34 Torino Film Festival: Lady Macbeth di William Oldroy (Torino 34 – Concorso)

  • Anno: 2016
  • Durata: 89'
  • Distribuzione: Drammatico
  • Nazionalita: Gran Bretagna
  • Regia: William Oldroy

Secondo giorno per la trentaquattresima edizione del Torino Film Festival.

Sfogliando il corposo  programma è saltato all’occhio Lady Macbeth dell’inglese William Oldroy, suo primo lungometraggio e selezionato nel concorso principale.

La storia, sceneggiata da Alice Birch con lo stesso regista, prende spunto dal romanzo russo Lady Macbeth of the Mtsensk District scritto da Nikolai Leskov nel 1865 e successivamente, nel 1934, Dmitri Shostakovich realizzò la celebre opera in quattro atti.

La giovane Katherine (Florence Pugh) è costretta a un matrimonio infelice col più maturo Alexander (Paul Hilton) il quale non ha mai ottemperato i suoi dovrei coniugali perché perennemente in viaggio. Tra giornate spese nell’ozio più riverito, Katherine incomincia una relazione con Sebastian (Cosmo Jarvis), il nuovo stalliere della casa. La passione travolge sempre più i due amanti finché non compare il suocero della ragazza, un uomo violento e arrogante quanto scomodo perché conoscitore  dell’adulterio commesso dalla nuora. Così, Katherine, lo avvelena. Ma non sarà l’unica vittima…

Attraverso le parole di Leskov (nel romanzo la protagonista subisce tutt’altro destino) William Oldroy si fa portavoce di un personaggio che dalla disperazione passa alla reazione, mantenendo sempre una freddezza lucidamente innata: tra una tazza di tè e una colazione a base di funghi avvelenati, tra una chiacchierata col prete e un omicidio a colpi di attizzatoio.

Katherine è una donna ottocentesca sui generis, capace di tener testa a uomini maschilisti e mediocri attraverso una facciata di perbenismo che ha dettato legge sociale per diversi secoli: il culto della casa, la disponibilità sessuale, il silenzio, la violenza domestica.

Ma la solidarietà tra donne non è contemplata da Katherine (il tradimento ai danni di Anna, la cameriera della casa) ormai sprofondata  in un buco nero mortifero in cui l’unica soluzione rimasta è la solitudine totale. L’eremitismo come pseudo-purificazione per tutte le atrocità commesse. E, in parte, pare goderne.

Lady Macbeth, in realtà, possiede sì lo scheletro del dramma, ma costantemente intramezzato da gustosi e sarcastici siparietti da black comedy inglese (La famiglia omicidi, 2005) o watersiana (La signora ammazzatutti, 1994) coadiuvati dall’ottima e indovinata Florence Pugh: pelle candida, occhi cerulei, tratti burrosi, lingua tagliente, mente diabolica. Un mix incantevole che diventa fatale.

Francesco Foschini

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Utlima modifica: 20 Novembre, 2016



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