Kandinskij e l’astrattismo figurativo a Milano

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La gioiosa liberazione delle forme dai vincoli è il principale logo di Kandinskij: il cavaliere errante dell’arte

L’astrattismo simbolico che si produce nelle sue opere, ricche di tante suggestive connotazioni figurative, è quello che più di ogni altra cosa affascina chi osserva le creazioni di questo grande maestro della forma e del colore.

Parlare solo di astrattismo non sarebbe corretto, in esso si enucleano infatti oggetti e mondi affatto reali e tutti da scoprire.

Il portato della storia e della cultura anche popolare della sua terra non manca di essere comunque il fil rouge che dipana tutta una matassa di sentimenti ed emozioni che il grande artista russo mette in campo.

Tante le immagini della memoria legate alle fiabe russe e tedesche ascoltate nell’infanzia e ai tipici eroi delle leggende.

Le forme, composte concrezioni di grumi cromatici, sono giustapposte le une alle altre in un continuum  sincretico e fantastico a volte, ma comunque incredibilmente reale.

Forme che non si disfano mai, non si sciolgono l’una nell’altra e non perdono mai coerenza icastica e rappresentatività.

Rappresentano esse stesse un mondo autonomo e indipendente che è tra i più ricchi degli ultimi secoli.

In questo artista, che non perde mai di vista la coerenza rappresentativa, dominano la composizione elegante, la vibrante armonia, e soprattutto i rapporti cromatici equilibrati e nello stesso tempo dirompenti e talvolta rutilanti che caratterizzano la sua gioiosa tavolozza.

Non si può capire completamente Kandinskij e le sue tele fatte di contrappunti e melodie, che rappresentano luoghi permeati di una incredibile armonia, se non si passa attraverso la musica

Wassilj Kandinskij nasce il 16 dicembre 1866, da una famiglia benestante di Mosca.

Si dedicherà agli studi di legge ma fu anche studente dell’università nel campo dell’etnografia.

Dopo aver conseguito la laurea, gli viene offerta una cattedra all’università che il giovane rifiuta per dedicarsi alla pittura.

Importante per la sua formazione sono i legami con la famiglia: siberiana orientale da parte di padre e baltica, di lingua tedesca a causa della nonna materna.

Importante il soggiorno del 1889 nel governatorato di Vologda, nel Nord della Russia, dove studia le credenze e il diritto penale dei komi, e il popolo degli ziriani, raccogliendo canzoni popolari.

Non si può capire completamente Kandinskij e le sue tele fatte di contrappunti e melodie, che rappresentano luoghi permeati di una incredibile armonia, se non si passa attraverso la musica.

L’artista fu appassionato ascoltatore e melomane e si dedicò egli stesso allo studio del pianoforte e del violoncello.

Non a caso, tra i ricordi ed emozioni importanti per la sua vita, l’artista cita nella sua autobiografia sia la mostra degli impressionisti con le immagini di Monet, che l’ascolto del Lohengrin di Wagner.

Il tema del viaggio è il motivo dominante di questa esposizione dal titolo: “Kandinskij, il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione

Alla fine dell’800 si trasferisce in Germania e si avvicina alla Secessione di Monaco (1892) che porterà in luce le istanze dell’Espressionismo.

Nel 1911 fonda, insieme all’amico pittore Franz Marc, il famoso movimento: Der Blaue Raiter (Il Cavaliere Azzurro).

Nel 1922 viene chiamato da Walter Gropius a insegnare al Bauhaus di Weimar, fino a quando la scuola viene chiusa dal regime nazista nel 1933.

Una grande amicizia e stima lega Kandinskij al pittore svizzero Paul Klee col quale condivideva le istanze.

Negli ultimi dieci anni della sua vita vivrà a Parigi. Muore nella residenza di Neuilly-sur-Seine il 13 dicembre 1944.

Il tema del viaggio è il motivo dominante di questa esposizione dal titolo: “Kandinskij, il cavaliere errante. In viaggio verso l’astrazione” che di basa sulla vita dell’artista in periodi diversi e sui luoghi visitati a lui cari.

La mostra consta di 49 opere dell’artista e 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa che rappresentano il mondo in cui l’artista era immerso, le sue fonti visive russe e le sue suggestioni

La mostra consta di 49 opere dell’artista e 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa che rappresentano il mondo in cui l’artista era immerso, le sue fonti visive russe e le sue suggestioni.

Le opere provengono da importanti musei russi, come l’Ermitage di San Pietroburgo, la Galleria Tret’jakov, il Museo di Belle Arti A.S. Puškin e il Museo Panrusso delle Arti Decorative, delle Arti Applicate e dell’Arte Popolare di Mosca.

Il percorso visivo è articolato in quattro sezioni legate alla vita di Sandisk di cui l’ultima prettamente musicale.

La mostra è corredata da strumenti di interazione multimediale tra i quali una “stanza sonora” interattiva nella quale si godranno suggestivi frammenti di brani di Schönberg.

L’evento è promosso dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore.  L’esposizione è curata da Silvia Burini, professoressa di Storia dell’Arte Russa e direttrice del Centro Studi Sulle arti della Russia CSAR Università Ca’ Foscari Venezia, e Ada Masoero, critico d’arte e giornalista.

Un’occasione da non perdere per conoscere, o rinverdire la conoscenza, di uno dei più grandi artisti del nostro tempo.

Al Mudec in Via Tortona a Milano. Fino al 9 luglio 2017.

Alessandra Cesselon



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