65° Festival di Cannes: “On the road” di Walter Salles

 

Anno: 2012

Durata: 137’

Genere: Avventura/Drammatico

Nazionalità: Francia/Brasile

Distribuzione: Medusa Film

Regia: Walter Salles

 

Tra attese trepidanti e cuori infranti arriva a Cannes l’adattamento del libro cult della Beat Generation, On The Road, diretto da Walter Salles, sceneggiato da Jose Rivera e con Francis FordCoppola come produttore esecutivo.

Prima di intraprendere questo rischioso progetto di transcodifica, la coppia Salles-Rivera si era già cimentata nella trasposizione dei diari di viaggio di Ernesto ‘Che’ Guevara (Latinoamericana) e del suo compagno Alberto Granado (Un gitano sedentario) realizzando I Diari della Motocicletta, una riflessione scevra di giudizi su un percorso intellettuale, umano, politico. Ma se nel 2004 il Festival di Cannes aveva presentato in concorso un road movie girato per le strade dell’America Latina concepito intorno all’uomo, e non al mito, e intenzionato a comprendere i motivi che consegnarono il medico alla rivoluzione, la 65esima edizione della kermesse ha accolto una pallida e non necessaria rappresentazione dell’avventura di Kerouac e del potenziale rivoluzionario del libro.

Jack Kerouac ha concentrato in On The Road i viaggi dell’estate del ’47, del ’49 e del ’50 alla ricerca di un mondo libero dalle convenzioni a ritmo di jazz e sotto l’effetto di droghe, affermandosi come padre della Beat Generation. Sal Paradise (Sam Riley, Control) è l’alter ego letterario di Kerouac, un aspirante scrittore newyorchese che dopo la morte del padre si mette in viaggio alla conquista della libertà insieme allo spregiudicato Dean Moriarty (Garrett Hedlund, Tron: Legacy) – aka Neal Cassady – e alla sua sua giovanissima e disinibita moglie Marylou (Kristen Stewart, la ‘Bella’ di Twilight, Into the Wild) – Luanne Henderson nella realtà. Durante la lunga avventura attraverso gli Stati Uniti il trio non si nega nessuna esperienza che possa aggiungere nuove percezioni di sé, degli altri e del mondo.

On The Road-libro è il vademecum di una generazione che credeva di poter espandere l’orizzonte cognitivo con l’uso di droghe, di abbattere le ipocrisie borghesi vivendo il sesso spontaneamente, di poter trovare il senso di libertà in una vita sulla strada. On The Road-film è la scarnificazione di una ribellione ridotta a un corpo senza anima, a un segno senza significato. Il viaggio alla ricerca di sé e del proprio posto nel mondo si risolve in una stancante e fine a se stessa esplorazione del sesso, mentre dell’America battuta dall’autore si respira ben poco. Nel tradimento del libro cult si perde ogni traccia della genesi creativa, e la connotazione poetica di uno stendardo culturale si eclissa nella ridondanza dell’intreccio di nudi. Sullo sfondo sbiadito della storia compaiono anche i poco approfonditi Carlo Marx/Allen Ginsberg (Tom Sturridge, The Boat that Rocked), Old Bull Lee/William S. Burroughs (Viggo Mortensen, Lord of the Rings, The Road), un veloce Steve Buscemi e la borghese seconda moglie di Dean Camille/Carolyn Cassady (Kirsten Dunst, The Virgin Suicides, Marie Antoniette, Melancholia), intensa e drammatica sebbene poco coinvolta.

Francis Ford Coppola acquistò i diritti del film nel lontano 1979 senza riuscire a dare alla luce l’epica riproposizione cinematografica prima dell’arrivo di Salles a bordo dell’American Zoetrope avvenuto 8 anni fa. Il regista brasiliano, rendendosi conto di avere davanti un progetto di non facile portata, ha preferito ritardare le riprese ed effettuare un primo studio sulle location battute da Kerouac finito, poi, in un documentario. La difficoltà di entrare nella letteratura e di farne esplodere il messaggio scottante al cinema è un limite percepibile nel film e rimarcato dalla banalizzazione esperienziale del viaggio fisico e intimo intrapreso per rompere gli schemi. Viene in mente L’urlo di Epstein e Friedman con James Franco nei panni di Allen Ginsberg coinvolto nel processo sulla moralità del poema-manifesto della cultura Beat recitato nel 1955 alla Six Gallery di San Francisco. A differenza de L’urlo, dove i tumulti creativi dell’autore vibrano sullo schermo e danno sostanza a un’atmosfera di fermento e cambiamento, On The Road appiattisce la scoperta e resta prigioniero del mito.

Francesca Vantaggiato

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