28 Trieste Film Festival: Intervista con Ana Jakimska

Rana

Del cortometraggio realizzato da Ana Jakimska e delle particolari circostanze che hanno accompagnato la sua presentazione in Italia, durante il Trieste Film Festival, avevamo già avuto occasione di parlare, con un certo entusiasmo, su queste stesse pagine. Ma la visione di The Children Will Come ci è rimasta veramente nel cuore. Per cui abbiamo pensato di ricontattare la giovane regista macedone per una intervista, così da farci spiegare in breve la genesi di questo suo piccolo ma pregevole lavoro, le tappe della sua formazione cinematografica e gli altri progetti in fase di realizzazione.

Prima di parlarci del tuo cortometraggio, che ci ha molto colpito, vorrei che ci raccontassi un po’ della genesi del progetto e quindi della tua precedente esperienza a Trieste, quando hai partecipato a un programma particolare come Eastweek.

Grazie per le tue gentili parole, sono estremamente felice di ascoltare ciò riguardo al mio film, essendo questa la prima volta che lo mostravo al pubblico. La storia del film si ispira al folklore macedone e alla situazione attuale, che vede tanta gente lasciare il paese in cerca di una vita migliore. Proprio nel film, una frase della vecchia Velika illustra con più precisione questo tema: “Fa paura quando non c’è rimasto più nessuno a morire”. Questo è il mio primo cortometraggio professionale, realizzato coi fondi della Macedonian Film Agency. Nel frattempo sto sviluppando il mio lungometraggio d’esordio Midnight Train, il cui progetto ha partecipato a Eastweek nel 2015 e ha vinto l’unico premio. Sono straordinariamente felice di essere tornata a Trieste e al festival, quest’anno, per l’anteprima del mio corto, poiché questo festival è stato il trampolino di lancio della mia carriera come film-maker.

Veniamo ora alla realizzazione del tuo The Children Will Come. Sia nella parte del viaggio, che nelle scene ambientate dentro il paese, si resta impressionati dalle location del film: dove è stato girato, per esattezza? Ed è stato impegnativo per la troupe, come si può forse immaginare, lavorare in certi impervi ambienti naturali?

Rana-LagoIl film è stato girato interamente in Macedonia, presso quattro differenti località di montagna. Le condizioni di lavoro erano davvero proibitive, dato che la temperatura è stata di -20 °C per gran parte del tempo e che ci sono state pesanti nevicate e bufere di neve. Se non fosse stato per la buona volontà e la determinazione di ciascun componente della troupe, questo film non sarebbe stato possibile. Mi sento in debito con chiunque ci abbia lavorato ed eternamente grata. Ricordo che una mattina stavamo girando la scena del lago e che si aspettava l’alba in barca nel canyon posto a metà di quello specchio d’acqua, intorno alle 6, a gennaio inoltrato. I miei capelli sotto il berretto si erano congelati, li si sarebbe potuti spezzare. È stata una gran lezione per me, come regista, sul fatto che non sei mai da sola quando fai un film, che dipendi da ogni singola persona coinvolta nelle riprese.

Rana-2 NatasaAssai positiva ci è sembrata anche l’interazione tra le due attrici, una molto giovane come Nataša Petrović e l’altra decisamente più anziana. Come è avvenuto il casting del cortometraggio? E come ti sei trovata a gestire questo piccolo confronto generazionale?

Le mie due attrici non si erano mai incontrate prima. Alla prima seduta di prove, noi tre sedevamo in una stanza, provando a conoscerci meglio, quando ho deciso di interrompere quella conversazione informale e di suggerire loro alcuni esercizi di recitazione. Avendo alle spalle esperienze assai differenti, le due attrici si sono relazionate a tale idea in modo radicalmente diverso, con Nataša che andava avanti con gli esercizi, mentre Shenka Kolozova si rifiutava proprio di farli. A quel punto io apparivo nervosa, ansiosa. Allora loro si sono rivolte uno sguardo e sono scoppiate a ridere. Per quanto ciò avvenisse contro di me, quasi fossi un’estranea in quella situazione, è stato il momento in cui le due hanno legato veramente per poi continuare ad aiutarsi parecchio l’un l’altra durante tutti e cinque i giorni di riprese del film. Come partner in scena hanno dimostrato di avere un bel feeling e ciò che alla fine hanno dato al film è sorprendente, meraviglioso.Rana4

Dalla visione di The Children Will Come si può dedurre che la fotografia sia una componente piuttosto importante per te. Cosa puoi dirci a riguardo?

Per me, fare film non riguarda solo la storia, ma anche l’atmosfera. È come l’aria attorno a un fiore – dovrebbe nutrirlo e permettere che respiri e cresca, ma non essere troppo densa, sennò i petali e le foglie appassiscono. Almeno secondo me il rapporto tra regista e direttore della fotografia è il più stretto di tutti, così sono stata fortunata a collaborare con Naum Doksevski, un operatore che sa andare in profondità nella sceneggiatura per scoprire e ricreare quel gioco di luci e colori.

Rana3Qual è stata la tua formazione cinematografica e le esperienze che hanno preceduto la realizzazione di The Children Will Come?

Prima di The Children Will Come ho girato 4 corti come parte dei miei studi alla scuola di cinema, con budget molto piccoli o inesistenti e con un grande aiuto da parte dei miei amici e colleghi. Sarò eternamente riconoscente a loro per avermi sostenuto nelle mie “il-più-delle-volte” bizzarre idee.

rana 1Per concludere, stai già lavorando a qualche nuovo progetto?

Al momento sto finendo lo script di Midnight Train, che sarà il mio primo lungometraggio. È stato un lungo viaggio di scoperta (riguardo al mondo intorno a me e su me stessa) a sono soddisfatta della storia, finalmente. Non vedo l’ora che la produzione abbia inizio!



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