Into the wild

Viaggio oscuro e profondo nella natura selvaggia per scrostarsi di dosso le ultime squame corrosive di Cristopher e diventare Alexander Supertramp (il super viaggiatore). Tra le luci della purezza ed il buio della paura scivolano le immagini ispirate alla vera storia di Cristopher McCandless (Emile Hirsch), affidate alle pagine del best-seller Nelle terre estreme di Jon Krakauer e portate sul grande schermo da uno Sean Penn lucido ed ispirato come non mai, a sei anni dalla sua ultima regia (La promessa). Cristopher nel 1992, a ventidue anni, dopo aver conseguito la laurea vedeva dischiudersi davanti a sé un futuro brillante fatto di successo, soldi e agiatezze, proprio come quello dei suoi genitori, immagine perfetta della buona famiglia americana. Ma per Cristopher quei genitori erano solo l’esempio di come si possa andare avanti trascinandosi per tanti anni senza amarsi ne rispettarsi, perdendo se stessi giorno dopo giorno.

L’amore che provava per la sorella Corinne non lo distolse dal proposito di allontanarsi da tutto questo, per la paura di rimanere irrimediabilmente soffocato nella mortalità del quieto vivere. Un giorno, allora, raccolse le sue cose in uno zaino, donò in beneficenza tutti i soldi che il padre gli aveva riservato per il college e partì per un lungo viaggio senza ritorno. Il desiderio estremo e straziante della sua libertà parte dapprima come una fuga, per poi lentamente tramutarsi in una ricerca. Muovendosi nelle distese agricole del South Dakota e tra le insidiose rapide del fiume Colorado, matura la convinzione che la bellezza non prescinde dalla libertà e l’indomabile inquietudine che lo pervade trova momenti di ristoro solo nella primitiva comunione con la natura. Gradualmente la civiltà con i suoi comfort e le sue false certezze diviene per lui uno scomodo fardello da cui liberarsi, mentre Cristopher non esiste più e Alexander prende definitivamente il suo posto. Tutte le persone che incontra nel suo viaggio gli lasciano qualcosa, ma nessuna riuscirà a tenerlo legato a sé. La consapevolezza di spingersi verso confini estremi lo cattura sempre di più e nella sua mente l’Alaska diventerà la terra promessa da raggiungere ad ogni costo. Ma giunto in Alaska Alexander, tra le agonie e le sofferenze dei suoi ultimi giorni, capirà, come scriverà poi sul diario ritrovato accanto al suo corpo, che la felicità è tale solo se condivisa.

Ritorno scintillante di Sean Penn alla regia in un film magnifico e commovente dove il viaggio di Cristopher/Alexander costringe ognuno di noi ad interrogarsi su come quello che abbiamo ci impedisce di raggiungere quello che vogliamo. Non c’è epilogo migliore della stessa dichiarazione dell’autore durante la conferenza stampa alla Festa del Cinema di Roma riguardo al film: “È una fuga, ma anche una ricerca della libertà assoluta, dal benessere, dalla banalità del quotidiano, dalle troppe cose che portiamo addosso e intorno. C’è un’Alaska in ciascuno di noi…”

Damiano Biondi

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