Tutto l’amore del mondo

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Matteo Marini, alias Nicolas Vaporidis, è un trentenne cinico e prevenuto in fatto di amore che, dopo aver ricevuto l’incarico di scrivere una guida sui luoghi romantici d’Europa, da parte della casa editrice presso cui fa la gavetta, è costretto a partire pur sapendo di non essere l’incarnazione del romanticismo per rimettere a posto alcune questioni di famiglia irrisolte. Disperatamente bisognoso di denaro, egli è, infatti, l’unico che possa riscattare la libreria della madre, tenuta ormai sotto scacco, dall’ingiunzione di pagamento avanzata dall’avvocato De Angelis, un arrogante Enrico Montesano.

Sin da subito, il ‘viaggio di lavoro’ diviene, dunque, un fatto personale che affligge non poco il campionario espressivo del giovane attore, precludendo ogni occasione di svago offertagli da Ruben, lo stralunato collega e fotografo, interpretato da un inedito Alessandro Roja, altrimenti noto come il ‘Dandy’ della serie “Romanzo Criminale”. Sarà a causa sua se entreranno in scena le due dame del film: Anna e Valentina, rispettivamente Ana Caterina Morariu e Myriam Catania, nota attrice televisiva nonché doppiatrice. Tra mille imprevisti (?), tappe forzate e discussioni animate la romantica Anna farà perdere letteralmente la ‘bussola’ all’aspirante scrittore che dovrà così abbassare la guardia mettendo da parte il proprio scetticismo. Con un presente allietato da dolci compagnie, un futuro che lascia ben sperare, sarà il passato a tormentare il protagonista, giunto ormai a metà dell’ impresa, dove dovrà affrontare le farneticazioni di un padre bohémien ed alquanto immaturo, incarnato da un fugace Sergio Rubini, che gioca coi sentimenti del figlio come ad una mano di poker.

Il film, tratto da “Interrail”, la piéce teatrale del poliedrico Massimiliano Bruno e successivamente rimodellata per il grande schermo dallo stesso Vaporidis che ha assunto la doppia veste di attore e produttore esecutivo, insieme a Benedetta Altissimi, è diretto da Riccardo Grandi, regista pubblicitario al suo debutto cinematografico. I numerosi luoghi comuni, le situazioni dalle facili premesse ed una disarmante scorrevolezza basterebbero da sole ad azzerare i buoni propositi di Nicolas e soci, confinando la pellicola nell’universo delle ‘piccole’ commedie, ma l’approccio sincero unito alla contenuta età anagrafica dell’attore, alla sua primissima esperienza da ‘executive’ fanno sì che il bilancio sia di gran lunga più mite di tanta altra produzione che del ‘viaggio’ ha fatto il suo cavallo di battaglia. Di sicuro godibile è l’altro viaggio, quello in musica, proposto da Michele Braga, il compositore delle musiche originali che chiama a sé alcuni interessanti esponenti del panorama indipendente come Honeybird, Sylvie Lewis, The Niro e David Loris.

G. M. Ireneo Alessi

Scritto da il mar 20 2010. Registrato sotto REVIEW. FILM NON PIU' IN SALA. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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