35 Bergamo Film Meeting: Toril di Laurent Teyssier

toril

Mi han detto “sei finito”,
al toro si dice così,
ma in quest’arena io lotterò
per ribaltare il destino.

Skoll
(La vendetta del toro)

Tra i film del concorso passati in questi giorni al 35° Bergamo Film Meeting, Toril del francese Laurent Teyssier è senz’altro quello che ci ha impressionato di più. Una storia di esasperazione, violenza e possibile riscatto sociale, dalla morale inevitabilmente amarissima, ma con un epilogo che inneggia comunque all’indomito e coriaceo spirito dei protagonisti, storia che l’autore ha voluto ambientare nei paesaggi assolati della Camargue.
Ed è forse questo il primo elemento che colpisce in positivo lo spettatore: la confidenza del regista coi luoghi, con le tradizioni, con determinati stili di vita. Laurent Teyssier, nativo di Avignone e cresciuto tra contadini, di sicuro conosce bene i colori, i paesaggi e la gente del Sud della Francia. Così come sembra conoscerne, questo suo lungometraggio lo dimostra ampiamente, le attuali problematiche sociali.

Teso. Ansiogeno. Cupo. Ma anche ridondante di vitalità, come è la sfida portata dai giovanotti più arditi del posto ai tori lasciati liberi nell’arena. Uno di loro, in particolare, si sentirà costretto ad approfittare dell’opportunità offertagli dal malavitoso più influente della zona, quello la cui banda segue regole oltremodo ciniche, dure, spietate, per aiutare poi il padre a pagare i suoi debiti e a tenere in piedi una modesta attività agricola. In Toril sembra che si fondano, all’interno di una narrazione secca, agile, piuttosto cruda e feroce all’occorrenza (l’eliminazione del traditore per mezzo di un toro infuriato, con successiva e diremmo anche immancabile citazione degli efferatissimi cartelli della droga messicani, rappresenta in tal senso il picco più alto), tanto quegli stilemi del cinema di genere in cui i giovani cineasti transalpini riescono talvolta a distinguersi, che la rilevanza di uno sfondo sociale sofferto, da “cinema della crisi”, proposto con pathos genuino e autentico. Alla Guédiguian, per intenderci. Contrariamente ad altri lungometraggi di fiction intercettati a Bergamo nelle serate precedenti, succede pertanto che la tensione resti alta dallo scoppiettante inizio fino all’ultima (e assai evocativa) inquadratura. Il pubblico del festival ha dimostrato di apprezzare. E al termine della proiezione sono arrivati scroscianti, meritatissimi applausi.



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