondanti dosi sia dell’una che dell’altra

Il film di Alex Gregory e Peter Huyck è un egregio lavoro di sceneggiatura, non per lo spessore dei personaggi né per le implicazioni filosofiche che vi sottendono, ma per l’evidente mestiere che emerge dal ritmo della narrazione e dalla perfezione con cui sono stati scanditi i tempi della vicenda

La coppia formata dal regista Michael Greenspan e dello sceneggiatore Christopher Dodd, qui al primo lungometraggio, le tenta tutte per mantenere alta la tensione, ma deve fare il conto con una serie di film usciti negli ultimi dieci anni.

Anche per un veterano del cinema documentario come Werner Herzog il tema della pena di morte rimane spinoso. Il film sembra non riuscire a prendere una direzione univoca, perché risente della mancanza di organizzazione del materiale che forse non poteva essere fatta a priori