Un re allo sbando

  • Anno: 2016
  • Durata: 94'
  • Distribuzione: Officine Ubu
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Belgio, Paesi Bassi, Bulgaria
  • Regia: Peter Brosens, Jessica Woodworth
  • Data di uscita: 09-February-2017

Commedia, mockumentary e road movie, Un re allo sbando è un film che mescola generi e stili. In concorso al Festival di Venezia 2016, il quarto lungometraggio della coppia di registi Woodworth e Brosens racconta il surreale viaggio attraverso l’Europa del re del Belgio. Dal 9 febbraio al cinema.  

Sinossi: Durante il soggiorno in Turchia arriva la notizia che la Vallonia, la parte meridionale del Belgio, ha dichiarato l’indipendenza. Il re del Nicolas III non si perde d’animo e decide di rientrare immediatamente in patria per salvare il proprio regno. Mentre si prepara a rientrare, una tempesta solare mette fuori uso le comunicazioni e il traffico aereo. Ma il re non ha nessuna intenzione di aspettare che la calamità finisca, grazie a Duncan Lloyd, regista incaricato dal Palazzo di ravvivare l’ingrigita immagine della monarchia, riescono a inventare un improbabile piano di fuga che consente al protagonista e al suo entourage di lasciare il paese e iniziare un’odissea attraverso i Balcani. Tutto il film è mostrato attraverso la videocamera che Duncan Lloyd utilizza per girare il suo documentario.

Recensione: Durante il film il Belgio viene definito il “bottone dell’Europa”, un piccolo stato di cui probabilmente in pochi conoscono la storia, ma famoso per essere la sede delle maggiori istituzioni europee. Non è un film politico, ma come tutte le migliori commedie, fatto per raccontare e denunciare l’attualità. L’Unione Europea vive la stessa crisi di Nicolas III, il suo regno è diviso a causa di una scissione, e lui è lontano ai confini dell’Europa. Ma la crisi del Re (come quella europea) è molto più profonda, ad essere in discussione non è solo il suo regno, ma la sua identità di re e di persona. E il viaggio è un’occasione per rimettersi in discussione. La trasformazione di Nicolas III avviene nell’esatto momento in cui decide di uscire dalla sua confort zone, unirsi e vivere la bellezza del territorio, insieme alla stravaganza e l’unicità di alcuni popoli. Forse un monito rivolto a un’Europa in crisi, così come il resto del mondo, divisa internamente da un periodo storico complesso.

La trasformazione sopracitata rimane sicuramente il nodo principale su cui ruota l’intero film, vivacizzato dallo stile del mockumentary scelto dai registi. Per valorizzare l’autenticità e preservare lo spirito documentaristico del film, Woodworth e Brosens hanno ammesso di aver esortato gli attori a improvvisare, spesso insieme a non attori. Questo ha reso piacevolmente credibile e divertente un viaggio man mano sempre più stravagante e, in alcuni momenti, surreale.

Duncan Lloyd non è solo una macchina da presa al servizio della storia, ma un personaggio fondamentale per il film. La sua personalità è spesso motore della storia (è grazie a lui se i protagonisti riescono a partire dalla Turchia), e la sua curiosità di autore, unito ad una stravagante biografia personale, lo rendono un personaggio a tutto tondo. Così come il resto dell’entourage e il re stesso, esaltato dalla macchina da presa di Lloyd.

Alessio Paolesse

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