Pochi Maledetti e Subito

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Quella che rappresenta è, di sicuro, una Firenze dei bassifondi, oscura e sconosciuta ai molti. Il film, in 6 episodi, incrociati tra loro solo in qualche piccolo dettaglio, è tratto dai racconti di Matteo Cecchi.

Con crudezza di immagini e dialoghi, le 6 storie raccontano in maniera soggettiva, spesso con voce fuoricampo, vite allo sbando: giovani figli di operai che preferiscono i soldi facili delle marchette, piuttosto che il lavoro in fabbrica; tossici devoti all’eroina; stupratori sadici e brutali; assassini folli e amicizie abbandonate alla morte solitaria.

Il film, progetto coraggioso ed interessante, risulta però complesso alla visione, soprattutto per il fiume costante d’alterchi e parolacce.

Il messaggio, seppur chiaro e ben decodificato da stereotipi idealizzati di criminali, è reso crudo e profondamente realistico, ma diventa, nell’eccesso della sua estremizzazione, ridondante, smisurato e grottesco. Lo stile, variabile e asciutto, è ben calibrato in relazione ad ogni storia rappresentata.

In quest’ottica, “Tale Figlio” è, a mio avviso, l’episodio più bello, nella sua semplicità e assenza di sovrabbondanza, scevro di dialoghi coloriti, ma narrato, con essenzialità di luogo e tempo, da un figlio addolorato, accecato dal rancore contro un padre padrone.

Merito quindi ad un cinema di ricerca, fatto d’azzardo stilistico e profonda analisi umana; anche se, spesso, le immagini, soprattutto se forti e ben realizzate, non hanno necessità di violenza verbale eccessiva.

Laura Novak

Scritto da il set 16 2009. Registrato sotto INDIPENDENTI ITALIANI. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

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