The Bronze Bananas | La recensione

The Bronze Bananas

Per comprendere a pieno la musica dei The Bronze Bananas è necessaria una premessa: queste quattro banane romagnole andrebbero ascoltate nel loro ambiente naturale. E quindi sdraiati in spiaggia sotto una palma, bevendo un cuba libre. Oppure, ancora più propriamente, dispersi nella campagna americana – o romagnola – alla guida di una Ford che ci sta per abbandonare. Consapevoli che il viaggio conta più della destinazione.

Questo perchè i Bronze hanno ben presente l’atmosfera in cui ci vogliono trasportare, sospesi come sono tra la ballad rock tradizionale (sotto il segno dei Beatles) e influenze musicali contemporanee o pseudo-contemporanee. Ecco infatti veleggiare nel brano di apertura, Dreaming, l’ombra degli U2 e degli Strokes, mentre Nobody’s Child si abbandona ad inaspettate sonorità reggae.

Non è un giudizio critico, in ogni caso: i generi sono ben amalgamati all’interno di una musicalità propria e ad emergere è la sensazione di peace, love e rilassatezza tutta italiana che la band ricerca ostinatamente. Ecco quindi che trovano una loro dimensione il suono ovattato di chitarra e batteria e i cori di The woman for me e Fool, mentre emergono il finale strumentale della piacevolissima Billy the Psycho e il perfetto giro di chitarra del singolo estratto dall’album, Watching the Rain. Ottima anche la chiusura dell’album, toccata da un velo di malinconia: Sunshine non stroppia nonostante i suoi 6 minuti e 30, mentre Goodbye Song è un perfetto omaggio contemporaneo alla country music.

Insomma, l’esordio dei The Bronze Bananas è leggero come una piuma, soffice come la sfoglia della nonna e non cerca di essere nulla di diverso. Noi ne siamo orgogliosi, consapevoli che il mercato discografico italiano ha delle mancanze. E che i Bronze potrebbero riempirle.

Edoardo Sacco



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