Magic Island

Magic Island
  • Anno: 2015
  • Durata: 74'
  • Distribuzione: Mediterranea
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Marco Amenta
  • Data di uscita: 12-January-2017

Sinossi: Magic Island è un road movie con protagonista un giovane musicista newyorchese, Andrea, che tenta di riallacciare un rapporto con l’ingombrante figura paterna, l’attore italo-americano Vincent Schiavelli, deceduto in Sicilia quando il figlio era appena adolescente.

Recensione: Vincent Schiavelli. Probabilmente in tantissimi ignorano questo nome, eppure basterebbe una sola indicazione per capire rapidamente di chi si tratta: vi ricordate quel fantasma della metropolitana che insegnava al neofita Patrick Swayze a spostare gli oggetti con la forza della mente in Ghost? Ecco, ora è tutto chiaro; d’altronde come dimenticare il volto magnetico, irregolare, inquietante e perturbante di un attore (era affetto dalla sindrome di Marfan che provoca una deformazione di alcuni tratti somatici) che ha attraversato in lungo e in largo il cinema americano, partecipando a pellicole indimenticabili, fra le quali il celebre Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975) di Milos Forman?

Questa è la premessa indispensabile per parlare dell’ultimo documentario di Marco Amenta, Magic Island, in cui il regista segue il viaggio del figlio di Vincent, Andrea, per raggiungere la Sicilia e riconciliarsi con la figura di un padre ingombrante – e talora assente – , che aveva in tutti i modi cercato di rimuovere dalla propria vita, evitando addirittura (quando era adolescente) di presenziare al funerale. Nonostante fosse nato e vissuto in America, a Brooklyn, Vincent, negli ultimi anni della sua esistenza, aveva deciso di trasferirsi a Polizzi Generosa, paese d’origine della sua famiglia, sito nell’entroterra palermitano, mosso dalla necessità di ritrovare le proprie radici; un’esigenza, questa, fortissima, a cui non poté che abbandonarsi, e che però causò una traumatica separazione dal figlio, il quale, per tale motivo, cominciò a nutrire nei suoi confronti un certo rancore, fino ad arrivare a misconoscere del tutto la figura paterna.

Come ha fatto giustamente notare Marco Amenta nella conferenza stampa seguita alla proiezione del film, il cinema è divenuto in quest’occasione, oltre che testimonianza (l’anima principale di un documentario consiste nel cercare di approcciarsi al reale nella maniera più fedele possibile), un percorso terapeutico, attraverso cui tentare di elaborare un doloroso lutto, tramite l’introiezione della figura del padre, superando, dunque, quelle comprensibili e coriacee resistenze che paiono talvolta insormontabili. Andrea, nato dalla relazione di Vincent con la prima moglie Allyce Beasley, anch’essa attrice e doppiatrice, ha ereditato dai genitori una spiccata sensibilità artistica che lo ha reso un interessante musicista, sebbene un po’ restio a esibire il proprio talento. Ma, come ancora ci ha confidato Amenta, uno degli immediati effetti del viaggio emotivo e fisico intrapreso dal giovane è stato proprio quello di aumentare la propria dedizione alla musica, in riferimento, in particolare, alla necessità di mostrare, senza più timori, le proprie capacità.

Amenta si dimostra abile nello stare tenacemente in situazione, addosso al suo protagonista, senza però, e questo è il suo merito, influire sull’andamento dei fatti, anzi, più l’occhio della macchina da presa è prossimo al corpo di Andrea e più il suo mondo emotivo sgorga libero, invadendo lo schermo, facendo fare un’esperienza di grande intimità allo spettatore. Ad essere un po’ puntigliosi, l’unico rimprovero che si può muovere al regista è dovuto al fatto di aver voluto seguire il protagonista finanche davanti la tomba del padre (dove il ragazzo è scoppiato in lacrime), in modo un po’ impudico, non resistendo alla tentazione di mostrare anche ciò che per sua natura dovrebbe essere occultato allo sguardo; si rischia in tal modo l’effetto-reality (e non realistico),  laddove ci si piega al desiderio ossessivo di riportare ogni cosa nello spettro del visibile, in sintonia con i meccanismi perversi del diffuso voyerismo contemporaneo. Nel complesso, comunque, Magic Island è un film onesto, che vi renderà partecipi di un percorso profondo e difficile. La pellicola, coraggiosamente distribuita da Mediterranea, arriverà nelle sale italiane il 12 Gennaio.

Luca Biscontini



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