RECENSIONI FILM VISTI AI FESTIVAL

Genova Film Festival: “L’uomo sulla luna” di Giuliano Ricci

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Davvero folgorante, per noi, è stata l’esperienza spettatoriale indotta dal documentario di Giuliano Ricci: un excursus antropologico capace di restituire in modo estremamente vivo il senso della morte, tra i più attempati abitanti di un paesino della Barbagia

Genova Film Festival: “Apnea Notturna” di Dennis Cabella e Marcello Ercole

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Torniamo a occuparci di Genova Film Festival, per parlare di un altro dei cortometraggi di fiction che ci hanno maggiormente colpito: Apnea notturna di Dennis Cabella e Marcello Ercole

Genova Film Festival: “Piume” di Adriano Giotti

Piume

“Piume”, diretto da un regista giovane, ma già piuttosto prolifico, come Adriano Giotti, tra i cortometraggi di fiction in concorso al Genova Film Festival è uno di quelli che ci ha colpito di più

La Fiera Dell’Est del XX MedFilm Festival

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Il XX Medfilm festival offre ampio spazio alla Romania: la diffusione delle opere di Autori rumeni è un modo per approfondire la conoscenza di una cultura che fa parte del tessuto multiculturale italiano; la Romania è l’unico Paese in Europa (e non solo nella Nuova Europa) che abbia prodotto cineasti che in uno spazio temporale molto ristretto hanno ottenuto consensi e visibilità internazionale.

XX MedFilm Festival: “Bloody Beans” (Loubia Hamra) di Narimane Mari

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In un’epoca in cui la guerra subisce la spettacolarizzazione ad opera dei media, “Bloody Beans” cattura la magia attraverso la quale un gruppo di ragazzini nell’Algeria della dominazione francese riesce a tenere a bada lo spettro della guerra.

XX MedFilm Festival: “Cairo Drive” di Sherief Elkatsha

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“Cairo Drive”, documentario del regista egiziano Sherief Elkatsha mantiene un tono a tratti umoristico e leggero, senza andare troppo a fondo delle cause che hanno portato il Paese a vivere in perenne emergenza; resta un’amarezza di fondo dettata dall’impossibilità di uscire da un ingorgo che tutti, attraverso il malcostume della corruzione e dell’illegalità, hanno contribuito a creare.

Genova Film Festival: “Arctic Spleen” di Piergiorgio Casotti

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“Arctic Spleen” possiede un’insolita, singolare energia, una magia dello sguardo e del racconto la cui cupezza di fondo si trasfigura nel viaggio quasi ipnotico, attraverso contesti antropologici e naturali così lontani dal nostro da irretire lo spettatore, lasciandolo a tratti senza fiato

XX Medfilm Festival: “Once Upon A Time” di Kazim Oz e “Sobre La Marxa” di Jordi Moratò

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” Once Upon A Time del curdo Kazim Oz e “Sobre La Marxa” del catalano Jordi Moratò documentari in concorso al XX MedFilm Festival hanno in comune lo “sguardo da dentro” degli autori, che raccontano situazioni di quotidianità, in alcuni casi in contrasto con l’idea di guerra e miserie che i media ci restituiscono

Notte del Documentario Mediteranneo

In utero Srebrenica Giuseppe Carrieri

Mostrare, informare, rendere nota una realtà, porvi l’accento: l’idea di documentario si fonde con il cinema stesso, tout court. Dalle antiche vedute dei Lumière alla realtà poetica di Flaherty, di Epstein o Grierson in cui la narrazione si interroga sull’equilibrio tra la realtà soggettiva ed oggettiva. Il cinema, dunque, sceglie e mette in scena la realtà, mezzo e fine privilegiato, perché ci si guardi intorno e si sappia osservare e porre il proprio sguardo sul mondo, cogliendo la vita vera

Genova Film Festival: “Quello che resta” di Antonio Martino

Quello che resta Antonio Martino

La particolare attenzione del Genova Film Festival nei confronti della produzione documentaria italiana sta trovando conferma, anche quest’anno, nel livello qualitativamente piuttosto alto dei film in concorso. “Quello che resta” di Antonio Martino rientra senz’altro tra i lavori che ci hanno emozionato di più.

Contest (Nuovo Cinema Aquila): “Il segreto” di Cyop&Kaf

Il segreto

Attraverso la “tecnica del pedinamento” zavattiniana, che consiste nel pedinare la realtà e nel coglierla nella sua effettiva durata, Cyop&Kaf ci conducono con occhi indiscreti all’inseguimento dei piccoli passi svelti di una banda di ragazzini, nativi dei Quartieri Spagnoli

Cannes 67: “El Ardor” di Pablo Fendrik (Séance Spéciale)

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Nonostante le premesse, gli interpreti e la magnifica location, il film non convince, restando in superficie su tutte le questioni aperte

CinemaSpagna 2014: “Mon Petit” di Marcel Barrena

MonPetit

La sfida filmata in “Mon Petit è soprattutto a livello umano. A lanciarla è stato un giovanissimo spagnolo, Albert Casals, ridotto in sedia a rotelle da una malattia degenerativa ma capace di reagire alla propria disabilità in un modo singolare, che definire spericolato ed estremamente coraggioso può non essere sufficiente

Cannes 67: “A girl at my door” di July Jung (Un Certain Regard)

At Girl at my Door

Un piccolo film dalle giuste proporzioni, capace di amalgamare con arte la sfera visiva e quella narrativa, “A girl at my door” lancia, con uno stile tipicamente orientale, un forte messaggio contro l’autoritarismo, il maschilismo, la violenza ed ipocrisia di certi ambienti della Corea contemporanea

Cannes 67: “The search” di Michel Hazanavicius (Concorso)

The search

Nonostante un approccio piuttosto didattico e forse non originalissimo, il film si lascia gustare e le vicende dei protagonisti catturano l’attenzione e ci conducono senza fatica in un viaggio cinematografico di oltre due ore

Cannes 67: “Run” di Philippe Lacôte (Un certain regard)

Run

Il film, diretto dal regista Philippe Lacôte, è fortemente simbolico ed evocativo. Appare fortissima la sottolineatura di come non sia possibile, in certi luoghi, circostanze, momenti, scegliere nulla della propria vita ma di come essa al contrario si costruisca in base a circostanze esterne

Cannes 67: “Maidan” di Sergei Loznitsa (Selezione Ufficiale-Sessione Speciale)

Maidan

“Maidan” è un documentario che riproduce esattamente la ‘filosofia di rappresentazione’ Loznitsana. Un occhio fisso su squarci di vita da piazza, attraverso il quale viene mappata l’evoluzione di una partecipazione popolare fino al suo epilogo

Cannes 67: “The Homesman” di Tommy Lee Jones (Concorso)

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Un film che conferma il talento registico di Tommy Lee Jones (dopo l’esordio del 2005, con “Le Tre Sepolture”), capace di emozionare senza sentimentalismi, tenendo d’occhio i grandi registi del passato

Cannes 67: “The Salt of The Earth” di Wim Wenders & Sebastiao Salgado (Un Certain Regard Special Prize)

The Salt of The Earth

Uno sposalizio senza precedenti, quello fra il regista tedesco Wim Wenders ed il brasiliano Sebastiao Salgado, uno dei fotografi più importanti di tutti i tempi, viaggiatore indefesso alla ricerca dell’uomo e della sua relazione con la natura fin nei meandri più remoti della Terra

Cannes 67: “Leviathan” di (Premio per la Miglior Sceneggiatura)

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A Cannes, il “Leviathan” scritto a quattro mani da Oleg Negin e Andrey Zvyagintsev ha ricevuto il Premio alla sceneggiatura, una scrittura complessa sulla progressiva degenerazione delle tensioni tra le parti diretta lentamente e inesorabilmente verso il compimento di un sopruso per mano dello Stato

Cannes 67: “Foxcatcher” di Bennett Miller (Premio per la Miglior Regia)

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Della bizzarria, e spesso della follia, dei miliardari americani sono piene le cronache. Una delle più incredibili vicende, realmente accadute, a conferma di tale assunto è quella raccontata nel lungometraggio in concorso “Foxcatcher”, del regista statunitense Bennett Miller, vincitore del Premio per la Miglior Regia alla 67esima edizione del Festival di Cannes

Cannes 67: “Party Girl” di Amachoukeli/Burger/Theis (Camera d’Or/Prix d’Ensemble)

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La storia della sessantenne Angélique (un’eccezionale Sonia Theis-Litzemburger) che intrattiene i clienti del Cabaret non ha lasciato indifferente la giuria di Cannes. Marie Amachoukeli, Claire Burger e Samuel Theis, ossia i tre autori di “Party Girl”, hanno meritatamente vinto la Camera d’Or e il Prix d’Ensemble

Cannes 67: “Jimmy’s Hall” di Ken Loach (Concorso)

Jimmy’s Hall

Jimmy è una figura storica precisamente collocata geograficamente e temporalmente, un martire del suo tempo destinato, come ogni grande oppresso della storia, ad essere ricordato al di là del suo tempo e del suo spazio

Cannes 67: “Les Combattants” di Thomas Cailley (Quinzaine des Réalisateurs)

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Vincitore dei tre premi della Quinzaine, Thomas Cailley mette in scena una commedia esilarante, all’apparenza sentimentale, a tratti parodistica, per dirci che la sopravvivenza non è lo scopo ultimo della vita, ma soltanto un aspetto di essa. E che da soli non ci si salva.

Cannes 67: “Pride” di Matthew Warchus (Quinzaine des Réaliseateurs)

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“Pride”, secondo lungometraggio dell’inglese Matthew Warchus chiude la Quinzaine e arriva dritto al cuore, emozionando fino alle lacrime. E’ la storia (vera) semplice e rivoluzionaria ambientata tra l’84 e l’85 durante il braccio di ferro del governo di Margaret “fucking” Thatcher e i minatori in sciopero.

Cannes 67: “Mommy” di Xavier Dolan (Concorso)

Mommy

Dolan è autore di un cinema olistico, coglie la complessità della settima arte fatta di frame in movimento, storie, personaggi e sonorità e lavora sull’assemblaggio armonico di ciascun elemento al fine di creare un’esperienza totale unitaria dove le singolarità diventano inseparabili

Cannes 67: “Hippocrate” di Thomas Lilti (Semaine De La Critique)

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“Hippocrate” di Thoms Lilti chiude La Semaine De La Critique, vinta dall’ucraino Myroslav Slaboshpytskiy con “The Tribe”. I film della Semaine, come spiega Alex Masson del comitato di selezione, devono essere contestualmente popolari e personali, in modo da arrivare a tutti, attraverso una maniera di raccontare originale.

Cannes 67: “Lost River” di Ryan Gosling (Un Certain Regard)

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Per essere l’opera prima di un attore giovanissimo ci sentiamo di considerare lo slancio autoriale deciso e di tralasciare i difetti di una mano e un occhio non ancora sufficientemente allenati. Ci auguriamo che Gosling possa seguire le orme cinematografiche di George Clooney, incisivo davanti e (quasi sempre) dietro la macchina da presa

Cannes 67: “White God” di Kornél Mundruczó (Primo Premio Un Certain Regard )

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“White God” è stato presentato nella sezione Un Certain Regard aggiudicandosi con qualche sorpresa il premio principale. Il sesto film di Mundruczó è “un racconto ammonitorio sul rapporto tra le specie superiori e i loro disgraziati subalterni. Emarginato e tradito, il migliore amico dell’uomo si ribella al suo padrone…” .

Cannes 67: “Adieu au langage” di Jean Luc Godard (Concorso)

Adieu au langage

“Adieu au langage” è il canto di una presa d’atto: intellettuale, esistenziale, politica, sociale, umana ed artistica. Godard canzona l’evoluzione, tecnologica in primis, nella sua provocazione più riuscita, usando il 3D come scopritore di nuove prospettive, esattamente nel senso della pittura di Monet, di cui imprime la frase rivelatrice: “paint not what we see, for we see nothing, but paint that we don’t see”

Cannes 67: “Whiplash” di Damien Chazelle (Quinzaine des Réalisateurs)

Whiplash

Nato nel Rhode Island nel 1985, Damien Chazelle è il regista più giovane della Quinzaine. Il suo “Whiplash” ha già vinto il Premio Giuria e il Premio come miglior film al Sundance Film Festival, e l’aspettativa qui a Cannes è molto alta. Non ci resta che aspettare davvero poche ore.

Cannes 67: “Alleluia” di Fabrice Du Welz (Quinzaine des Réalisateurs)

Alleluia

Fabrice Du Welz arriva sulla Croisette dal vicino Belgio per presentare alla Quinzaine il suo “Alleluia”, film su una storia d’amore tra vittima e carnefice, in un continuo altalenarsi di ruoli

Cannes 67: “At li layla” (Next to her) di Asaf Korman (Quinzaine des Réalisateurs)

At li layla (Next to her)

Il regista israeliano Asaf Korman presenta la sua opera prima alla Quinzaine di Cannes: “At li layla”, storia familiare di una giovane donna che deve prendersi cura della sorella malata di mente, è frutto di un lungo percorso partito proprio alla Quinzaine di Cannes nel 2007

Cannes 67: “Deux Jours, Une Nuit” di Luc Dardenne & Jean-Pierre Dardenne (Concorso)

Deux Jours, Une Nuit

Performanti e concorrenti. Questi i due aggettivi del nuovo millennio che poggiano saldamente sullo squarcio aperto dall’ultima pellicola dei Dardenne: uno squarcio che i due cineasti esplorano con il solito minimalismo tecnico e il necessario rigore narrativo

Cannes 67: “Più Buio Di Mezzanotte” di Sebastiano Riso (Semaine De La Critique)

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Con “Più Buio Di Mezzanotte”, presentato alla Semaine de la Critique del festival di Cannes, Sebastiano Riso ci racconta il contrasto tra luce e buio, tra l’identificazione di un genere che la società riconosce e quella di un non-genere che si ostina a non voler vedere

Cannes 67: “Coming Home” di Zhang Yimou (Fuori Concorso)

Coming Home

Dopo i recenti cinetici e spettacolari wuxia (“Hero”, “La foresta dei pugnali volanti”), l’autore della Quinta Generazione di registi cinesi Zhang Yimou torna sui racconti popolari con “Coming Home”

Cannes 67: “The Tribe” (Plemya) di Myroslav Slaboshpytskiy (Semaine de la Critique)

The tribe

Il regista ucraino Myroslav Slaboshpytskij presenta la sua opera prima “The Tribe” a La Semaine De La Critique offrendo allo spettatore l’esperienza di farsi portare dalle immagini, attraverso un film girato nel linguaggio dei segni, senza sottotitoli e senza voice-over.

Cannes 67: “Still the Water” di Naomi Kawase (Concorso)

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Al di là delle aride disquisizioni sul perché dell’inserimento di un film così rarefatto e poetico nel Concorso Ufficiale a Cannes, rimane la bellezza di un racconto sull’educazione sentimentale di due adolescenti e la brutalità degli eventi mortiferi osservati con i loro giovani occhi ancora incapaci di arrendersi alla forza e ineluttabilità della natura

Cannes 67: “The Kindergarten Teacher” di Nadav Lapid (Semaine de la Critique)

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“The Kindergarden Teacher” del cineasta israeliano Nadov Lapid è un film forte e potente, e un’atto d’amore nei confronti della Poesia, non soltanto genere narrativo ma espressione massima della libertà di pensiero

Cannes 67: “Queen and Country” di John Boorman (Quinzaine des Réalisateurs)

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Alla vigilia delle elezioni europee, il regista John Boorman presenta alla Quinzaine di Cannes il suo “Quenn and Country”, una co-produzione tutta europea tra Irlanda, GB, Romania e Francia che fa auspicare ad una sempre maggiore collaborazione, non soltanto in campo cinematografico.

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