4 mosche di velluto grigio di Dario Argento in blu ray

  • Anno: 1971
  • Durata: 105'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Giallo
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Dario Argento

Tra il 1970 e il 1971 Dario Argento prima esordiva con L’uccello dalle piume di cristallo, e poi realizzava complessivamente tre film – insieme a Il gatto a nove code e 4 mosche di velluto grigio – con cui si affermava come autore di un genere ‘nuovo’, nel senso che riusciva a far convivere, amalgamandoli,  il giallo, l’horror, il thriller e in parte il noir, attraverso un proprio specifico stile, che poi affinerà sempre di più nel corso della lunga carriera. CG Entertainment rende finalmente disponibile, dopo 45 anni, una splendida versione dell’ultimo film della trilogia,  4 mosche di velluto grigio, permettendo di fruire di una copia restaurata con l’altissima definizione del blu ray, e il risultato è sublime; già dalle primissime sequenze si sprofonda nell’atmosfera del film, in cui lo spettatore è fortemente coinvolto nel tentativo di svelare l’identità dello psicopatico che tormenta, ricattandolo, il protagonista, un giovane musicista, vittima di un disegno criminale, attraverso cui gli si vuole recare il maggior danno possibile.

L’insistenza della macchina da presa sui dettagli, a cominciare da quella fastidiosa mosca che viene tramortita da un colpo secco dei piatti di una batteria, diviene un stilema, attraverso cui Argento amplifica quei dati di realtà che poi costituiscono la chiave di volta per interpretare la successione dei fatti che si snocciolano durante l’ora e tre quarti di visione. Stilemi che ritroveremo ancor più sviluppati e perfezionati in Profondo Rosso (1975), il capolavoro del regista romano, film che seguì la breve parentesi de Le cinque giornate, pellicola che Argento si ritrovò a girare per motivi produttivi. La musica, affidata a Ennio Morricone, è affilata, ritmica, come quella pulsazione del cuore che intervalla i titoli di testa, presagendo una situazione di tensione che poi avviluppa la narrazione fino al liberatorio epilogo, divenuto ormai leggendario, per il quale Dario Argento utilizzò una macchina da presa proveniente dall’università di Lipsia, la Pentazet, con cui poté girare a 36000 fotogrammi al secondo, fermando il tempo, penetrandovi all’interno, dilatandolo in una durata-flusso.

Si nota l’interessante lavoro di scrittura (il soggetto fu realizzato da Dario Argento, Luigi Cozzi e Mario Foglietti, mentre la sceneggiatura dal solo Argento), giacché la trovata iniziale che costituisce il surreale antefatto del film è assai originale, dimostra una vivida fantasia e la capacità di pensare fino in fondo il rovesciamento dell’usuale percezione della realtà, dato che il rapporto carnefice-vittima viene sapientemente ribaltato, creando una sorta di allucinazione che poi destabilizzerà il malcapitato protagonista (Michael Brandon), convinto di aver commesso un misfatto che invece è la diretta conseguenza di un diabolico piano. La rabbia del persecutore deve trovare un oggetto contro il quale scagliarsi, qualunque esso sia, e assistiamo a un crescendo di violenze che sono il prodotto di un grave malessere, un disturbo mentale contratto durante un’infanzia sofferta. L’approfondimento psicologico dei personaggi è, anche in questa occasione, decisivo, e Argento è abilissimo a tratteggiare  la personalità dell’oppressore, costruendo un fitto mosaico di rapporti, pur riducendo all’osso i dialoghi, che non assumono mai un tono didascalico, né tanto meno imboccano lo spettatore sullo sviluppo della vicenda. Solo nelle ultime scene – e non poteva essere altrimenti – assistiamo alla rivelazione che scioglie i nodi della narrazione, e, seppur inevitabile, l’esito finale lascia l’amaro in bocca, dato che consegna definitivamente alle fiamme dell’inferno un soggetto il quale, sebbene resosi colpevole di efferati crimini, rimane tuttavia il prodotto di una storia personale difficilissima che ne ha inesorabilmente minato l’equilibrio psichico.

C’è spazio nel film anche per la breve partecipazione di Bud Spencer in un ruolo minore, che poi però si rivela decisiva ai fini della risoluzione della storia. Bellissima inoltre la scena ambientata all’interno di una ‘fiera funeraria’, in cui vengono presentati i più moderni modelli di bare, e Argento si produce in una divertente ironia che, cercando di esorcizzare lo spauracchio della morte, rivela una non comune sottigliezza.

Pubblicato e distribuito da CG Entertainment, 4 mosche di velluto grigio è disponibile in blu ray con audio in italiano e originale (DD 2.0 e DTS-HD Master Audio 2.0) con sottotitoli opzionabili. Negli extra: Giallo Argento su velluto grigio; Galleria fotografica; Trailer

Luca Biscontini

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