Paterson

  • Anno: 2016
  • Durata: 113'
  • Distribuzione: Cinema
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Jim Jarmusch
  • Data di uscita: 22-December-2016

Sinossi: Paterson è un autista di pullman che conduce una vita ordinaria, fatta di poche emozioni e riti quotidiani. Ogni giorno, durante il solito giro in pullman osserva e ascolta la vita delle persone che lo ispirano per la sua vera e unica passione, la poesia.

Recensione: In concorso a Cannes 2016, dove è alquanto discutibile che la giuria non gli abbia tributato alcun premio, Paterson implementa la già ragguardevole filmografia di Jim Jarmush, regalandoci uno sguardo pacato sui ritmi della quotidianità, più prossimo in realtà a sussurrata celebrazione delle piccole miracolose epifanie che si celano nelle situazioni più marginali e ordinarie. Una sommessa elegia, rapportata a gesti ormai codificati ma ancora in grado di sviluppare implicazioni emotive profonde. Per un film dalla narrazione così piana e distesa, almeno in apparenza, rappresenta un’ulteriore sfida da parte dei distributori italiani la scelta di farlo uscire in un periodo tendenzialmente così fracassone, pacchiano, come quello natalizio. Ma con un adeguato passaparola potrebbero anche vincerla. E ritagliarsi così una piccola e confortevole nicchia nella programmazione delle feste. Anche in virtù del fatto che, se escludiamo la rinata vena creativa della Disney col meraviglioso Oceania e l’altrettanto sorprendente nuovo capitolo di Guerre Stellari, ovvero Rogue One: A Star Wars Story, le proposte di stagione sono davvero poca cosa: mai, per esempio, i cosiddetti “cinepanettoni” e le altre commedie ridanciane lanciate alla conquista delle sale erano sembrate così poco appetibili, agli occhi degli stessi cultori del genere.

Tornando a bomba, ossia alla deliziosa opera di uno Jarmush che già nel recente Solo gli amanti sopravvivono (Only Lovers Left Alive, 2013) si era espresso a livelli altissimi, la sua scansione settimanale della vita di una giovane coppia crea sin dall’inizio un loop avvolgente. Deposti i panni maledetti di Kylo Ren in Star Wars: Il risveglio della Forza, il bravo Adam Driver presta non soltanto il suo volto particolare, ma anche una recitazione calibrata, naturale, trasognata al punto giusto, a quel protagonista che per un curioso scherzo del destino si chiama come la città in cui vive, Paterson. E lì lavora come autista di pulman. Potremmo anche dire, raddoppiando giocosamente la lieve ironia introdotta da Jarmush stesso, che nel suo film Paterson risiede a Paterson, mentre Driver… fa il “driver”. Facezie a parte, tra le peculiarità di questa delicata opera cinematografica vi è anche il tocco, davvero magico, grazie al quale il ripetersi delle singole operazioni quotidiane finisce gradualmente per ipnotizzare lo spettatore, scavalcando beatamente qualsiasi rischio noia. La partitura filmica così ben scandita, a livello di inquadrature e di commenti musicali, crea da subito il mood più opportuno per una simile recezione, da parte dello spettatore. Vediamo Paterson svegliarsi al fianco di sua moglie Laura (impersonata dall’iraniana Golshifteh Farahani, già vista nel pregevole About Elly di Asghar Farhadi). Lo seguiamo poi a lavoro. Lo vediamo rapportarsi alla sua compagna di vita nelle diverse situazioni del quotidiano. Lo osserviamo anche nell’intimità di una delle sue occupazioni preferite, comporre poesie. E lo pediniamo di sera, quando esce a portare a spasso il cane, per poi fermarsi a bere almeno una birra nel pub del quartiere, dove le chiacchiere col barista Doc (Barry Shabaka Henley) e il palesarsi di alcuni curiosi personaggi ci dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, che anche dietro l’apparente normalità ci sono storie da ascoltare con grande curiosità, empatia e divertimento. Quelle stesse storie che tanto altro cinema americano, quello dai toni più roboanti, in genere non ci mostra.

Stefano Coccia

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