Silence

  • Anno: 2016
  • Durata: 161'
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Martin Scorsese
  • Data di uscita: 12-January-2017

Silence è la poetica trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Shusako Endo. Diretta da Martin Scorsese e interpretata da un intenso Andrew Garfield, la pellicola è distribuita da 01 Distribution e disponibile nelle sale cinematografiche dal 12 Gennaio 2017.

Sinossi: Giappone, XVII secolo. Padre Rodriguez (Andrew Garfield) e Padre Guarupe (Adam Driver) lasciano il Portogallo per addentrarsi nella controversa e ostile società nipponica e salvare il loro maestro, Padre Ferreira (Liam Neeson), accusato di abiura. I protagonisti sono infatti intenzionati ad analizzare i fatti ed eventualmente riportare il mentore sulla retta via. Il loro viaggio, però, oltre ad avere uno scopo meramente missionario ed evangelico, si rivelerà anche spirituale e cominceranno a chiedersi perché il loro amato Dio assiste in silenzio alle sofferenze umane. In un terreno paludoso come quello giapponese, però, non c’è posto per la cristianità e i due uomini saranno quindi costretti ad effettuare una scelta dolorosa: morire o vivere in silenzio per sempre.

Recensione: Silenzio, buio, vuoto. Il terrore più grande di ogni uomo di fede è quello di imbattersi in una crisi personale, fisica e spirituale e di non trovare risposta ai propri interrogativi. Di fronte al violento scontro tra culture e religioni opposte e complementari, la verità sembra una chimera rarefatta destinata a infrangersi subito dopo aver fatto capolino. La vanità esasperata del proprio intento evangelico e missionario, dunque, porta l’uomo stesso a sentirsi proiezione (o incarnazione?) di quel figlio di Dio che soffrì sul proprio corpo pene infernali e sacrificò la sua vita per un bene più grande.

Il protagonista di Silence, volume intenso e poetico scritto nel 1966 da Shusako Endo, viene plasmato da Martin Scorsese – il padre di capolavori come Taxi Driver, Hugo Cabret e Shutter Islande dallo sceneggiatore Jay Cocks – già suo collaboratore in Gangs of New Yorkcome un martire caduto che sente il peso del silenzio e patisce sia la frustrazione della reclusione che il dolore dei suoi seguaci mentre egli, tacitamente ed egoisticamente, è costretto ad osservare senza poter agire. Le solide credenze che lo avevano portato a lasciare la sua persona in nome del personaggio costruito ad uso e consumo di una Santa Sede lontana, indifferente e taciturna – e ora anche fallace – crollano come castelli di sabbia al primo soffio di vento o in presenza della prima, vorace, onda. La vergogna dell’abiura per la salvezza propria e altrui, diventa l’onta di un peccato indelebile ostentato nel viso, negli occhi e nell’anima di un uomo, ormai, caduto. L’ostilità della società nipponica diviene lo stato d’animo dello stesso narratore, il suo io lirico, la sua coscienza riflessa nelle zone sulfuree, nei pozzi sanguinolenti, nelle prigioni austere e nelle radici avvelenate di ogni arbusto paludoso.

Scorsese stesso, infatti, soffre, piange, prega e si umilia insieme ai suoi personaggi, li assiste, li accarezza avvicinandosi disperatamente fino ad annullarsi nel loro stordimento fisico e mentale e diviene, così, parte integrante del loro tormento.

Martina Calcabrini

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