Il fuggiasco

20 gennaio 1976, Padova. Massimo Carlotto, diciotto anni, si trova per caso vicino un’abitazione dalla quale si sentono urla strazianti che chiedono aiuto, entra nella casa sconosciuta e trova una donna uccisa. Decide di andare dalla polizia per testimoniare ciò che ha visto ma, suo malgrado, è accusato lui stesso dell’omicidio. Sarà dichiarato colpevole e condannato nel 1982 ad una pena detentiva di diciotto anni di reclusione. Massimo fuggirà a Parigi. La sua latitanza sarà difficile. Un’esperienza che lo aiuterà a crescere. È una storia vera. Il film è tratto dal libro omonimo scritto da Massimo Carlotto. Non racconta la vicenda giudiziaria, s’incentra sui sentimenti del protagonista e i rapporti che s’intrecciano tra Massimo e un’umanità sconosciuta, fatta di esuli e rifugiati politici, che con la loro solidarietà e la loro amicizia lo aiutano a non arrendersi, a perseverare.
Per il regista romano Andrea Manni è il suo secondo lungometraggio. Il primo lo scrive e lo dirige nel 1996 dal titolo Da cosa nasce cosa. Manni dice d’aver avuto l’idea del film dopo aver letto il libro. È il 1995 quando si mette in contatto con Carlotto e gli propone di scrivere la sceneggiatura. Carlotto afferma di vivere, oggi, questa vicenda con distacco, vive una vita completamente diversa, il passato è lontano e dichiara che il film racconta di come gli esuli vivono la latitanza, all’insegna della solitudine, della paura, ma anche della fiducia nel prossimo, a volte si può incontrare qualcuno che pugnala alle spalle, è in ogni caso un’esperienza molto bella dal punto di vista umano. Daniele Liotti impersona il protagonista e ha dato una resa interpretativa di grande qualità. Quando ha letto la sceneggiatura Liotti ha capito che era una grande opportunità. La storia lo ha toccato molto e Massimo Carlotto lo ha aiutato a capire la profondità del personaggio. Il fuggiasco è intenso, parla d’amicizia e solidarietà, con un ritmo sempre acceso. Andate al cinema a vederlo, farete un viaggio nell’anima.
Francesca Caruso
