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2. Rendez vous: “Le Paradis des bêtes” di Estelle Larrivaz

La splendida Accademia di Francia a Roma ha fatto da cornice alla sezione cineasti del presente del “Rendez Vous”, Festival dedicato al nuovo cinema francese. La pellicola che è stata proiettata ieri nella sala dedicata al cineasta francese Michel Piccoli è “Le Paradis des bêtes”, opera prima di Estelle Larrivaz

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Anno: 2012

Distribuzione Francia: Shellac

Durata: 103’

Genere: Drammatico

Nazionalità: Francia

Regia: Estelle Larrivaz

La splendida Accademia di Francia a Roma (Villa Medici) ha fatto da cornice alla sezione cineasti del presente del Rendez Vous, Festival dedicato al nuovo cinema francese. La pellicola che è stata proiettata ieri nella sala dedicata al cineasta francese Michel Piccoli è Le Paradis des bêtes, opera prima di Estelle Larrivaz, attrice, presente in sala. Il film, che non ha ancora trovato una distribuzione italiana, tratta il tema purtroppo sempre molto attuale della violenza domestica visto dal punto di vista dei bambini. Dominique (l’italiano Stefano Cassetti), padre violento e trasgressivo, gestisce con sua sorella un grande negozio di animali, appunto il Paradiso degli animali che dà il titolo al film. Dopo l’ennesimo atto di violenza nei confronti della sua compagna Cathy, fugge con i loro figli Clarissa e Ferdinand in un grande albergo di un’elegante località sciistica, costruendo un mondo ovattato e illusorio, cercando di riconquistare il rapporto con loro.

La Larrivaz crea un meccanismo claustrofobico e straniante dove i rapporti umani si sfilacciano, facendo posto ad un’incomunicabilità che può portare solo a una violenza ceca. Emblematico di ciò è l’inquadratura del pestaggio, dove Dominique riduce Cathy in fin di vita  di fronte ad un paesaggio alpino asettico, esteticamente raccontato con un bellissimo campo lungo. La geografia dell’ambiente si fonde così con una geografia dei sentimenti aiutata da una fotografia “espressionista” (grazie a filtri rosso/arancione in alcune scene) e a una colonna sonora sensoriale, che dà forza all’ingranaggio narrativo. Colpisce come venga fuori prepotentemente in questo film il bisogno che i figli hanno di amare i propri genitori a prescindere dai loro comportamenti, in una forma di autocondizionamento positivo.

Al termine della visione, la regista ha risposto alle domande del pubblico in sala, ed io non mi sono lasciato scappare l’occasione di farle alcune domande. Le ho chiesto della motivazione per cui è passata dall’altra parte della macchina da presa e del suo rapporto con gli attori, in particolare di che cosa lei cerca ed esige dai suoi attori. Larrivaz ha risposto che si era stancata di far parte delle storie degli altri e di sentire il bisogno di raccontarne una sua personale. Per quanto riguarda il suo rapporto con gli attori spiega: “Ho un enorme rispetto per gli attori, ed è stato molto emozionante dirigerli, alcuni di loro non hanno ricevuto alcun compenso, ma hanno partecipato al progetto per passione, infatti molte scene hanno avuto bisogno di un unico ciak. Gli attori che ho scelto vengono da generi differenti, Muriel Robin (Stéphane)per esempio è un un’umorista”.

Infine la regista sottolinea che con quest’opera non vuol dare nessun giudizio morale, ma solo mettere in evidenza una realtà trasversale rispetto a tutte le categorie sociali, che in Francia media e tv tendono a nascondere.

Vittorio Zenardi

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