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Trieste Film Festival: Internat di Maurilio Mangano

Uno sguardo intimo e partecipe sulle conseguenze del conflitto combattutosi in Abcasia nei primi anni ’90, con le vite dei profughi georgiani in primo piano, è quanto ci regala il bel documentario di Maurilio Mangano, accolto favorevolmente al Trieste Film Festival.

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Berlinale 2015: “Victoria” di Sebastian Schipper

Dalla 65. Berlinale è tornato a casa con l’Orso d’Argento per il miglior contributo tecnico al direttore della fotografia Sturla Brandth Grøvlen. Si tratta di un importante riconoscimento per il tedesco “Victoria di Sebastian Schipper”, un film di atmosfera in cui la metropoli – alla maniera dei film noir – è il palcoscenico che ospita l’azione

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Berlinale 2015: “Knight of Cups” di Terrence Malick

“Knight of Cups” di Terrence Malick è da leggersi come un’esperienza visiva affrancata dalle convenzioni, come il tentativo di lasciar confluire nella potenza delle immagini l’impotenza dell’essere umano. “Knight of Cups” è il canto inesprimibile di una voce interiore smarrita

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Berlinale 2015: “Eisenstejn in Guanajuato” di Peter Greenaway

“Eisenstejn in Guanajuato” è un cinema-omaggio che si apre a una rivisitazione originale di stile e teoria, si dipana lungo un impianto narrativo capace di sintetizzare vecchio e nuovo, immortala l’artista mettendone a nudo l’uomo. Tornato ingiustamente a mani vuote dalla Berlinale, Greenaway è l’Autore di un cinema nuovo che sa bene come rapportarsi al suo passato

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Crudo di Irma Immacolata Palazzo

Una volta a settimana si incontrano a casa di un’eccentrica drag queen (interpretata da un’immensa Platinette), una piacente professoressa amante dei gatti (Gianna Breil, anche produttrice del film), un vigile urbano, un impegnatissimo uomo d’affari, un parcheggiatore abusivo e il sedicente marito della professoressa

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Happy Days Motel

Il racconto delle solitudini di personaggi che si ritrovano in un motel, (non) luogo di passaggio dove continuare a macerarsi nelle proprie angosce

BLOODY KNUCKLES

Ravenna Nightmare: “Bloody Knuckles” di Matt O’Mahoney

Il canadese Matt O’Mahoney, già autore di irriverenti cortometraggi, ha saputo trasferire e concentrare nel film quella vena caustica che, dipanandosi con destrezza tra invenzioni “pulp” e una naturale inclinazione al “politically incorrect”, ne rende quanto mai sapida la visione

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France Odeon: “Aimer, boire et chanter” di Alain Resnais

“Aimer, boire et chanter”, l’ultimo film di Alain Resnais, scomparso a inizio marzo alla veneranda età di novantuno primavere, è stato presentato in anteprima nazionale a France Odeon. Resnais mette in scena una pièce teatrale, “Life of Riley”, del drammaturgo britannico Alan Ayckbourn, facendo di necessità virtù e trasformando i pochi mezzi a disposizione – dovuti ad un budget esiguo e risicato – in veri e propri punti di forza

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Ravenna Nightmare: Julia di “Matthew A. Brown”

Forte di un incipit dall’impatto notevolissimo, “Julia” di Matthew A. Brown ci aveva fatto sperare che anche il prosieguo del racconto si rivelasse all’altezza, generando così un film di grande spessore. E invece buio pesto, principalmente a causa di una logica da “revenge movie” affrontata qui in maniera quantomeno bizzarra

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Ravenna Nightmare: “Jamie Marks is Dead” di Carter Smith

Jamie Marks è morto. Viva Jamie Marks! Celebrazione di rapporti che vanno oltre la morte, il film di Carter Smith piega con una certa maestria gli elementi della “ghost story” ad atmosfere e situazioni tipiche del cinema “indie” statunitense. Un mood tipicamente da Sundance, volendo essere più specifici.

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Ravenna Nightmare: “Big Bad Wolves” di Aharon Keshales e Navot Papushado

La prima vera “bomba” del Ravenna Nightmare arriva da Israele: supportato dalla benedizione di sua maestà Tarantino, che lo ha definito il suo film dell’anno, Big Bad Wolves rappresenta in effetti un discreto shock, sia per la crudezza delle situazioni trattate che per un’abilità registica, ben visibile a livello puramente visivo

Ravenna Nightmare

Ravenna Nightmare: il Concorso Cortometraggi

Mentre nella capitale ci si apprestava alle ultime giornate del Festival di Roma, in un’altra città decisamente più piccola è ripartito di slancio l’appuntamento annuale col cinema dell’orrore, da intendersi nelle sue varie forme: parliamo ovviamente del Ravenna Nightmare

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Visioni Fuori Raccordo: “Fuoco Amico” di Francesco Del Grosso

Intorno a una storia vera così emblematica, nei suoi sviluppi drammatici e kafkiani, Francesco Del Grosso ha saputo costruire un andamento da “spy story”, per quanto sofferto. La tensione di cui si nutre il documentario è alimentata anche dalle musiche di Raffaele Inno, dal calibrato montaggio di Francesca Sofia Allegra e da una determinata impronta registica, orientata verso una dimensione estremamente realistica e mai artificiosa

Lucciole per lanterne

Visioni Fuori Raccodo: “Lucciole per lanterne” di Stefano Martone e Mario Martone

Nei giorni in cui in Italia si decideva tramite referendum se continuare o meno a tutelare l’acqua come bene comune, l’Enel comprava Endesa, la multinazionale dell’energia che dagli anni ’80 aveva ottenuto dal governo cileno di Pinochet il diritto di costruire una serie di grandi dighe tra le valli della Patagonia. È da questo paradosso che parte “Lucciole per lanterne” di Stefano e Mario Martone, ultimo dei film in concorso al Visioni Fuori Raccordo 2014

Dal profondo

Visioni Fuori Raccordo: “Dal profondo” di Valentina Pedicini

Dal profondo di Valentina Zucco Pedicini non è solo un film politico o di denuncia, ma, innanzitutto, una profonda riflessione sulla condizione umana, laddove lo sguardo si sofferma su una prospettiva che, smarcandosi dalla retorica della rivendicazione sociale, accompagna lo spettatore in un ‘viaggio’ in cui, parafrasando Celine, ‘la notte non termina’.

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Visioni Fuori Raccordo: “L’uomo sulla luna” di Giuliano Ricci

Giuliano Ricci, giovane film-maker nativo di Milano, con una pazienza quasi materna studia prima e scopre poi, come in un dipinto dal vero, le (im)perfezioni della vita nel cuore della Sardegna. E da alieno, quale è, lo fa entrando in punta di piedi, finendo poi “con molta fatica” nelle case e nei racconti della gente, delle donne

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