69 Festival di Cannes: Il cliente di Asghar Farhadi

  • Anno: 2016
  • Durata: 125'
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Iran
  • Regia: Asghar Farhadi
  • Data di uscita: 05-January-2017

Sinossi: Emad e Rana, costretti a lasciare il loro appartamento nel centro di Téhéran a causa di importanti lavori che minacciano la loro proprietà, si spostano in una nuova casa. Dopo un incidente legato all’ex inquilina, la vita della giovane coppia cambierà profondamente.

Recensione: L’originalità del cinema iraniano continua a gratificarci con opere sempre nuove e di notevole spessore, come Forushande (The salesman/Il cliente), scritta e diretta dal geniale Asghar Farhadi (Una separazione, Orso d’oro a Berlino e Oscar Miglior Film Straniero nel 2011, Il passato) e presentata nel concorso ufficiale di Cannes 2016: la pellicola si è aggiudicata a pieni voti il Premio per la Miglior Sceneggiatura, di Farhadi stesso, e quello per il Miglior Attore, assegnato dalla Giuria al protagonista maschile Shahab Hosseini, che ha dedicato al padre scomparso la sua vittoria.

Nel film si racconta la storia di una giovane coppia di sposi, Emad (l’attore premiato Shahab Hosseini) e Rana (la brava attrice Taraneh Alidoosti), costretta a traslocare a causa del crollo incipiente dell’edificio in cui vive (evidente la simbologia, fin dall’inizio, con l’Iran, paese che rischia la rovina, da certi punti di vista, in bilico fra vita e morte, dove gli abitanti non si sentono al sicuro); il trasferimento nella nuova casa però, abitata in precedenza da una donna misteriosa e poco raccomandabile, trascinerà i due coniugi in un dramma esistenziale e psicologico di ampia portata, che inizia quando la sposa apre involontariamente la porta ad uno sconosciuto con intenzioni poco chiare, mettendo a dura prova la pur solida unione tra i due. Parallelamente agli eventi diurni, la coppia mette in scena ogni sera, con una compagnia teatrale di amici, la pièce teatrale Morte di un commesso viaggiatore, di Arthur Miller – che procurò al drammaturgo americano il Premio Pulitzer nel 1949 – quasi a trasferire sulla scena, nei dialoghi e nell’interpretazione, le medesime tensioni, angosce e conflitti familiari vissuti nella vita vera.

Oltre ad indagare l’animo umano e le sue profondità – senso di colpa, onore, sospetto, orgoglio, vendetta e perdono – il film mostra quanto sia difficile, anche per dei giovani colti ed intelligenti (Emad è insegnante), come vengono descritti i protagonisti, far emergere il loro vero sentire oltre le apparenze e gli stereotipi, sociali e di genere, in cui si è immersi nella società iraniana, quasi obnubilati psicologicamente così come si è avvolti dalla cappa di smog che sovrasta la città di Teheran. Da rimarcare le modalità con cui vengono messi in scena nel paese i classici teatrali di fama mondiale, frequentatissimi dal pubblico, ma spesso ‘censurati’, nell’adattamento in Farsi, o nei dialoghi o nelle scene considerate poco ‘ortodosse’. Farhadi, considerato un artista rivoluzionario (così come Kiarostami e Makhmalbaf prima di lui) per i temi che affronta e per la capacità di mettere a nudo con grande realismo le incongruenze della società iraniana attuale, ha commentato rispetto alla vittoria ottenuta: ”Sono contento, perché i premi ai miei film portano gioia al mio popolo”.

Elisabetta Colla

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