Up in the air (Festival di Roma 2009 In Concorso)

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Che fine hanno fatto i rapporti umani all’interno del fagocitante mondo del lavoro? Forse sono divenuti solo fugaci evasioni da ciò che costituisce l’essenza di una contemporaneità sempre più schizofrenicamente volta alla massimizzazione del profitto.

Tutto il baraccone di Clooney atterra al Festival di Roma (con urla scomposte e strappamento di capelli anche di donne non più giovanissime) con un divertente, ma anche riflessivo film di Jason Reitman. Distacco, disincanto, cinismo e tutti i luoghi comuni dell’alienazione attuale vengono sapientemente intrecciati in una sceneggiatura che mette a nudo il vuoto di senso odierno.

Due “licenziatori” (questa è la qualifica professionale dei due protagonisti), uno di mezza età, Clooney, squalo dal sangue freddo, l’altra, fresca di diploma ma determinata, intraprendono un viaggio insieme in vari stati americani, con l’intento di perfezionare, attraverso un confronto delle vecchie e nuove tecniche, l’arte di licenziare. Clooney è un asettico cinquantenne curato e sorridente, pieno di carte magnetiche prestigiosissime, che si astiene lucidamente da qualsivoglia rapporto emotivo, per poi prendere una colossale cantonata non appena apre un po’ di più il suo cuore. L’altra non regge emotivamente il suicidio di una giovane donna, causato dalla sua comunicazione di licenziamento. Insomma che sfacelo!

Alle moltitudini e al loro eccesso di creatività affidiamo il compito di rompere il meccanismo di cattura dell’entusiasmo, nuova forma di sfruttamento operata dal sempre più delocalizzante capitalismo imperiale.

Luca Biscontini

Scritto da il nov 4 2009. Registrato sotto RECENSIONI FILM VISTI AI FESTIVAL. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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