Cortoons, ottava edizione. “Sintel” e “Tales from the Far Side 2”

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Sintel della Blender Foundation

Apre la terza giornata del Cortoons Sintel (2010), cortometraggio della Blender Foundation. Film in digitale realizzato con un software libero (Blender, appunto), Sintel ha molti pregi e qualche limite tecnico ma, tuttavia, l’esperimento fa ben sperare per l’animazione indipendente.

Sintel è la storia d’amicizia tra una ragazzina sola e il suo inseparabile draghetto, salvato e curato quando era ancora un cucciolo. Tuttavia, il giorno in cui l’esserino impara a muovere le ali, viene catturato da un drago gigante e, apparentemente, malvagio. La ragazza, decisa a riprendersi il suo amico, parte per un viaggio sconfinato attraverso tempeste d’acqua e sabbia, animali feroci e gelidi inverni. Finché non raggiunge una grotta, armata di un bastone magico per uccidere il dragone. Nella caverna vivono un piccolo drago e un drago adulto, che la protagonista uccide: ma il colpo di scena è dietro l’angolo. La ragazza non si è accorta dello scorrere del tempo; lei è invecchiata e come lei il suo amico drago è cresciuto ed è diventato genitore. Il plot, quindi, ha un significato per nulla leggero (specie se lo paragoniamo al primo cortometraggio della Blender, Big Buck Bunny, del 2008) e, pur nella sua complessità, è risolto senza alcuna difficoltà e cadute di stile.

Sintel si affida ad un mondo fantasy che nelle fattezze dei personaggi ricorda vagamente i videogiochi giapponesi in stile Final Fantasy. I movimenti non sono sempre fluidi e i colori, specialmente laddove spiccano quelli chiari, come il verde, appaiono a volte troppo algidi, a volte non troppo sfumati: per questo le sequenze migliori sono quelle dai toni più scuri e, specialmente, quella bianca della distesa di neve. In ogni caso, il cortometraggio si affida ad una regia che costruisce perfettamente gli spazi e la narrazione, ad una colonna sonora che sottolinea drammaticamente e senza esagerare sentimenti e situazioni e, soprattutto, a una sceneggiatura senza sbavature e ben congegnata: in un quarto d’ora è raccontata la storia di un arco di tempo lunghissimo, usando intelligentemente l’espediente del flashback. Di sicuro l’esperimento va migliorato, ma nel suo complesso l’opera risulta godibile.

Tales from the Far Side 2 di Gary Larson

Per cinquanta minuti Gary Larson, famoso cartoonist e fumettista statunitense, inquieta e strappa la risata con vari episodi di Tales from the Far Side 2.

Il tratto di Larson, in sé assurdo e perfetto, non può che attirare morbosamente lo spettatore con il suo sguardo cinico sugli uomini. Gli esseri umani sono grassi, stupidi, goffi e hanno sempre la peggio: gli animali sono molto più intelligenti, decisi a catturare l’uomo e ad assaporarne la carne. Le “stranezze” di Larson non si fermano qui: l’autore scava nell’assurdità – un’assurdità mordace e intelligente – fino a narrare dell’impossibile che diventa possibile. Quando la Morte va in vacanza, pronta a prendersi una pausa dalla sua funerea attività quotidiana, porta un guaio dietro l’altro. Dovunque vada non c’è speranza che possa esimersi dal suo lavoro e ogni uomo, ancora una volta, viene colpito dall’inconsapevole passaggio della falce. L’episodio suscita il riso, ma dietro di esso si cela una riflessione che appare piuttosto evidente: l’uomo convive con la morte e non se ne accorge. La sfida, stupidamente, così come la sfida quando pretende di sopraffare gli animali, uscendone sconfitto.

Il cervello dell’uomo è unico, ma ciò non lo estromette dall’idiozia e dalla follia. Lo sguardo degli animali è incredibilmente cosciente, mentre quello degli uomini è spento e inebetito: gli animali sanno come vivere, agli uomini l’esistenza scivola via senza un significato. Ma non manca la riflessione finale, quella dell’immagine che ci mostra lo spazio, dove gli alieni usano il pianeta Terra per giocare al tiro al bersaglio. In fondo, se paragonati all’universo, uomini e animali sono davvero infimi.

Veronica Mondelli

Utlima modifica: 10 Aprile, 2011



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