Passannante

passannante-fabio-troiano-foto-dal-film-1-610x343

Il 17 novembre del 1878, durante un corteo per le strade di Napoli, Giovanni Passannante, al grido di “Viva Orsini, Viva la Repubblica!” aggredisce il Re Umberto I di Savoia, provocandogli una lieve ferita ad un braccio. L’anarchico repubblicano viene arrestato subito dopo, processato e condannato a morte. La sua famiglia, madre, sorelle e fratelli, per il solo fatto di essergli consanguinei, vengono internati nel manicomio criminale di Aversa fino alla morte. Salvia di Lucania, suo paese di origine, viene ribattezzato, a sfregio, Savoia di Lucania, nome che conserva tutt’oggi.

Il Re decide poi di commutare la pena del condannato in carcere a vita. Un ergastolo che Passannante sconta, in completo isolamento e in condizioni disumane, a Portoferraio, Isola d’Elba, dentro una cella posta sotto il livello del mare, alta venti centimetri meno di lui e senza latrina. A impedirgli qualsiasi tipo di movimento, oltre la mancanza di spazio, anche un carico di diciotto chili di catene. Ridotto ormai alla follia, scheletrico e malato, Passannante viene infine trasferito presso il manicomio di Montelupo Fiorentino, dove muore nel 1910. Il suo corpo viene decapitato e il cranio e il cervello vengono esposti al Museo Criminologico di Roma.

Da qui ha inizio un’altra storia, vera anch’essa, quella di un teatrante (Ulderico Pesce), di un musicista (Andrea Satta) e di un giornalista (Alessandro De Feo, la cui figura è interpretata nel film da Alberto Gimignani) che alla fine degli anni ’90 decidono di unire i loro sforzi per riabilitare la figura di Giovanni Passannante e dare giusta sepoltura ai suoi resti. Una battaglia lunga e appassionata che si conclude il 10 maggio 2007, quando Passannante trova finalmente riposo nel cimitero comunale del suo paese natio.

Un soggetto sicuramente molto interessante, sia da un punto di vista storico che da un punto di vista umano, quello di Passannante, prima opera cinematografica di Sergio Colabona, già regista di numerosi format televisivi.

Il film è costruito come una sorta di docu-fiction che alterna costantemente tre diversi piani di narrazione: le vicende vissute da Giovanni Passannante (interpretato da Fabio Troiano) alla fine del 1800; lo spettacolo teatrale “L’innaffiatore del cervello di Passannante” scritto e interpretato da Ulderico Pesce;  la battaglia burocratica per la sepoltura dei resti dell’anarchico repubblicano.

Le scene più convincenti sono senz’altro quelle che riguardano lo spettacolo teatrale di Ulderico Pesce, che attraverso parole e recitazione riesce a restituire efficacemente lo spessore del dramma di Giovanni Passannante e il suo significato.

Per il resto la realizzazione risulta piuttosto goffa.

Ginevra Natale

QUANTE STELLE DAI A QUESTO ARTICOLO?

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle

Condividi

Commenta:

Design by Danile Imperiali