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Con “My dear enemy” prosegue l’omaggio del Florence Korea Film Fest a Jeon Do-yeon

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Prosegue con My dear enemy la retrospettiva del Florence Korea Film Festival dedicata a Jeon Do-yeon, star assoluta del cinema asiatico vincitrice del premio come miglior attrice al Festival di Cannes nel 2007 grazie alla sua interpretazione in Secret Sunshine di Lee Chang-dong.

Kim Hee-soo, una giovane donna malinconica e di poche parole, ricompare nella vita di Byoung-woon, il suo ex compagno spiantato e infantile, per farsi rendere il denaro che gli aveva prestato un anno prima. Il loro incontro si trasformerà in un rocambolesco viaggio attraverso la città alla ricerca di persone, soprattutto donne, che possano far credito a Byoung-woon per poter saldare il suo debito nei confronti della sua ex.

my-dear-enemy-3Già dal pregevole piano sequenza iniziale si intuisce subito che il regista Lee Yoon-ki, qui al suo quarto lungometraggio, ha una notevole padronanza e conoscenza del mezzo cinematografico. Il suo film assomiglia ad una partitura jazz minimalista e quasi improvvisata fatta di situazioni stralunate e incontri bizzarri che allo spettatore occidentale potrebbero ricordare vagamente il cinema di Jim Jarmusch.

Fondamentale nella riuscita del film la perfetta alchimia tra i due interpreti principali. Jeon Do-yeon lavora in sottrazione per dar vita ad un personaggio che vive principalmente di silenzi e di sguardi, chiusa e ostile, costantemente sulla difensiva nei confronti di Byoung-woon, interpretato da Ha Jung-woo – attore emergente di grande talento con all’attivo diverse pellicole di successo negli ultimi anni -, faccia da schiaffi con un fascino incredibile sull’universo femminile a cui è impossibile portare rancore per il suo costante buon umore e i suoi modi buffi. Infatti, man mano che la narrazione procede, il rancore della donna nei confronti del suo ex si stempera, i sentimenti sopiti riaffiorano in modo quasi impercettibile tramite un mezzo sorriso o un gesto appena accennato.

mydearenemy_06My dear enemy è una commedia dai toni malinconici incentrata su due personaggi dai caratteri antitetici, con un finale sospeso che lascia piena libertà allo spettatore senza sentire il bisogno di traghettarlo verso uno scontato epilogo a lieto fine, fin troppo abusato nei film hollywoodiani di questo genere.

Una storia esile, quasi assente, ma di grande atmosfera grazie all’ottima caratterizzazione dei due protagonisti magnificamente interpretati da Jeon Do-yeon e Ha Jung-woo, realizzata con grande virtuosismo e perizia tecnica da un regista che si è formato negli Stati Uniti e ha fatto propria la lezione del cinema americano filtrandola però attraverso una sensibilità ed uno stile squisitamente orientali.

Boris Schumacher

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